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ELISABETH - regia Harry Kupfer

Elisabeth Elisabeth Regia Harry Kupfer

liriche di Michael Kunze, musiche di: Sylvester Levay
Scene: Hans Schavernoch, Costumi: Yan Tax, Musiche: Sylvester Levay, Regia: Harry Kupfer, coreografie di Dennis Callahan
Produzione: produzione Andrea Friedrichs for La Belle Tournee GmbH
Interpreti: Annemieke Van Dam, Mark Seibert, Kurosch Abbasi, Oliver Arno, Mathias Edenborn, Betty Vermeulen, Elissa Huber, Elissa Huber, Dennis Kozeluh, Ann Christin Elverum, Sophie Blümel, Sanne Mieloo, Alice Macura, Angela Hunkeler, Linda Konrad, Kira Primke, Marthe Römer, Thorsten Tinney, Martin Markert, Lars Rindelaub, Martin Pasching, Jan Altenbockum, Sven Fliege, Gernot Romic, Claudia Wendrinsky, Lieselot Meurisse, Martin Planz, Sascha Kurth, Johan Vandamme
Trieste, Politeama Rossetti 26 aprile 2012

www.Sipario.it, 6 maggio 2012

Come è ormai sua tradizione, il Teatro Stabile Rossetti di Trieste porta in esclusiva per l'Italia un altro evento spettacolare di caratura internazionale. Si tratta di "Elisabeth", musical dei record in ambito tedesco, firmato da Michael Kunze (libretto e liriche) e Sylvester Levay (musica e orchestrazione) che, dopo essere stato applaudito da 8 milioni di spettatori nel mondo, celebra ora il suo successo ventennale con un'edizione kolossal, basata sulla produzione originale dei Vereinigten Bühnen di Vienna.

La biografia dell'imperatrice bellissima ma infelice, insofferente alle regole di corte, anelante ad una monarchia più liberale, sempre alla ricerca della solitudine e della perfezione, innamorata della poesia di Heinrich Heine e dello shakespeariano "Sogno di una notte di mezza estate", riceve nuova enfasi ed è rivista in chiave attuale e problematica, lontana dagli stucchevoli clichés delle pellicole di Marischka dedicate a Sissi. Una donna che vuole appartenere solo a se stessa ("Ich gehör nur mir" è il titolo della ballata-Leitmotiv della partitura), volitiva, libera, che ha continue pulsioni di amore verso la morte. Perché è proprio der Tod, il fascinoso angelo annientatore nel musical, che cerca di sedurla nel corso di tutta la sua vita portandosi via tragicamente anche tanti suoi familiari (i figli Sofia e Rodolfo, il cognato Massimiliano, il cugino Ludwig di Baviera, la sorella Sofia Carlotta), fino a strapparle un bacio liberatorio sul lungolago di Ginevra dopo che la lima dell'anarchico italiano Luigi Lucheni le ha trafitto il cuore. La sapiente costruzione drammaturgica svela pathos e contraddizioni scena dopo scena, potenziata da una colonna sonora che sa fondere lirismo a impeto rock. L'orchestra dal vivo diretta da Hauke Wendt regala ad assoli, a duetti ("Wenn ich tanzen will", "Die Schatten werden länger", "Boote in der Nacht") e a numeri corali di alto impatto emotivo il fascino del melodramma pop. S'immagina che lo stesso Lucheni (lo sfrontato e sarcastico Kurosch Abbasi), interrogato durante il suo processo, sia il narratore di un lungo flash back dedicato a Elisabeth e a quella sinkende Welt (il regno degli Asburgo che tramonta) chiamata a ballare la sua Apocalisse. Il ruolo della protagonista è affidato all'olandese Annemieke van Dam, figura ideale di principessa per le incantevoli fattezze e per l'inquieto sentire che sa trasmettere con voce potente nel ripercorrere il suo tragico destino (l'infanzia a Possenhofen, il matrimonio con Francesco Giuseppe, la nascita dei figli, i viaggi, la simpatia per la causa ungherese, l'affaire Mayerling, l'aggressione in Svizzera). La tiene stretta a sé, in una presa che non si allenta mai, la Morte interpretata dall'ambiguo e affascinante Mark Seibert, rock tenor con molta esperienza nel teatro musicale e nell'opera.

Impressiona il dispiegamento di mezzi (13 tir al seguito) per inverare il complessissimo allestimento concepito per gli avanzati palcoscenici tedeschi, il più imponente mai ospitato dal Politeama Rossetti. Pedane rotanti e mobili che permettono agli artisti (in tutto 85) di recitare su più livelli, videoproiezioni sofisticate, effetti a sorpresa, abiti sontuosi offrono una fantasmagoria visiva difficile da scordare. Un avanguardistico e tecnologico progetto scenotecnico si sposa con la raffinata scelta degli interpreti, tutti perfetti e professionali nel canto, nella recitazione e nei numeri coreografici (regia di Harry Kupfer).

Il pubblico ha apprezzato anche l'introduzione di due testi cantati in italiano (tradotti da Franco Travaglio) per l'edizione del musical ospitata a Trieste, città dall'importante passato asburgico con cui Elisabeth aveva avuto un rapporto speciale e dove si fermò più volte, ospitata dall'arciduca Massimiliano al Castello di Miramare.

Di fronte ad un capolavoro moderno gli applausi triestini sono convinti e copiosi.

Elena Pousché

Ultima modifica il Mercoledì, 27 Marzo 2013 11:30
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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