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CONCERTO DI NATALE 2013 - Teatro alla Scala

Daniel Harding Daniel Harding

Elias op. 70 – oratorio per soli, coro e orchestra
di Felix Mendelssohn-Bartholdy
Direttore Daniel Harding
Maestro del Coro Bruno Casoni
Julia Kleider (soprano), Sarah Connolly (mezzosoprano), Andrew Staples (tenore), Christian Gerhaher (baritono)
Solisti del Coro del Teatro alla Scala
Roberta Salvati, Emilia Bertoncello - soprani soli
Marzia Castellini, Lucia Bini - mezzosoprani soli
Luigi Albani, Andrea Semeraro - tenori soli
Devis Longo, Emilio Guidotti - bassi soli
Solisti del Coro Voci Bianche dell'Accademia Teatro alla Scala Erik Dolci, Beatrice Fassano, Lucilla Amerini, Laura Bevacqua
Teatro alla Scala, Milano, 21 dicembre 2013

www.Sipario.it, 26 dicembre 2013

Fedele all'appuntamento con i suoi aficionados, come tutti gli anni il Teatro alla Scala propone il Concerto di Natale, quest'anno affidato alla bacchetta di Daniel Harding che ha diretto l'Elias, oratorio di Felix Mendelssohn-Bartholdy. Eseguito per la prima volta nel 1846 in Gran Bretagna in occasione del Birmingham Triennal Music Festival sotto la direzione dello stesso Mendelssohn, l'oratorio riscosse allora un grande successo, l'ultimo decretato al compositore che morì l'anno successivo all'età soli trentotto anni.
Uomo di profonda religiosità, Mendelssohn vedeva nella musica un canale per rinsaldare la moralità dei fedeli ed in particolare nell'oratorio lo strumento privilegiato per «purificare e rifondare il gusto del pubblico.» Se musicalmente non perse mai di vista il modello costituito da Bach ed Händel, alla cui divulgazione si dedicò assiduamente non tralasciando di dirigerne gli oratori, nell'Elias, non rimase però insensibile agli influssi ottocenteschi esercitati su questo genere musicale, tali da porlo in concorrenza con il melodramma. Questo spiega, ad esempio, la scomparsa della parte del narratore, un elemento che connota l'oratorio distinguendolo dalla drammaturgia dell'opera lirica e che Mendelssohn decise invece di sopprimere.
Quanto al testo, interamente tratto dall'Antico Testamento, per l'esattezza dal Primo Libro dei Re, 17-19, esso è il frutto di un parto travagliato. Il librettista Carl Klingemann, al quale il compositore si era rivolto in passato, non risultò all'altezza del compito, né meglio seppe fare il pastore e teologo Julius Schubring, autore del libretto di Paulus, il precedente oratorio firmato da Mendelssohn e datato 1836. Sicché altro non rimase al musicista che dedicarsi personalmente anche alla stesura del testo, chiedendo però all'amico teologo un contributo come revisore. Il risultato della tormentata impresa è un oratorio in due parti e quarantadue numeri sulla figura del profeta Elia.
La sapiente direzione di Harding ha certamente valorizzato l'intensità e la bellezza dell'Elias. Il maestro britannico è per altro una presenza assidua sul palcoscenico scaligero: non dimentichiamo che nel 2005 ha addirittura inaugurato la stagione con l'Idomeneo mozartiano, mentre quest'anno ha diretto il Falstaff verdiano. All'entusiastico e meritato scroscio d'applausi tributato dal pubblico scaligero ha contribuito anche l'ottima esecuzione dei solisti e del coro, per non parlare dei giovanissimi solisti del Coro di Voci Bianche dell'Accademia Teatro alla Scala, le cui voci da cherubini hanno conferito una nota veramente natalizia al concerto del 21 dicembre.

Myriam Mantegazza

Ultima modifica il Giovedì, 26 Dicembre 2013 20:59

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