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SIGNOR GOLDONI - regia Davide Livermore

Signor Goldoni Signor Goldoni Regia Davide Livermore

dramma giocoso in due atti
libretto: Gianluigi Melega, musica: Luca Mosca
maestro concertatore e direttore: Andrea Molino
regia: Davide Livermore, scene: Santi Centineo, costumi: Giusy Giustino
con Barbara Hannigan, Alda Caiello, Cristina Zavalloni, Michael Bennett, Chris Ziegler, Roberto Abbondanza, Michael Leibundgut e Sara Mingardo
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Venezia, Teatro La Fenice, dal 21 al 29 settembre 2007 (prima rappresentazione assoluta)

Il Giornale, 23 settembre 2007
Voci da applauso nel Goldoni che parla inglese da Venezia

Carlo Goldoni compie trecent'anni, e nella sua Venezia si rappresenta una nuova opera per lui. In inglese: il musicista Luca Mosca e il librettista Gian Luigi Melega ritengono che sia la lingua più musicale. Ostrega (non so come si dica in inglese). E così eccoci alla Fenice a rivivere il teatro di Goldoni con sopratitoli: un arcangelo di voce bisessuata conduce sulla terra Goldoni in un festa di carnevale oggi, seguiti dal poeta dialettale veneziano Baffo, e incontrano, tutti in maschera, i personaggi di Shakespeare. Goldoni e Otello però baruffano fino al duello per le grazie di Desdemona (qui Desdemòna, in veneta sintonia con la principale fonte di ispirazione del poeta Baffo, oh yes), ma fra travestimenti e voglie si finisce in una festa di compleanno.
Non c'è altro: il libretto oscilla fra battutine (Arlecchino. «My portait's at the Moma but I was born in Roma») e sentenze non di primo pelo («But earth is just a fleeting flight»), e sostiene che gli uomini muoiono ma alle maschere non si può dare l'addio. Nella regia di Davide Livermore, tutti ballonzolano con ostinate mossette, incuranti della prospettiva di teatro rovesciato della scena di Santi Centineo, non nuova ma che potrebbe essere suggestiva se portasse a qualcosa. Sono addobbati con molti bei colori da Giusy Giustino. La musica di Luca Mosca, governata da un direttore meraviglioso, Andrea Molino, trapassa tutto e tutti, felice di se stessa, con le sue migliaia di note, le sue armonie cangianti sotto l'incalzare di guizzi fra strumenti vicini o lontanissimi, in una specie di contrappunto astratto come un quadro di Kandinskij, trascinandosi memorie e invenzioni, sorprese e scoperte di geniale fragranza. Quando incontra parole dà a ciascun personaggio una fisionomia vocale, una specie di maschera; e poiché poco a poco l'azione del libretto s'estingue, cresce sempre più libera la vita nelle arie solitarie, tanto più se senza senso: Despina che finisce per cantare numeri ha una progressione eccitante, una liberazione che strappa il grande applauso, data anche la statura dell'interprete stupefacente, Barbara Hannigan. Ma tutti i cantanti sono adatti a sfidare le vertigini innumerevoli con naturalezza: Alda Caiello, Cristina Zavalloni, Michael Bennett, Chris Ziegler, Roberto Abbondanza, Michael Leibundgut e la soave Sara Mingardo, che riesce a dare a Desdemòna un raggio d'aristocrazia. Teatro pieno, successo affettuoso.

Lorenzo Arruga

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 08:49
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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