giovedì, 02 febbraio, 2023
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JEWELS - coreografia George Balanchine

"Diamonds", coreografia George Balanchine, The George Balanchine Trust. Foto Brescia e Amisano, Teatro alla Scala "Diamonds", coreografia George Balanchine, The George Balanchine Trust. Foto Brescia e Amisano, Teatro alla Scala

Balletto in tre atti
Coreografia di George Balanchine.

"Emeralds" – Coreografia ripresa da Ben Huys. Musica di Gabriel Fauré.

"Rubies" – Coreografia ripresa da Patricia Neary. Musica di Igor' Stravinskij.

"Diamonds" – Coreografia ripresa da Ben Huys. Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

Scene: Peter Harvey. Costumi: Karinska.
Con: Martina Arduino, Nicola Del Freo, Alice Mariani, Marco Agostino, Alessandra Vassallo, Agnese Di Clemente,
Mattia Semperboni, Maria Celeste Losa, Virna Toppi, Claudio Coviello, Nicoletta Manni, Timofej Andrijashenko
e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto da Manuel Legris.
Produzione Teatro alla Scala.
Orchestra del Teatro alla Scala. Direttore: Paul Connelly

MILANO, Teatro alla Scala, dall’11 al 24 marzo 2022

www.Sipario.it, 21 marzo 2022

Pluralità e polivocità nei gioielli balanchiniani

Un omaggio testamentario è la pièce in tre atti firmata da George Balanchine nel 1967 per il New York City Ballet e andata in scena alla Scala per la prima volta in forma integrale nel 2011. Jewels è, infatti, un ossequio ai trascorsi artistici del coreografo pietroburghese e, in particolare, ai linguaggi e agli stili coreografici conosciuti, studiati e investigati, sotto molteplici rispetti, da colui che fu soprannominato Mister B. Un riconoscimento ai suoi incontri con la storia della danza proposto mediante tre segmenti distinti dedicati ai gioielli e, nello specifico, agli smeraldi, ai rubini e ai diamanti. Vale la pena ricordare, infatti, che l’idea di creare un lavoro coreografico ricorrendo a costumi con preziosi balenò nella mente del coreografo allorquando egli, nell’inverno del 1966-67, si soffermò ad ammirare le vetrine della gioielleria Van Cleef and Arpels nella Fifth Avenue di New York. Un’occasione, questa, che si sposò, dunque, con la lodevole idea di onorare il suo vissuto nel segno della danza.
La Francia e Parigi - città in cui venne scritturato da Sergej Djagilev per i suoi Ballet Russes - trova spazio nella sezione d’apertura del balletto tutta in verde come il colore precipuo degli smeraldi. Un divertissement cesellato su musiche tratte da Pélleas et Mélisande e da Shylock di Gabrile Fauré ospita sulla scena, per l’appunto, il ricordo di quella Francia “dell’eleganza, del comfort, dei bei vestiti e dei profumi”. Sono questi, infatti, i tratti distintivi di tale brano dei gioielli balanchiniani tornati alla Scala con le due coppie formate da Martina Arduino e Nicola Del Freo, Alice Mariani e Marco Agostino e i tre solisti Alessandra Vassallo, Agnese Di Clemente e Mattia Semperboni. Raffinatezza ed eleganza rendono peculiare il primo pas de deux, parimenti valida la delicatissima articolazione del pas de trois che segue le due previste variazioni femminili e fine il passo a due della seconda coppia, il curato pas de sept conclusivo chiude la sofisticata coreografia qui ripresa da Ben Huys.
Maria Celeste Losa, Virna Toppi e Claudio Coviello alla première si misuravano con le scarlatte pietre preziose donando quella gaia vigoria assegnata da Balanchine al segmento coreografico ispirato alla musica di Igor’ Stravinskij. Sulle rapsodiche note del Capriccio per piano e orchestra del 1929 i tre ballerini principali e il corpo di ballo coinvolto superano la prova modulando, vieppiù, l’euforico dinamismo che caratterizza la struttura cardinale di questa seconda sezione del lavoro con quella velata voluttuosità che rende peculiare l’omaggio ai rubini. Da segnalare che Patricia Neary - danzatrice che insieme a Patricia McBride e Edward Villella diede vita per la prima volta ai rubini balanchiniani nel 1967 - è stata richiamata alla Scala anche in occasione di questa ripresa come accaduto nel 2004, 2011 e 2014.
Sono gli ultimi quattro movimenti della Terza Sinfonia di Pëtr Il’Ič Čajkovskij a comporre il tessuto musicale dell’ultima sezione di Jewels e a quel tributo che Mister B. rivolge alla sua terra natale, al corpo di ballo femminile, ai ballets blancs e alla tradizione del balletto classico qui rifratto dalla sua peculiare lente creativa. Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko sono i due primi ballerini affidatari del terzo movimento della citata sinfonia čajkovskiana: per loro è il momento privilegiato per tornare a sfoderare la proverbiale disinvoltura con il niveo lirismo qui rimodulato con coerenza e rifuggendo il rischio di un’eccedenza non contemplabile.
La sfavillante produzione di George Balanchine, tornata al Piermarini dopo otto anni, è ancora una volta l’occasione per ammirare la troupe scaligera e la sua eterogenea apertura a rispolverare alcune venature, sfaccettature e ombreggiature che la storia della danza offre e qui sunteggiate nella pièce delle pietre preziose che, a suo modo, è l’emblema di un testamento artistico vissuto nell’ineludibile ricchezza della pluralità e polivocità.

Vito Lentini

Ultima modifica il Lunedì, 11 Aprile 2022 01:09

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