martedì, 21 gennaio, 2020
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AMORE DI FEDRA (L') - regia Walter Pagliaro

L'amore di Fedra L'amore di Fedra Micaela Esdra

di Sarah Kane
regia: Walter Pagliaro
scene e costumi: Luigi Perego

con Micaela Esdra, Maria Teresa Pintus, Igor Mattei, Rita Abela, Diego Florio, Francesco Alderuccio
Teatro Ghione, Roma dal 29 gennaio al 10 febbraio 2008

Il Messaggero, 2 febbraio  2008
Corriere della Sera, 10 febbraio  2008

La "Fedra" scandalo della Kane

Il fatto che L'amore di Fedra sia in scena al Ghione (fino al 10) confonde le idee. Qui, a volte, il pubblico ama commentare durante lo spettacolo e, in un certo senso, è anche giusto che ognuno esprima il proprio giudizio a caldo. Solo che, parlando di un testo provocatorio come questo di Sarah Kane, di cose da ridire se ne possono trovare parecchie. Blasfemo, violento, quasi pornografico, politicamente scorretto, L'amore di Fedra per il figliastro Ippolito, un nichilista drogato di sesso e di patatine fritte, non è esattamente un classico della tragedia. E la Kane, che trasforma in chiave pop il mito della regina furente, non è un piatto leggero. Meglio avvicinarla in solitudine, abituandosi ai suoi eccessi attraverso la lettura. Il regista Walter Pagliaro ha voluto che Micaela Esdra interpretasse Ippolito, cinefilo fatalista accidioso al quale, a volte, è difficile non dare ragione. Ma finisce che quello che non funziona è semplicemente quello che Ippolito "non è". La Esdra è l'unica a vivere, in una fissità generale. La paralisi borghese, certo, ma anche un'esagerata liricità che forse nasconde qualche vuoto. Io so che tu sai che io so: dilemmi della recitazione caricata. In scena anche Maria Teresa Pintus.

Paola Polidoro

Micaela al maschile sul ring

Nella terza scena de L' amore di Fedra di Sarah Kane c' è questa frase: «Perché non ti fai una storia, così te lo levi dalla testa?». È la figlia Strofe che consiglia a Fedra, pazzamente innamorata del figliastro Ippolito, di passare ai fatti. Nella frase di Strofe mi colpisce la traduzione di Barbara Nativi. Noi avremmo detto: «Perché non hai una storia con lui?». Avere è avere, ma non sai come ciò accada, di avere una storia d' amore, che puoi perfino non avere. Oggi è diverso. Oggi basta decidere. Se si vuole una storia, ci si fa una storia. Ma in questo nuovo modo di concepire non c' è solo peccato di ybris, o l' ingenua credenza che volere sia sufficiente. C' è, più rilevante, l' idea che questa storia non è un fatto che riguarda, come ogni storia, due o più persone, bensì una soltanto, il soggetto che così ha deciso. Tutto viene a sé riportato, a sé e a nessun altro. Non so quanto volontariamente, la traduzione utilizzata da Walter Pagliaro per la sua avventura nell' età contemporanea (lo vedo meglio nel mondo classico!), cioè per il suo allestimento di un dramma del 1996, questa traduzione rispecchia in modo esasperante l' atmosfera del dramma, o il carattere dei personaggi, non della sola Strofe, che quella frase pronuncia, ma della madre Fedra, cui viene rivolta, e del fratellastro Ippolito, cui si riferisce, come fosse non già una persona bensì un palliativo da acquistare da Harrods. In quanto a Ippolito, il vero personaggio della Kane è lui, come Pagliaro dimostra attribuendone l' interpretazione alla conturbante Micaela Esdra. La Esdra non è Ippolito perché questo sia il ruolo più importante. Lo è perché Ippolito così vive: «È seduto in una stanza buia a guardare la televisione. È sdraiato in modo scomposto su un divano circondato da costosi giochi elettronici, pacchetti di patatine e dolci vuoti, e una distesa di calzini e mutande usate sparpagliati dappertutto». Altro non fa, Ippolito, se non guardare la televisione, asciugarsi il naso con i calzini e ricevere esseri umani, maschi e femmine, con lo scopo di accumulare atti sessuali che non gli danno alcun piacere. Ippolito è uno dei personaggi estremi della letteratura contemporanea, dopo di lui il diluvio. Quando Fedra infine gli si dichiara, lasciandolo del tutto indifferente, lui chiede perché lo ami. Perché, lei risponde, «sei difficile. Volubile, cinico, amaro, grasso, decadente, sfatto... e senza un pensiero per nessuno. Soffri. Ti adoro». Ai miei occhi questa dichiarazione è il contrario di un' apologia della barbarie, è un atto di fede, una dichiarazione che in una logica non euclidea, in cui le cose possono essere e possono non essere, lascia aperte le porte a chiunque, per tutti c' è speranza, per i grassi e per i cretini. Naturalmente, così non è per la Kane, o per Ippolito, e di conseguenza per Fedra, senza contare i loro satelliti Strofe e Teseo. Finiranno tutti ammazzati. La logica della Kane è ferrea: date certe premesse, non si scappa, andrà a finire come merita chi voglia, le storie, farsele da sé. Una simile vicenda Pagliaro la colloca in un ring, non so quanto fraintendendola o assecondandola. In un ring, vi sono regole, non leggi. Il sangue è previsto fino a un certo punto. Nel testo scorre a fiumi. Sul ring - come nel teatro, al quale Pagliaro tutto riporta - poco a poco il fuoco si stempera, pensiamo che dopotutto ciò che accade non avrà conseguenze letali. Tra gli altri interpreti ricordo Maria Teresa Pintus, Rita Abela, Francesco Alberuccio e Igor Mattei.

Franco Cordelli

 

Ultima modifica il Martedì, 23 Luglio 2013 09:25

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