sabato, 27 novembre, 2021
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'A CIRIMONIA – regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi

"'A cirimonia", regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi "'A cirimonia", regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi

di Rosario Palazzolo
Regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi interpreti pure di ‘U masculu (Randisi) ‘A fimmina (Vetrano)
Scene e costumi di Mela Dell’Erba
Luci: Max Mugnai
Musiche e suono: Gianluca Misiti. Elettricista: Antonio Rinaldi
Le canzoni dello spettacolo sono cantate da Raffaele Misiti
Le voci registrate sono di Rosario Palazzolo e dei piccoli Alberto Pandolfo e Viola Palazzolo
Produzione: Teatro Biondo di Palermo/ Teatro Stabile di Catania/ERT- Teatro Nazionale/Soc.Coop.”Le tre corde”
in collaborazione con Compagnia Vetrano-Ransisi
Sala Strehler del Biondo di Palermo dal 17 al 28 novembre 2021

www.Sipario.it, 20 novembre 2021

‘A cirimonia è un testo di Rosario Palazzolo del 2009, più volte interpretato e messo in scena da lui stesso in varie location compresa quella di Pagliara Rocchenere (paesino collinare a sud di Messina) in un fine luglio di dieci anni fa all’interno del Pubblico Incanto Artheatre Festival diretto da Tino Caspanello, successivamente purtroppo senza avere avuto un seguito, di cui ricordo che trattavasi d’uno spettacolo in dialetto palermitano sulla solitudine e sull’incomunicabilità tra il maschio e la femmina. A rinverdire adesso questa pièce dalle aure beckettiane e scaldatiane c’ha pensato adesso una formidabile coppia di attori palermitani che rispondono ai nomi di Enzo Vetrano e Stefano Randisi che conosco quasi da mezzo secolo, diventati ormai i beniamini di un interessante teatro nazionale sperimentale di ricerca, i quali, sempre in coppia hanno interpretato e messo in scena nella Sala Strehler del Biondo di Palermo il lavoro di Palazzolo, di cui si udrà qui la sua voce registrata assieme a quella dei piccoli Alberto Pandolfo e Viola Palazzolo. La scena di Mela Dell’Erba è composta da un archeggiato centrale guarnito con fiorellini e lucette colorate che talvolta s’illuminano a festa e ai lati spiccano alla rinfusa un’infinità d’oggetti bric-à-brac, compreso una sorta di tavolinetto su cui staziona una torta con candela somigliante invero più ad una pagnotta di casa. I due personaggi sembra che giochino a travestirsi. Vetrano è truccato da donna, indossa una parrucca bionda e un ampio abito bianco da sposa simulando d’essere ‘a fimmina. Randisi sembra un clochard con quella giacca e pantaloni consumati, porta in testa un cappello e agli occhi un paio di occhialini neri fingendo d’essere cieco e interpretando il ruolo dell’uomo tout court, ‘u masculu insomma. Sono lì adesso in quello spazio, pare per celebrare come ogni anno qualcosa che somigli ad un anniversario, ad una ricorrenza importante che il maschio chiama ‘a cirimonia. Il cui cerimoniale si compone d’un ricordo che la femmina deve rievocare per renderlo attuale e presente per passare infine al taglio della torta e poterla mangiare. Vengono alla luce ricordi di morti ammazzati, incesti assurdi e liti violente che evidenziano una vita di miseria di solitudine, di emarginazione, di incomunicabilità, addolcita in parte dalle canzoni cantate da Raffaele Misiti e dalle voci registrate di due bambini che avvolgeranno i due personaggi come un mantra e dalle parole ‘u mi ricordu, non mi ricordo, apostrofate quasi per ricordare e tentare di appigliarsi a qualche scheggia di verità, anche quella che i due potevano essere in passsato marito e moglie, ma forse no. Ad un tratto la femmina di Vetrano appallottolando dei giornali incollandoli con dello scotch ne ricava una bambola di carta subito distrutta dal maschio che cambiandosi d’abito farà lui la femmina mentre Vetrano vestirà i panni del maschio, ma i fattori non cambiano perché si rinnoveranno identiche situazioni con quella torta che non verrà né tagliata né mangiata. Alla fine, dopo 65 minuti non sapremo se è meglio ricordare per andare avanti o se è meglio mettere una pietra tombale sui nostri ricordi. Spettacolo potente in cui il tragico e il comico si fondono con una leggerezza calviniana, in cui l’ironia sembra giocare il ruolo più importante, giostrata da una coppia superba di attori che vedremo prossimamente ritornare a vestire e mettere in scena alcuni lavori di Franco Scaldati.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Domenica, 21 Novembre 2021 22:38

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