giovedì, 19 maggio, 2022
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SALERNO CLASSICA - FRANZ SCHUBERT OTTETTO

Violini: Giuseppe Carotenuto, Lorenza Maio
Viola: Martina Iacò
Violoncello: Francesco D’Arcangelo
Contrabbasso: Luigi Lamberti
Clarinetto: Giuseppe Cataldi
Fagotto: Fabio Marone
Corno: Luca Martingano
Salerno, CHiesa di San Giorgio 9 maggio 2020

www.Sipario.it, 11 maggio 2022

La meraviglia delle meraviglie, la musica di Schubert non ha pari è talmente alta ed emozionante che è rara nelle esecuzioni proprio per le difficoltà che in essa convivono. Ed è quindi coraggioso che un gruppo di musicisti salernitani decidano di eseguire il mastodontico Ottetto in FA per archi, e fiati op. 166 D. 803. Non è quindi impresa facile proprio perché questa composizione è talmente bella da far tremare le gambe. Schubert nella sua breve vita è stato capace di lasciarci un mastodontico “trattato” di scrittura compositiva musicale. Lo ha fatto privilegiando la musica da camera e mettendovi in essa delle ricercatezze che sono rintracciabili solo in lui. A parte la musica pianistica che è spesso inarrivabile sempre per quel senso di bellezza intrinseca, quando scrive per diversi organici cameristici riesce lui e solo lui a comporre in maniera così unica e strepitosa dove i riferimenti sono quelli legati alla logica di Bach ma la vicinanza a Mozart è talmente presente che a volte ci si potrebbe confondere. Idealmente si è sempre cercato di tracciare una linea post mozartiana e Schubert è probabilmente colui che più di tutti è stato dotato di una eguale profondità compositiva da rimanere come colui che ha evoluto il pensiero mozartiano per creare il futuro che non si fermasse al tempo del romanticismo. Infatti Franz Schubert è si considerato un compositore romantico ma è innanzitutto un compositore del futuro. Le sue opere sono talmente proiettate in avanti che si fa fatica a collocarlo in un tempo, in un romanticismo. Anche se c’è stato Beethoven che è il riferimento imprescindibile ma Schubert guarda oltre le montagne del suo tempo interiore. Così otto stupendi musicisti del salernitano per la rassegna Salerno Classica hanno messo su l’esecuzione dell’Ottetto op. 166 nella cornice che da sola è un trasporto, ovvero quella della Chiesa di S. Giorgio a Salerno. Bene, già immergersi in una armoniosa scatola sonora è una esperienza che oggi diremmo sensoriale od emozionale, ma la location non è casuale poiché i componenti dell’ottetto ben sanno le peculiarità acustiche di questa chiesa. Quindi l’esecuzione è stata fluida e soprattutto nettamente chiara, assolutamente. Anche perché ogni parte dell’ottetto era ben consapevole di poter rendere l’opera di Schubert un capolavoro di esecuzione. Ed è stato così, questo per ricordare come è possibile anche in Italia, anche nel Sud dello stivale, riuscire ad eseguire opere che sono considerate alla stregua dei musicisti tedeschi, austriaci o svizzeri. Insomma, quando si dice parlare di luoghi comuni. Ebbene è ora di parlare di un luogo comune anche per quel che riguarda l’esperienza musicale di Salerno che grazie a questo magnifico ottetto offre al pubblico quella qualità che, come scrivevamo sopra, non è sempre possibile trovare anche in città più blasonate. Pertanto il plauso va indiscutibilmente al talento e alla passione nonché alla perizia tecnica degli otto componenti del gruppo schubertiano capeggiati dal Francesco D’arcangelo e da Luigi Lamberti le anime di questo pregevole progetto.

Marco Ranaldi

Ultima modifica il Mercoledì, 11 Maggio 2022 16:36

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