giovedì, 19 maggio, 2022
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SOLUS AMOR - Recirquel Cirque Danse - coreografia Bence Vàgi

"Solus Amor", coreografia Bence Vàgi. Foto Tamàs Réthey-Prikkel "Solus Amor", coreografia Bence Vàgi. Foto Tamàs Réthey-Prikkel

diretto e coreografato da Bence Vàgi
con Gergeli Bagdi, Làszlò Farkas, Adàm Fehér, Zita Horvath, Renàto Illés, Gàspar Téri, Kristòf Vàrnagy, Zsanett Veress, Csilla Wittmann, Gàbor Szìros
coreografie aeree Renàtò Illés
marionette Janni Younge
scenografie Péter Klimò
costumi Emese Kasza prodotti da Klàra Muladi
musiche di Edina Szirtes e Gàbor Terjék
light design Attila Lenzsér, Jòszef Petò
tour organizzato da Mauro Diazzi
Teatro Comunale, Vicenza, 29 e 30 aprile 2022 – Prima nazionale – unica tappa italiana

www.Sipario.it, 1 maggio 2022

Le atmosfere pluviali e ventose di un mondo antico, di una foresta amazzonica in balia di tempeste, e al contempo di un quadro futuristico che contiene passato e presente, sospeso in una propria dimensione dove il sogno dell’amore è protagonista sono al centro di questo grande, affascinante spettacolo della compagnia ungherese Recirquel Cirque Danse, fondata dal coreografo Bence Vàgi nel 2012. Un gruppo affiatato e di grande livello acrobatico che fa delle proprie produzioni un marchio di fabbrica del cirque danse, dove circo contemporaneo e danza classica e moderna si fondono ottenendo risultati strabilianti. Naturalmente tutto grazie a anni di tecnica applicata, esercitata, disciplina come in “Solus amor”, dove ogni anche più piccolo elemento scenico, oltre naturalmente al corpo di ballo, ha occasione di mettersi in luce. Un’ottantina di minuti che svela l’amore in diverse sue forme di passione e sofferenza, ma che di sicuro vince su tutto. Effusioni, scambi passionevoli e lirici, tenerezze rivolte a uomini e animali (in scena anche, più volte, un orso polare a grandezza naturale movimentato dai ballerini). L’amore come espressione di civiltà e vita, unica soluzione al mondo per la continuazione delle specie, che va cercato e una volta trovato, curato all’infinito. Dunque poco importa se si è preda o in egual modo cacciatore di anime, quel che conta è la vera sopravvivenza di questo sentimento che in “Solus amor” trova dall’inizio alla fine degne comprensioni e rappresentazioni, simbolismi e racconti. La tecnica sopraffina della compagnia fa si’ che le eccellenze tecniche di ogni singolo danzatore vadano a raccontare ora dispute e misteri, poi ricerca, costanza, passione messa al cospetto dell’altro e questo passa attraverso immagini (quadri) preparati con sapienza, fantasia, ricchezza di intenti e certezze, con grande impegno, da parte del coreografo Vàgi, che dirige lo spettacolo, e dei suoi collaboratori. Ecco allora assistere a donne guerriere impegnate in confronti coi loro simili, soliloqui sentimentali e danze rituali, sempre sullo sfondo di una scenografia davvero indovinata che di volta in volta fa respirare odori e umori cangianti, dove spesso il vento ha una parte da prim’attore. Tutto accompagnato da luci soffuse e di bell’effetto, che illuminano esercizi illuminati che passanti nelle storie diventano amor di mamma orsa e figlioletto, agitarsi per, appunto, l’amore disperando, camminate sul filo da parte di suadenti funambole, e marcia funebre, in contrapposizione a eros e passion. Praticamente c’è tutto il ventaglio passionevole dell’amore degli uomini che muove tutto, coordina, inveisce, che se solo venisse (nella vita reale) applicato da tutti nei confronti dei propri simili, saremmo il più bell’esempio da seguire anche per eventuali altre forme di vita. I riferimenti ancestrali sono tanti, come l’amore perduto e ritrovato, e i momenti di danza, i volteggi sono davvero sublimi, che il numerosissimo pubblico accorso al teatro Comunale, in sala Grande, a Vicenza, tributa con calorosi applausi e numerose chiamate, una vera festa. Uno dei quadri si commiata con un Cristo crocifisso, amore sperduto e non capito, ma dispensato all’umanità, amor divino, ennesima forma d’amore. Liane e pertiche, altalene, diventano parte di un mondo, quello sano, che si dirige verso l’amore, il solus amor appunto, l’amore solo. Che rimane avviluppato nei corpi appesi nella coreografia a grappolo finale, inseguendo l’assoluto sentimento. Volteggiare è già volare.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Domenica, 01 Maggio 2022 10:19

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