giovedì, 02 febbraio, 2023
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Benedetto Sicca

ALLA FESTA DI ROMEO E GIULIETTA – regia 
Benedetto Sicca

"Alla festa di Romeo e Giulietta", regia Benedetto Sicca "Alla festa di Romeo e Giulietta", regia Benedetto Sicca

Tratto da Shakespeare
Di Emanuele D’Errico, Benedetto Sicca
Regia Benedetto Sicca
Con Francesco Aricò, Clara Bocchino, Marialuisa Bosso, Emanuele D’Errico, Teresa Raiano, Dario Rea, Francesco Roccasecca
E con Tommy Grieco live set
Musiche Tommy Grieco
Scenografia Luigi Ferrigno
Costumi Giuseppe Avallone
Disegno luci Luigi Della Monica
Produzione Tradizione e Turismo – Centro di Produzione Teatrale – Teatro Sannazaro
Al Teatro Sannazaro di Napoli, dal 13 al 15 gennaio 2023

www.Sipario.it, 17 gennaio 2023

Italo Calvino ha raccontato il perché del rileggere i classici e il motivo sostanziale sta nel fatto che alla base di un classico c’è sempre qualcosa, di nuovo anche, da scoprire o da ri-scoprire, nel senso di scoprire di nuovo o di vedere in chiave nuova, qualcosa che, anche nei tempi contemporanei, possa darci un insegnamento, un’emozione, un punto di vista, attuale e non, sulla vita e sui temi raccontati dal testo stesso. In un certo senso anche nello spettacolo Alla festa di Romeo e Giulietta, si dice la stessa cosa, anzi sono proprio gli stessi protagonisti a parlarci di questo, dando però alla tradizione una chiave anche innovativa, un rapporto con la contemporaneità che, mantenendo alla base del racconto la vera storia di Romeo e Giulietta, a volte accelerata e riassunta dalle voci in scena, altre volte con i tempi della narrazione originaria, fornisce diverse e numerose chiavi di lettura allo spettatore, o meglio all’invitato del nostro tempo. Francesco Aricò, Clara Bocchino, Marialuisa Bosso, Emanuele D’Errico, Teresa Raiano, Dario Rea e Francesco Roccasecca, grazie alla regia e alle esperienze di Benedetto Sicca, sperimentano molto liberamente varie possibilità di mettere in scena il testo, per parlarci ancora. E allora che cosa troveranno gli invitati a questa festa così pazzesca e tanto particolare? Troveranno sicuramente al centro della platea, al posto delle poltrone, un palco circolare (come forse circolare è questa storia, che nasce nell’odio, parla di amore ed all’odio ritorna), con posti a sedere liberi come la libertà di cui si parla nella pièce, la libertà tanto fondamentale quanto troppo spesso oggi dimenticata in amore. Libertà di essere chi vogliamo essere (Mercuzio, qui, è una donna, per giunta anche sulle punte di danza classica) e di amare chi vogliamo amare, senza doversi annullare per gli altri, senza dover compiacere il/la partner dimenticando noi stessi, senza dover sottostare alle convenzioni e alle convinzioni di una normalità per troppo tempo considerata come unica possibilità accettata per dare di sé un’immagine dignitosa. Giulietta è una, la sola che spunta dalla festa e brilla, per ciò che indossa e per la bellezza indescrivibile che colpisce Romeo, ma è anche tutte le donne e tutti gli uomini che hanno combattuto e che combattono contro l’odio inutile che conduce solo a tragedie, che hanno combattuto e che combattono, fondamentalmente e sempre, per un solo diritto: la possibilità di scegliere. Scegliere chi è diverso da noi e amarlo, al posto di odiarlo, sviluppare il valore dell’amicizia, della comprensione e del rispetto, al posto del dito puntato contro una “famiglia rivale”. Il regista Benedetto Sicca racconta che le emozioni sono, nella vita, il motore dei nostri pensieri e poi delle nostre azioni e i personaggi “bevono”, in questa festa trasgressiva, da boccette colorate che potrebbero riportarci, ai due estremi, alle infantili bibite dei folletti luminosi della Melevisione oppure ai cocktail dei migliori bar notturni, ma che in realtà possono rappresentare proprio le fonti, alternativamente tra bene e male, del rispetto, del possesso, dell’amore, del dolore, della vita, della tragedia. Veleno o iniezioni di vita, a seconda della quantità che scegliamo – ancora una volta la scelta personale gioca un ruolo importante – di assumere noi stessi e verso gli altri. La domanda con cui si comincia è: cosa sia l’amore? Come tutto questo abbia a che fare con l’amore? Ed è davvero amore, se si muore per amore? Ma poi, si muore per amore o d’amore? E qual è la differenza? Il difficile è trovare, come sempre, le risposte. L’amore è, forse, prendersi cura di qualcun altro e allora l’odio qui c’entra ben poco, ma morire d’amore oggi è forse la violenza, sono anche i continui femminicidi, parola ormai purtroppo troppo comune, di cui sentiamo al telegiornale: troppa gelosia e troppo possesso mascherato da – falso – amore ed ecco il delitto passionale, le donne uccise dal loro amore e quindi “morte d’amore” . Al contempo a morire per amore dunque sono le coppie omosessuali che nella mancanza di libertà sono considerate innaturali (piuttosto dovrebbero dirsi in – naturali, dove “in” sta per “nella loro natura”, cioè nel loro essere felici e nel diritto di esserlo) e quindi muoiono per amore, perché impossibilitati nel vivere le loro storie, uccisi per il loro amore. I temi della tragedia di Shakespeare offrono così agli spettatori/invitati l’occasione di interrogarsi sulle grandi trame che il testo contiene: dall’edonismo al nichilismo e le brevi riflessioni dei personaggi/attori ci portano a considerare che, in fondo, quando amiamo, siamo tutti analfabeti. Che poi il nostro nome e cognome non contano, di fronte alle ragioni del cuore e che siamo tutti uguali quando Amore lancia le sue frecce. Sperimentazione, classicità e forme artistiche versatili creano un laboratorio in costruzione durante lo spettacolo che “si fa” nel mentre della sua rappresentazione, come un tiro alla fune tra passato e presente, a dimostrazione del fatto che poi, l’amore che lotta contro tutto e tutti, non è mai cambiato.

Francesca Myriam Chiatto

Ultima modifica il Lunedì, 23 Gennaio 2023 10:54

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