martedì, 01 dicembre, 2020
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ALL'OMBRA DI UN GROSSO NASO – regia Sebastiano Coticelli e Simona Di Maio

"All'ombra di un grosso naso", regia regia Sebastiano Coticelli e Simona Di Maio "All'ombra di un grosso naso", regia regia Sebastiano Coticelli e Simona Di Maio

Di E. Rostand
Atto unico, Teatro per famiglie
Regia e riadattamento Sebastiano Coticelli e Simona Di Maio
Con Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio e Dimitri Tetta
Produzione Il Teatro nel Baule
Al Teatro Bellini di Napoli, 24 ottobre 2020

www.Sipario.it, 24 ottobre 2020

Chi ha detto che la bellezza debba essere soltanto quella estetica, fisica, di due occhi azzurri o di un naso alla francese? Qui è proprio di un naso francese che si parla, ma non è un naso all’insù. Anzi, è un naso molto lungo e piuttosto brutto, meglio dire tremendo. Parliamo ovviamente di Cyrano de Bergerac, poeta e spadaccino abile e sfortunato, protagonista di una vicenda del Seicento, storia di cavalieri, dame e poesia, di parole d’amore e di bellezza da scoprire, anche nei cuori più nascosti e sui volti più impensati. Una commedia difficile da decifrare per quanto intricata e articolata si presenta, ma di raro talento e nobile bellezza, di uno tra gli eroi romantici più famosi e tuttavia racconto ancora attuale, per quanto spesso tutti noi siamo attratti esclusivamente dalla bellezza esteriore ed oggettiva, fermandoci unicamente a quel che vediamo. Lo diceva non a caso anche Antoine de Saint-Exupéry, ne Il Piccolo Principe, che «l’essenziale è invisibile agli occhi». Ma come raccontare tutto questo ai bambini? Il Teatro Bellini piazza sul palco, per il «Piano Be» della ripartenza, anche il “Teatro per famiglie” e così questo spettacolo diviene una narrazione anche per i più piccoli, dai 6 anni in su. La scorrevolezza della storia è la prima cosa che colpisce lo spettatore, insieme alla leggerezza che emana lo svolgimento stesso della vicenda. Se è vero che la reale bravura di un attore si vede a teatro, su un palco, dove il pubblico è lì davanti, dove tutto si svolge in tempo reale e non c’è post – produzione, dove il tempo e lo spazio sono soltanto quelli del qui ed ora, allora forse è proprio in questo spettacolo che la suddetta affermazione trova conferma. Tutto è naturale, spontaneo, perfetto in ogni espressione, in ogni parola, in ogni battuta. Soli tre protagonisti sul palco, due uomini e una donna, che però sono, contemporaneamente, tutto e tutti. Sono il rumore dei cavalli che arrivano al galoppo, le spade che si scontrano nei duelli da romanzo, tutti i personaggi della storia che si scambiano i ruoli l’un con l’altro, senza distinzione di sesso, sono anche il pubblico che osserva e aspetta il prosieguo dello spettacolo, i narratori e gli sceneggiatori, i bambini che vogliono esplorare la magia teatrale e sono anche il lungo e grosso naso di Cyrano. Un po’ mimo e un po’ quasi il trasformismo di un teatro fatto con mano, vissuto e costruito in scena, battuta dopo battuta. Risate assicurate, divertimento ingenuo proprio da bambini, perché chi meglio di loro, in fondo, sa come divertirsi. Scenograficamente semplice, con soli tre blocchi di legno, ma armonico e cangiante perché questi stessi tre blocchi vengono di continuo spostati e trasformati in qualcosa che è sempre altro; costumi basici e per niente appariscenti; luci essenziali e funzionali: tutto riporta alla dimostrazione che non sempre servono paillettes, musiche di forte impatto e scenari di apparenza prepotente per lasciare un segno indelebile. Si può toccare davvero con mano il grande lavoro di preparazione che si nasconde, per parafrasare il titolo, “all’ombra” di questa mise en scène e, come ammettono gli stessi attori a fine spettacolo, impegnati a rispondere alle domande dei bambini, il difficile è stato provarlo a casa da soli, a causa del lockdown e della chiusura dei teatri. Alla prima rappresentazione di questa nuova riscrittura, la resa più semplice della storia, senza mai sminuirla, piuttosto arricchendola di particolari nuovi e punti di vista, può dirsi felicemente riuscita. Qui è l’immaginazione ad essere centrale, il ritorno ad un teatro fatto di pochi elementi, ma di tanta fantasia. Perfino il naso di Cyrano è soltanto da immaginare. Fantasia come capacità di mostrare contenuti inesistenti con la libera interpretazione e rappresentazione della realtà e dell’esperienza. Fantasia come quella a cui Gianni Rodari dedicò addirittura una grammatica, per raccontare l’arte dei racconti e dell’inventare storie, processo metaletterario di rara delicatezza, da sempre legato ai libri per bambini. E proprio perché si parte dai bambini, è con il loro gioco preferito, quello del «facciamo che io ero», che si potrebbe sintetizzare pienamente questa produzione de Il Teatro nel Baule. Una storia per grandi, della letteratura alta, narrata con lo stupore dei piccoli, di un percorso da inventare tra palcoscenico e platea. L’amore è davvero impossibile da confessare, quando manca la bellezza? E sarà vero che si preferisce un bel volto e un fisico snello, ma privo di spessore, ad un aspetto tanto disarmonico quanto ricco di personalità e di cultura poetica? L’animo nobile e sincero di Cyrano, il sacrificio di essere “all’ombra” del bel Cristiano, al punto da scrivere per lui le parole che egli stesso vorrebbe dedicare all’amata Rossana, sveleranno che la vera bellezza stavolta si nasconde anche «all’ombra di un grosso naso».

Francesca Myriam Chiatto

Ultima modifica il Mercoledì, 28 Ottobre 2020 11:36

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