martedì, 26 maggio, 2020
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EDGAR - regia Lorenzo Mariani

Edgar Edgar Regia Lorenzo Mariani

di Giacomo Puccini
direttore: Yoram David
regia: Lorenzo Mariani
scene e costumi: Maurizio Balò
con José Cura, Amarilli Nizza, Julia Gertseva, Marco Vratogna, Carlo Cigni
Orchestra e Coro del Teatro Regio
Torino, Teatro Regio, dal 25 giugno al 6 luglio 2008

Il Giornale, 29 giugno 2008
Corriere della Sera, 29 giugno 2008
«Edgar» di Puccini>
Opera brutta regia ancor peggio

da Torino

C'era una convinzione, nella storia dell'opera: che Edgar, seconda opera del giovane Puccini, fosse brutta. Nell'anno pucciniano, il Teatro Regio di Torino l'ha ripresentata; e lo ha fatto in un'edizione in cui, grazie all'accanito lavoro della musicologa Fairtile, è stato recuperato un atto intero, sconosciuto. In questo modo si può correggere la valutazione. Edgar è infatti molto brutta.
Libretto demenziale del poeta Fontana: un eroe ama una quieta candida, arriva una dissoluta focosa, lui s'innervosisce, incendia la casa del padre, ferisce il fratello di lei, va a stare con la corrotta; poi parte per la guerra, pare morto eroicamente, invece è travestito da frate e smaschera le sue stesse colpe; dopo varie peripezie si ricongiunge con la candida che però viene ammazzata dalla dissoluta. Nell'atto sconosciuto, la candida dice che si sente morire e i presenti promettono di compiangerla. Alla demenzialità selvaggia del povero Fontana il regista Mariani e lo scenografo e costumista Balò aggiungono una demenzialità intellettuale ambientando la vicenda medievale in un prato ottocentesco con intervento dell'esercito sabaudo.
Finché non vedo l'autografo, non riesco a credere che l'atto sconosciuto sia autentico: pare una trafila di canzoni strumentate alla buona. Yoram David dirige a molti decibel, Amarilli Nizza s'immola con generosa bravura, José Cura si avventa sui moltissimi acuti come li dovesse ingoiare. Già che si è lì si applaude.

Lorenzo Arruga

«Edgar» originale, il tavolo resta storto

A volte compaiono titoli nei cartelloni d' opera che soddisfano la curiosità del musicologo più che rispondere a una vera e propria esigenza spettacolare. Edgar di Puccini è uno di questi. A maggior ragione se rappresentato nella versione in 4 atti, precedente quella in 3 approntata dal compositore stesso in seguito all' insuccesso della primitiva. Nell' anno pucciniano però una riproposta del genere ci sta. Eccome. Dal pubblico (sempre più rado di atto in atto) viene percepita come un dente da togliere ma va reso onore al Teatro Regio di Torino d' aver fornito definitiva conferma che se l' Edgar che si conosceva è un «tavolo con le gambe storte», l' Edgar originario lo era ancor di più. È il secondo titolo pucciniano. Esibisce la sostanza idiomatica del vero Puccini e una mano d' orchestratore già magistrale, ma senza la freschezza del titolo precedente, Le Villi. E, come ben suggerisce Ernesto Napolitano, dimostra che melodisti non si nasce ma si diventa, se è vero che non v' è traccia qui delle superbe linee che il lucchese avrebbe creato poi. Lo spettacolo torinese va senza particolari intoppi, modesto ma non sbagliato. Ambientazione liberty al tempo di Puccini anziché nelle Fiandre d' inizio Trecento, ma senza tradimenti: c' è persino il mandorlo in fiore, come detta il libretto. Poca recitazione. Regia tradizionale di Lorenzo Mariani. Non giungono notizie particolarmente suggestive dall' orchestra ma il minimo è garantito. Scritturando il direttore Yoram David, si mette in conto di rischiare pochissimo. Come nel Samson di Bologna c' è José Cura. Là bene. Qui torna quello recente: disomogeneo, impacciato fallace. Julia Gertseva non dà sorprese: rigida in scena (da non credere che recentemente abbia fatto Carmen, Dalila e ora Tigrana) ma sa cantare. Bene Marco Vratogna (Frank) e Carlo Cigni (Gualtiero). Benino anche Amarilli Nizza nei panni di Fidelia, seppure col difetto di cantare tutto uguale.

Enrico Girardi

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 10:33
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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