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FILARMONICA DELLA SCALA - David Fray, pianoforte

Filarmonica della Scala | David Fray, pianoforte | Lorenzo Viotti, direttore. Foto Brescia - Amisano, Teatro alla Scala Filarmonica della Scala | David Fray, pianoforte | Lorenzo Viotti, direttore. Foto Brescia - Amisano, Teatro alla Scala

Filarmonica della Scala Stagione sinfonica 2023/2024 
N.A. Rimskij-Korsakov Capriccio espagnol op.34
M. Ravel Concerto in sol per pianoforte
S. Rachmaninov Danze sinfoniche op. 45
Filarmonica della Scala | David Fray, pianoforte | Lorenzo Viotti, direttore
Milano, Teatro alla Scala, 22 febbraio 2024

www.Sipario.it, 24 febbraio 2024

Il giovane direttore Lorenzo Viotti classe 1990, si è proposto in un ambizioso e non scontato programma evocativo di altri colori sinfonici che con siano i tradizionali programmi concertistici dove si misura la complessità dell’interpretazione. Alla Scala ha voluto cimentarsi con Capriccio espagnol di Rimskij-Korsakov, Le Danze sinfoniche op. 45 di Sergej Rachmaninov e il Concerto in sol per pianoforte di Maurice Ravel, con solistail pianista francese David Fray, classe 1981. Un programma ricco “di luce e di danza” come da commento di Viotti stesso, nuovamente alla guida della Filarmonica della Scala dopo la conduzione in contemporanea del Simon Boccanegra nel corso della stagione lirica scaligera: “... la successione Rimskij-Korsakov, Ravel e Rachmaninov è difficile e impegnativa per tutti ma ci sono colori e gioia”. Del resto i due brani sinfonici dei due musicisti russi sono caratterizzati dalla ricerca dell’esotico e folklorico, ricchi di suggestioni timbriche, rese da una virtuosità orchestrale, ricca di colore e movimento, in cui in una si evoca una Spagna vista attraverso la fantasia di un artista mentre per Rachmaninov , le danze sono state composte nel 1940 al termine del ciclo vitale del musicista, ricche di derivazioni folkloriche , impiegate come citazioni volte a stabilire una connotazione etnica russa alla partitura. Viotti evoca la España russa di Rimsky-Korsakov con un gesto ampio che vuol dare splendore, a cui l’orchestra risponde convinta con altrettanta esuberanza. Molto pregevole la resa delle Romantiche alborade tra gli archi gravi e gli assoli di violino dal sapore gitano proposti da una ispirata Laura Marzadori, primo violino. Viotti, con la sua elegante tecnica, inseguendo tutta la ritmica spagnola e, con un ritmo indiavolato, fa volare via il Fandango asturiano. Per certi aspetti Rachmaninov sembra guardare indietro. Cita opere precedenti come il motivo della Veglia di tutta la notte che qui danza o combatte con il tema del Dies irae. Alcune melodie sono malinconiche e struggenti, ma son trattate come danze e rivestite di un'esuberanza che conferisce all'opera un'atmosfera positiva. Al centro della serata, il debutto nella stagione sinfonica della Scala del pianista David Fray, pianista francese, apprezzato solista di Bach, qui alle prese, con il Concerto in sol di Ravel. Fray esibisce un tocco sonoro coinvolgente, muscolare nei momenti più dinamici e appassionato nelle sezioni liriche dell'opera. Non si è trattato di un’interpretazione sentimentale, ma permeata da serietà d’intento, tanto che persino le sezioni “improvvisate” di jazz nel primo movimento si sono distinte per una ponderatezza piuttosto sorprendente. Seduto (sdraiato?!) sulla sedia, Fray ha lanciato brevi e rare occhiate al direttore e all'orchestra, pur adattando il suo gesto musicale a quello dell'orchestra tutta. Colpisce l’eleganza nel tenere le linee armoniche degli arpeggi della mano sinistra e i trilli di quella destra, per poi spezzarlo con i ritmi graffianti nei ruggenti registri bassi del grancoda. Nell’Adagio assai Fray riesce a sfoderare una sonorità suggestiva, accompagnato con grande sensibilità dall’orchestra. Ottimo il solo di corno inglese, questa volta su un controcanto in punta di piedi del pianoforte. Non pulitissimo l'incipit del Presto finale, subito riordinato dalla sapiente bacchetta di Viotti e dalla nitidezza del gesto pianistico. Viotti si è trovato nel suo elemento solare, tra i fuochi d’artificio orchestrali, mentre l'approccio impassibile di Fray è servito a sottolineare la deliziosa ironia della pagina raveliana, sebbene sia risultato a tratti distaccato. Un applauso prolungato, porta al bis che induce il pianista nel “suo” elemento con la celebre aria iniziale delle Variazioni Goldberg di J.S. Bach, una lettura introspettiva, meditativa e intima ma capace, più del Concerto, di destare l’attenzione e il grande apprezzamento della platea. Calorosi, infine, gli applausi per orchestra e direttore.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Giovedì, 29 Febbraio 2024 06:39
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