martedì, 19 ottobre, 2021
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ANIMA BUONA DI SEZUAN (L') - regia Monica Guerritore

Monica Guerritore in “L’anima buona di Sezuan”, regia Monica Guerritore Monica Guerritore in “L’anima buona di Sezuan”, regia Monica Guerritore

di Bertolt Brecht
Traduzione: Roberto Menin
Regia: Monica Guerritore
Interpreti: Monica Guerritore, Matteo Cirillo, Alessandro Di Somma, Enzo Gambino,
Nicolò Giacalone, Francesco Godina, Diego Migeni, Lucilla Mininno
Musiche originali: Paul Dessau
Scene: da un’idea di Luciano Damiani
Disegno luci: Pietro Sperduti
Costumi: Valter Azzini
Direttore dell’allestimento: Andrea Duilio Sorbera. Collaborazione musicale: Paolo Daniele.
Assistente alla regia: Ludovica Bievo. Regista assistente: Leonardo Buttaroni
Produzione: Abc Produzioni, La Contrada – Teatro Stabile di Trieste
al Teatro Verga di Catania dal 21 al 26 gennaio 2020

www.Sipario.it, 22 gennaio 2020

Quando nel 1959 Giorgio Strehler mette in scena la prima volta L’anima buona di Sezuan di Brecht al Piccolo Teatro di Milano di Via Rovello, Monica Guerritore ha 1 anno. Quando invece ci prova la seconda volta nel 1981, la Guerritore di anni ne ha 23 e ha già debuttato sette anni prima, a soli 16 anni, ne Il giardino dei ciliegi di Cechov con la regia di Strehler. Un marchio indelebile che la segnerà per tutta la vita. Nel primo spettacolo a vestire i panni della protagonista nei doppi ruoli di Shen Te e Shui Ta è Valentina Fortunato, nel secondo invece è Andrea Jonasson, pure moglie di Strehler, che la Guerritore ha visto, ispirandosi adesso a quella memorabile edizione, per interpretare il personaggio e curare pure una regia dagli effetti stranianti, tipici del Teatro epico, dove il pubblico partecipa attivamente e non passivamente alla rappresentazione. Uno spettacolo visto al Verga di Catania, dopo il debutto di ottobre al Quirino di Roma, apparentemente leggero nel suo assunto che Catalano (uno di Quelli della notte di Arbore) avrebbe riassunto tout court che “è meglio essere buoni che essere cattivi”. Anche se invero il lavoro di Brecht di fine anni ’30 somiglia ad una favola ambientata in una regione cinese, Sezuan appunto, molto prossima ad una parabola laica, pure didascalica se si vuole, che permette allo spettatore di distinguere subito dove sta il bene e il male, coinvolgendolo emotivamente nei comportamenti umani dei protagonisti in scena, dai quali certamente capirà che in lui stesso può esistere uno sdoppiamento della personalità. Uno spettacolo di due ore e quaranta in due tempi, rispetto alle quattro ore strehleriane, in cui la Guerritore, pur tagliando alquanto, ha badato a rendere leggibile e comprensibile questo bel testo, omaggiando nel contempo l’antica idea scenica di Luciano Damiani, riassunta qui da un fondale illuminato con colori tenui, quasi sbiaditi quei rosa e quei gialli, con una luna che si posizionava in vari punti della superficie. Una scena popolata da pochi arredi: un chiosco di tabaccheria, cui bastava aggiungervi due assi di legno, una tovaglia bianca e un filo con lucette accese per imbastire una piccola festa. E poi una casupola e un telo bianco che in alcuni momenti chiudeva a metà la scena. Non dimenticando la Guerritore di omaggiare le musiche originali di Paul Dessau che si potevano pure danzare con ritmi da mazurca, valzer o tango, e in cui echeggiava piacevolmente la canzone Padam Padam Padam cantata da Edith Piaf.  Si racconta come un bel dì giungano a Sezuan tre dei (Francesco Godina, Alessandro Di Somma, Diego Migeni, pure impegnati in altri ruoli) alla ricerca di un’anima buona che possa assisterli e ospitarli per la notte. Molti si negano. Solo la prostituta Shen Te con un soprabito di pelle rossa,  accorda loro ricovero per la notte, grazie pure all’intercessione dell’acquaiolo Wang (Enzo Gambino) amico della donna. Il compenso per tale atto di bontà è una riguardevole somma di mille dollari d’argento che consentiranno a Shen Te di aprire un negozietto di tabacco e vivere meglio. Ma la munifica largizione è accompagnata dall’imperativo categorico di continuare a praticare la bontà. Fatale errore, insanabile incongruenza. La povera Shen Te si trova subito addosso uno sciame di parassiti e di postulanti, di falsi e veri bisognosi esigenti fino alla ferocia. A complicare la situazione interviene l’amore. Infatti Shen Te, non più costretta a praticare l’antico mestiere, può finalmente innamorarsi del giovane Yang Sun (Matteo Cirillo), che purtroppo è un povero aviatore disoccupato. La protagonista mostra quanto sia difficile vivere per chi ha troppe nobili intenzioni, e come sia inevitabile alla fine sdoppiarsi fino a vestire i panni implacabili di un cugino crudele, tale Shui Ta, somigliante qui con quella mise da gangster con borsalino ad un Mackie Messer de L’opera da tre soldi, che ristabilirà con atteggiamenti severi e decisi l’ordine e la giustizia nella regione di Sezuan. Gli dei capiscono o fanno finta di non capire, perché per loro esisterà sempre una via d’uscita e prima che cali il sipario, potranno tornarsene lassù, nella loro beata irrealtà. Oltre ai già citati protagonisti, tutti all’altezza, spiccava la signora Yang di Lucilla Mininno dal facile scilinguagnolo, madre dell’aviatore (nella prima edizione di Strehler fu Paola Borboni a vestirne gli abiti) e il barbiere Nicolò Giacalone. Commovente e palpitante l’interpretazione di Monica Guerritore, in particolare nella versione di Shen Te quando annunciava d’aspettare un bimbo dall’aviatore, esercitando sugli spettatori un’attrazione emozionale che certamente rimarrà impressa non solo in chi scrive. Quando invece si tramutava nel cugino Shui Ta, sembrava una marionetta o meglio un fumetto spigoloso di Igort da cui è stato tratto l’anno scorso il film 5 è il numero perfetto interpretato da Toni Servillo. In chiusura di spettacolo, molto applaudito, si udiva la voce registrata di Strehler che ricordava agli spettatori l’importanza d’un teatro civile e  poetico ed esortava gli esseri umani ad unirsi in grande abbraccio tenero e pieno d’amore.    

Gigi Giaocbbe

Ultima modifica il Domenica, 26 Gennaio 2020 17:28

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