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LUISA MILLER – regia Frédéric Roels

"Luisa Miller", regia Frédéric Roels. Foto Alessia Santambrogio "Luisa Miller", regia Frédéric Roels. Foto Alessia Santambrogio

melodramma tragico in tre atti
libretto di Salvadore Cammarano
Musica di Giuseppe Verdi 
Prima rappresentazione Teatro San Carlo, Napoli, 8 dicembre 1849 
Personaggi ed Interpreti:
Il conte di Walter, Cristian Saitta
Rodolfo, Kazuki Yoshida
Federica, Aoxue Zhu
Wurm, Alberto Comes
Miller, Gangsoon Kim
Luisa, Alessia Panza
Laura, Caterina Meldolesi 
direzione musicale Carlo Goldstein
regia Frédéric Roels 
scene e costumi Lionel Lesire
luci Laurent Castaingt
assistente alla Regia Nathalie Gendrot
maestro del Coro Diego Maccagnola
Coro OperaLombardia
Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano
Nuovo allestimento in coproduzione con i Teatri di OperaLombardia, Opéra Grand Avignon, Opéra de Tours, Teatr Wielki Poznan, Opera Slaska Bytom
Cremona, Teatro Ponchielli, 12 novembre 2023

www.Sipario.it, 16 novembre 2023

Il debutto di Luisa Miller nel dicembre del 1849 segna una tappa del percorso della drammaturgia verdiana che sarebbe poi proseguita con Stiffelio (1850) per arrivare a Rigoletto (1851) e La Traviata (1853): Giuseppe Verdi vi affronta per la prima volta un soggetto "borghese", intendendo un conflitto tra potere e personaggi di ceto inferiore. Il dramma originale, Kabale und Liebe. Ein bürgerliches Trauerspiel che Friedrich Schiller scrisse nel 1784 riporta il sottotitolo di “dramma borghese”, un teatro che abbandona la tragedia a carattere mitologica per indirizzarsi sul valore etico-pratico della verosimiglianza. Cambia anche la prospettiva dei protagonisti che in questo caso si incentra sull'universo femminile in cui predomina il contrasto tra protagonista virtuosa /antagonista attentatore alla sua virtù. Poco rimane del dramma originario di Schiller come spesso succede nelle trasposizioni del libretto, fatta da Salvatore Cammarano, ma che rispetta, sostanzialmente, la situazione di contrasti tra le varie componenti sociali dei personaggi: Luisa e il padre Miller da una parte, il Conte di Walter, Wurm e Rodolfo, malgrado il suo amore nei confronti di Luisa, da una parte. Del resto con questa opera si è ancora nella fase della produzione verdiana dei cosiddetti "anni della galera" a cui i drammi di Friedrich Schiller forniscono materia per i tre libretti Giovanna d'Arco, Masnadieri e Luisa Miller, in un periodo di vasta produzione di traduzioni. Titolo che non corre spesso nei teatri, e quindi occasione per recuperarlo all’ascolto e alla visione, ma il progetto di questa produzione di Luisa Miller per OperaLombardia si è fermato al guado. Musicalmente ben condotta da Carlo Goldstein, a capo dell'orchestra de I Pomeriggi Musicali, considerando proprio il materiale umano che ha dovuto gestire, quei giovani cantanti del concorso As.Li.Co, i vari spazi acustici che condividono la produzione (Cremona, Pavia, Como, Brescia) tutti con una propria caratteristica acustica e con pubblici diversi. Elementi che danno ragione di una scelta difficile per un titolo che stenta a decollare appieno nel repertorio verdiano. L'opera stessa si presenta musicalmente compatta e densa, non possiede momenti di ampi spazi di cantabilità e di arie nella loro forma tradizionalmente chiuse. Qui la musica e il canto hanno una loro funzione strettamente drammaturgica a supporto del testo. Il direttore ha saputo gestire le voci e l'orchestra in un giusto equilibro, con la giusta convinzione di non farsi prendere la mano da quello spirito Sturm und Drang (Impeto e Assalto) che sottende alla trama schilleriana. Si è mantenuto su trame tenui, delineando un idillio di stile belliniano, come la prima scena che tanto ricorda l'analoga prima scena della Sonnambula del compositore catanese, configurando personalità ai personaggi. Si è trattato di un cast variamente assortito con il basso Cristian Saitta che ha consolidato il ruolo di Conte di Walter di recente debuttato in Francia, ma con una vocalità non perfettamente a fuoco. Interessante invece il Miller del baritono Gangsoon Kim ben definito musicalmente e chiaro nell'emissione, mentre il Wurm di Alberto Comes è risultato appesantito da una interpretazione caricaturale, oltre che dai costumi, del suo equivoco personaggio. Esuberante quanto basta nel contesto di questa opera, il Rodolfo di Kazuki Yoshida con dizione chiara emissione e ricca di espressività risolvendo una dei rari momenti di liricità all'interno dell'opera "Quando le sere al placido". Di contorno ma ben delineata la Laura di Caterina Meldolesi, mentre sottotono la Federica/Duchessa del mezzosoprano Aoxue Zhu. Ha dominato su tutte il soprano Alessia Panza, protagonista assoluta in questa produzione. Voce di soprano di agilità e di coloratura, ma ben sostenuta nei centro e capace di suoni gravi senza appesantire il canto. Per un momento ha ricordato altri soprani di agilità che sono passati dal circuito lombardo in un recente passato. Alla sua linea di canto morbida ed ad una interpretazione drammaticamente intensa, si deve il successo di questo ciclo di rappresentazioni. Di contro, una gestione del palcoscenico a dir poco latitante. La regia del belga Frédéric Roels non ha offerto nessuna idea interpretativa limitandosi a gestire lo spazio da condividere con gli inserimenti del coro di OperaLombardia, qui professionalmente diretto maestro del Diego Maccagnola. Uno spazio scenico, scene e costumi di Lionel Lesire, delimitato da impianto con strutture semoventi che articolavano gli spazi e con un incombente orologio, che dovrebbe significate l'idea di regia "da un malinteso temporale" che coinvolge le vite dei personaggi e le varie trasposizioni del dramma schilleriano. Sconclusionati i costumi dello stesso Lionel Lesire, variamente assortiti per tipologia che sembravano emersi da un magazzino di trovarobe. Ma il successo è stato segnato da meritati applausi per tutti, in particolare per Alessia Panza, rivelazione, e per la direzione di Carlo Goldstein. Una osservazione a margine: la rappresentazione della domenica pomeriggio si presentava con spazi vuoti in platea e nei palchi, una amara constatazione, segno di una fatica della vita dei teatri considerando che le rappresentazioni domenicali sono sempre state caratterizzate, in anni passati, dal tutto esaurito.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Giovedì, 07 Dicembre 2023 19:16

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