venerdì, 12 agosto, 2022
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WHITE ROOM - coreografia Adriano Bolognino

Compagnia Opus Ballet in "White Room”, coreografia Adriano Bolognino Compagnia Opus Ballet in "White Room”, coreografia Adriano Bolognino

COB Compagnia Opus Ballet
coreografia Adriano Bolognino
light designer Laura de Bernardis
costumi Santi Ricciari
Produzione COB Compagnia Opus Ballet con il sostegno di Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni e di Fondazione CR Firenze
Prima assoluta a Cango, Firenze, il 31 marzo 2022

www.Sipario.it, 18 maggio 2022

Ha tratti di modernità e intimismo il segno coreografico di Adriano Bolognino, autore napoletano, classe 1995, già premiato in numerosi contesti italiani e internazionali. Lucido e guardingo, il suo sguardo si posa delicatamente sul mondo, in equilibrio tra la frenesia del tempo e la quiete del pensiero, come in attesa del momento più esatto per il respiro e l'azione. Nella nuova creazione White Room, produzione COB - Compagnia Opus Ballet (fresca di debutto a Firenze, a Cango Cantieri Goldonetta, e poi a Padova, per il Festival Prospettiva Danza Teatro), Bolognino si è confrontato con un ensemble di otto interpreti, amplificando lo spirito di un'umanità al bivio tra resistenza e rassegnazione, solitudine e socialità, irrequietezza e moderazione.
L'ispirazione all'opera Il ritorno dal bosco di Giovanni Segantini si traduce, nella stanza bianca di Bolognino, in un innevato inverno dell'animo in cui i sentimenti implodono e la natura sembra voler chiudere il proprio cerchio: di spalle al pubblico, lungo una diagonale che mira ad orizzonti di quiete e ristoro, gli interpreti risorgono lentamente dai propri affanni resistendo al tormento sottile e alla perentorietà del tempo. Si curvano con dolcezza schivando appena le frecce invisibili della vita, per poi riceverle in pieno petto come giovani eroi di una storia sconosciuta. Sincronizzando il passo, come un metronomo che segna il ritmo del mondo, il gruppo ondeggia ed espone il proprio volto, svelando, tra le luci più chiare, le innumerevoli sfumature del bianco.
Su nostalgiche note (da Max Richter a Joep Beving), il gruppo si disperde nel buio, mentre si alternano passaggi solitari di poetica intensità: sincronie dal ritmo incalzante si ricongiungono in armonici accordi, con linee di corpi che sembrano d'improvviso spezzarsi per poi di nuovo curvarsi morbidamente. Braccia tese e respiri sonori dettano le esatte direzioni dei movimenti del gruppo, che traccia le proprie orme su un paesaggio ostinato. In un luogo sospeso nel bianco e circondato dal buio, Bolognino immagina un'umanità indefessa che risponde alle inquietudini del proprio destino: i pugni della vita, che fanno d'istinto curvare il corpo, lasciano il posto alla carezza di una nuova stagione, nell'addio di un inverno che lentamente scompare.
Belli i momenti di gruppo, in cui gli interpreti diligentemente alternano movimenti rapidi e fluidi, tra linee appuntite e di nuovo sinuose, trovando sempre, in ogni lato del palcoscenico, una perfetta coordinazione e moto d'insieme (in musica e silenzio). Il busto che si piega all'indietro, gli ampi grand plié e veloci arabesque tratteggiano una danza nello stesso tempo morbida e tesa, che cerca e ritrova la propria misura tra l'emotività e il pensiero, l'istinto e la ragione. Più interessanti ancora, verso il finale, l'assolo di Sofia Galvan e il successivo passo a due con Rosaria Di Maro (stretta collaboratrice e assistente di Adriano Bolognino), danzatrici che perfettamente interpretano un movimento fatto di piccoli gesti, sfioramenti sottili e ampi respiri, frammenti di una danza energica e lirica insieme.
Nello stile di Bolognino troviamo alcuni richiami (forse inconsci) a nomi noti del panorama contemporaneo (da Marco Goecke a Diego Tortelli), ma ugualmente crediamo che il coreografo sia sulla buona strada per una personale maturazione artistica, che se dal lato drammaturgico ed estetico pare già centrata, può ancor di più emergere per originalità stilistica, vista anche la sensibilità e il perfezionismo compositivo. White Room ne conferma il segno elegante, venato anche di una poetica, emozionante, malinconia. E certamente ne onorano la creatività gli otto interpreti in scena, che ben si distinguono, tra i bianchi costumi realizzati da Santi Rinciari, per presenza ed espressività: danzatrici e danzatori dall'intenso sguardo, immagine di una giovinezza forte e in trasformazione; alle già citate Sofia Galvan e Rosaria Di Maro, si aggiungono la magnetica Stefania Menestrina e gli abili Emiliano Candiago, Giuliana Bonaffini, Ginevra Gioli, Gaia Mondini, Giulia Orlando, Riccardo Papa. Un nuovo successo per COB Compagnia Opus Ballet diretta da Rosanna Brocanello, che si conferma, per originalità e sperimentazione creativa, uno dei più interessanti giovani ensemble italiani.

Lula Abicca e Giuseppe Distefano

Ultima modifica il Giovedì, 19 Maggio 2022 12:05

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