lunedì, 14 ottobre, 2019
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SINCE SHE - di Dimitris Papaioannou

"Since She", di Dimitris Papaioannou. Foto Julian Mommert "Since She", di Dimitris Papaioannou. Foto Julian Mommert

di Dimitris Papaioannou
Performers: 
Ruth Amarante, Michael Carter, Silvia Farias Heredia, Ditta Miranda Jasjfi, Scott Jennings, Milan Kampfer, Blanca Noguerol Ramírez, Breanna O'Mara, Franko Schmidt, Azusa Seyama, Ekaterina Shushakova, Julie Anne Stanzak, Oleg Stepanov, Julian Stierle, Michael Strecker, Tsai-Wei Tien, Ophelia Young
Scenografia: Tina Tzoka
Costumi: Thanos Papastergiou
Light Design: Fernando Jacon, Stephanos Droussiotis
Sound Design: Thanasis Deligiannis
Arrangiamento musicale: Thanasis Deligiannis, Stephanos Droussiotis
Consulenti artistici: Tina Papanikolaou, Stephanos Droussiotis
Direttore delle prove: Barbara Kaufmann
Scultore: Nectarios Dionysatos
assistente costumista: Rike Zöllner
Artistic Photography: Julian Mommert
Musica: Christos Constantinou, Richard Wagner, Charles Ives, Johann Sebastian Bach, Aram Khachaturian, Gustav Mahler, Giya Kancheli, Marika Papagkika, Wayne King, Leo Rapitis, Manos Achalinotopoulos, Sergei Prokofiev, Giuseppe Verdi, Tom Waits
Prodotto da Tanztheater Wuppertal Pina Bausch (Germany)
Armonie d'Arte Festival, Teatro Politeama di Catanzaro 15 settembre 2019
Photographs by Julian Mommert

www.Sipario.it, 16 settembre 2019

Musica, teatro, danza, arti visive. Tutto alimentato reciprocamente in relazione con lo spazio scenico.

Danza classica e contemporanea si incontrano con composizioni del folklore instaurando un legame tra i danzatori e il pubblico. I rapporti umani sono alla base della continua ricerca e del continuo osservare della drammaturgia di Pina Bausch, e Dimitris Papaioannou porta in scena, con coraggio e con intelligenza, Since She come eredità della grande artista scomparsa poco più di dieci anni fa, componendo quadri scenici piccoli, vorticosi e vorticanti intervallati solo da sussultanti rumori. Partiture fisiche, versi vocali, campanacci, a tratti Wagner e Bach in collegamenti evocativi e metaforici, che mettono in relazione l'uomo e la donna, il sacro e il profano, la continua ricerca d'equilibrio dell'umanità tra amore, rabbia, sesso, distruzione in un paesaggio materiale dove gli unici elementi naturali sono l'albero, l'acqua, la mela, i corpi nudi a volte suggellati da candide sottovesti e morbide illusioni ottiche come gli eleganti e lunghi abiti femminili.
Movimenti tracciati dagli elementi in scena, mentre le sedie (come quelle del Cafè Muller) suggellano un legame con i danzattori che solcano le sedute come un ponte circolare in costruzione aprendo lo sguardo e invitando a guardare con occhi nuovi le figure -a volte grottesche- che anche a volte invalide camminano su lunghi tubi e spezzano l'eleganza e l'estrema ricchezza delle altre forme umane. Sono questi stessi elementi che sul finire cercano un equilibrio (forse quello dell'umanità?) e crollano, facendo abbandonare le figure umane in un ultimo scatto ormai macchiato d'argento come un cielo stellato.

L'omaggio/eredità di Papaioannou al Tanztheater di Pina Bausch è sottile ma potentissimo in una messa in scena che ricorda come l'artista con le sue innovazioni abbia influito sulla sensibilità estetica di fine Millennio: e l'arte del regista sta tutta in un apparato scenografico che sfida le leggi di gravità per far confluire un insieme monstre di ispirazioni, suggestioni e visioni che ricordano, cosa oggi necessaria nelle arti performative, quanto sia fondamentale e definitivo l'elemento umano.

Valentina Arichetta

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Settembre 2019 08:37

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