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ROMEO E GIULIETTA - coreografia Kenneth MacMillan

Romeo e Giulietta Romeo e Giulietta Coreografia Kenneth MacMillan

coreografia: Kenneth MacMillan
ripresa da Julie Lincoln
musica: Sergej Prokof'ev, direttore: Paul Connelly
scene: Ezio Frigerio, costumi: Franca Squarciapino
con Roberto Bolle / Massimo Murru / Mick Zeni / Gabriele Corrado, Alina Cojocaru / Julie Kent / Emanuela Montanari / Deborah Gismondi / Marta Romagna
Orchestra e Corpo di Ballo del Teatro alla Scala
Milano, Teatro alla Scala, dal 8 febbraio al 21 marzo 2008

Corriere della Sera, 22 febbraio 2008
La Stampa, 14 febbraio 2008
Avvenire, 10 febbraio 2008
Brava Julie Kent-Giulietta, polverosa la coreografia

Nella ripresa del balletto «Romeo e Giulietta» alla Scala, mercoledì, c' era un nuovo motivo di interesse, la presenza, accanto a Roberto Bolle, di Julie Kent, stella dell' American Ballet Theatre. La ballerina ospite è piaciuta, ha avuto un vero successo, per il suo stile essenziale ed elegante, la velocità dei passi e l' intensità dell' interpretazione: è una Giulietta consapevole e tragica, e sa essere - come nella scena dell' amore e dell' addio, il secondo grande passo a due dello spettacolo - credibilmente appassionata. Poco rilevante, invece, la parte della giovanetta che non sa quale sarà il suo destino prima di innamorarsi di Romeo; ma la colpa sta nella coreografia di Kenneth MacMillan, che nulla concede agli slanci ingenui dell' innocenza. Julie Kent all' inizio è anonima, alla fine vera attrice. Bolle si conferma danzatore impostato, il suo Romeo è potente, persino ardente. Sulla tomba di Giulietta è straziato, ma la povera ragazza creduta morta è un po' troppo maltrattata... Fermo restando il giudizio su questa versione del capolavoro di Prokofiev, polverosa e nei primi due atti senza spirito, dobbiamo riconoscere che, a partire dalla morte di Mercuzio per mano di Tebaldo e dell' uccisione di quest' ultimo da parte di Romeo, c' è un crescendo di emozioni. Il pubblico che segue senza entusiasmi le prime due parti del balletto può liberare il suo cuore con applausi lunghissimi per i protagonisti e il Corpo di ballo. Orchestra diretta da Connelly, scenografia lussuosa di Frigerio, con una Verona gotica, esotica, mediterranea.

Mario Pasi

Scala, balla Bolle ma la rivelazione è l'eterea Cojocaru

In questa stagione di danza alla Scala, così avara di novità, si va a vedere Romeo e Giulietta per ammirare la rinomata bravura di Alina Cojocaru, ballerina rumena, educata a Kiev (dove han studiato Zacharova, Matvienko, Sarafanov) e oggi stella del Royal Ballet, che in Italia si era esibita appena in un paio di passi a due. Abitualmente in coppia a Londra con Johann Kobborg o con il nostro Federico Bonelli, Alina era in scena a Milano con Roberto Bolle nella conosciutissima versione di Kenneth MacMillan, approdata alla Scala 12 anni fa insieme ad Alessandra Ferri.

É piccolina, delicata, eterea, indifesa, tenera, dolente. Dunque la sua Giulietta è molto speciale. Ancora una bambina che gioca con la bambola quando la vediamo nella prima scena con la nutrice. Incontrare al ballo Romeo-Roberto Bolle, giovane e bello, e innamorarsene è una cosa sola. Ma è nei due passi a due del balcone e della camera da letto che Alina dispiega il suo talento di ballerina tutta slanci e abbandoni eppure sempre vigile, come se lo stile Royal Ballet le imponesse di non esagerare. Accanto a lei super-Bolle è super-bello e super-bravo come sempre. Però, va bene che l'amore è cieco, ma quando lei sale sulle punte arriva con il capino delicato giusto al mento di lui. Coppia un po' scoppiata. Anche se il pubblico dimostra di non badarci e decreta ai due un trionfo con uragano d'applausi. Complice un corpo di ballo e un manipolo di solisti in gran forma. Nonostante le lugubri scene in oro e nero di Frigerio, i pesanti costumi di Squarciapino e una coreografia che nel tempo mostra ormai troppe rughe.

Sergio Trombetta

Bolle salva «Romeo e Giulietta»

Torna sulla scena della Scala l'eterna vicenda degli amati veronesi. Torna Romeo e Giulietta. Torna, raccontataci con la malia della danza. E torna su quella musica di Prokofiev che nei suoi giusti settant'anni di vita (nacque la partitura nel 1938) nulla ha perso del suo valore e della sua fragranza. Musica struggente e tumultuosa, beffarda e incantevole, senza altra realtà che il ritmo delle immagini, rispondente a quello della teatralità musicale. Come è dato accorgersi anche nella versione che in questa occasione viene privilegiata. Quella dell'inglese Kenneth Mac Millan. Non mancante certo di fascino, di forza, ma forse fra le tante una delle meno ispirate . Una versione che, a vero dire, ha un po' fat- to il suo tempo. Calata dentro un monumentale impianto scenografico che tende a un cupo recupero del Rinascimento spogliato di gioia e di plasticità e che evidentemente vuole sottolineare l'atmosfera tragica.
Una scenografia sontuosa, che porta la firma di Frigerio e Squarciapino, in accordo con l'operare del coreografo. Il quale, rispettoso, prende dalla fonte shakespeariana soprattutto il pretesto della love story adolescenziale e se ne serve per un edificio certo superbo, e rigoroso, ma che non lascia molto spazio alla passione amorosa, e di conseguenza alla fantasia. L'azione, non priva di parti mimiche, nei suoi lunghi tre atti a procedere per numeri chiusi: dove ben concatenati è un susseguirsi di pas de trois, pas de deux, assoli e scene di gruppo (danze pompose e duelli e anche banalità da cancellare) legati fra loro quasi a voler dimostrare la validità del linguaggio classico e delle regole che lo condizionano anche per esprimere sentimenti e affanni.
Una contenutezza che tuttavia soprattutto i due protagonisti cercano di sgelare e superare. E alla prima sono due star d'eccezione: Roberto Bolle e la romena Alina Cojacaru (mirabili nella scena del balcone). Minuscola, leggera, stile eccellente, lei una Giulietta incantevole che aderisce in maniera perfetta al personaggio. Le dà l'emotività, le dà la freschezza , mai cedendo al patetismo. Vola , tiene magnificamente la scena, ha i segni vibratili di un affanno, di un'inquietudine, di una disperazione. Aitante, appassionato, elegante, Bolle un partner superbo, bravissimo nella tecnica, gentile nell'espressione. Non escono invece dalla routine i solisti e il corpo di ballo riesce solo a fare il suo dovere. Regge bene l'orchestra, con vigore, con momenti ispirati, Paul Conelly. Per i due protagonisti ovazioni finali.

Domenico Rigotti

 

Ultima modifica il Martedì, 16 Luglio 2013 10:21
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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