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BANCA POPOLARE (UNA) - regia Alessandro Rossetto

"Una banca popolare", regia Alessandro Rossetto. Foto Serena Pea "Una banca popolare", regia Alessandro Rossetto. Foto Serena Pea

di Romolo Bugaro
con Fabio Sartor, Mirko Artuso, Diego Ribon, Sandra Toffolatti,
Valerio Mazzucato, Riccardo Gamba e Davide Sportelli

scene Alberto Nonnato
costumi Marianna Peruzzo
luci Paolo Pollo Rodighiero
paesaggio sonoro Lorenzo Danesin
montaggio video Alessandra Cernic per Joleilm
regia Alessandro Rossetto
produzione  Teatro Stabile del Veneto in collaborazione con Jolefilm
Padova, teatro Verdi, dall’8 al 12 gennaio 2020

www.Sipario.it, 14 gennaio 2020

Catastrofe, umana e bancaria. Desolazione, tristezza, e molta, molta rabbia. Sono i sentimenti che alla fine dello spettacolo "Una banca popolare" di Romolo Bugaro, diretto da Alessandro Rossetto, visto al teatro Verdi di Padova, prevalgono perchè toccano la gente, toccano tutti i risparmiatori. E' una rabbia che inevitabilmente esce di fronte a speculazioni e contromosse architettate per il proprio interesse personale, andando a colpire gli altri, riassunta nello splendido monologo recitato da un eccellente attore come Fabio Sartor, che nei panni del banchiere Gianfranco Carrer impersonifica il crearsi del vuoto, la situazione avvenuta, e il riassunto di speculazioni, risparmi e fiducie andati in fumo. E una banca caduta in disgrazia. E’ il crack di un istituto popolare del Nordest, tracciato e spietato. Ma lo spettacolo è anche di più. Inizia con tre camerieri già in sala che (in un pausa della festa in corso probabilmente) sono lì, con la folla, e con l'andirivieni del dottor Pirovano (un ottimo Mirko Artuso) e dell'avvocato Cremonesi (Davide Sportelli, molto bravo anche lui). Viene dato addirittura l’annuncio che tutto sta per iniziare, come a teatro, una festa che avrà inizio, ma fate attenzione ai portafogli che è già tutto un bel dire. Il clima è quello festaiolo appunto, con uno dei camerieri svaccato e completamente sbronzo (Riccardo Gamba, in pieno nella parte con ottimo mestiere), la musica di sottofondo caraibica e molto allegra rende l'atmosfera leggera. Ma fino a un certo punto, perchè i dialoghi vanno a scandagliare compromissioni, enigmi personali e stratificati, congetture, in un vero dramma di società. In una crisi sociale forte già di per sè saltano in superficie persino le scopate fuori porta di Deda Corsini, nella bella, attenta interpretazione di Sandra Toffolatti, rinfacciate in un turbinio di parole e pensieri nei tristi dibattiti dei protagonisti, all'imprenditore Alessandro Corsato (un Diego Ribon sempre sul pezzo, con le sue diverse sfumature), marito della fedifraga eventuale. E a completare il quadro dei personaggi c'è l'imprenditore Manuel Bevilacqua, a cui Valerio Mazzucato dà il suo vibrante apporto, da uno dei tanti carnefici. Colpisce molto, nella narrazione che va in scena, l'indifferenza meschina e troppo spesso menefregista dei protagonisti, cinici e superficialotti quanto basta, e una bellissima scenografia curata e scura, con momenti continui di video della festa proiettati, segnali di indifferenza, di divertimento e appunto di pour parler, ombre cinesi proiettate che si intersecano con le vite e le immagini. Ma la catastrofe, ahinoi, è già iniziata, siamo quasi alla resa dei conti addirittura, che si sviluppa tra rancori mai sopiti e minacce, attacchi frontali e supremazie. E cose al posto di altre cose, fine del sistema, come il dottor Pirovano si sente di puntualizzare a un certo punto. E l’arrivo, inatteso o no poco importa, del banchiere Carrer, in uno sbaragliamento dei personaggi che lo fa rimanere solo, al centro della scena, in una lunga confessione anche a se stesso, che provoca brividi puri, una forte emozione di tutto, in una lucida analisi-autoanalisi. E’ la riflessione che va oltre la cronaca per andare in profondità sul meccanismo della caduta, vero scopo del testo, per citare l’autore Romolo Bugaro. Ed è amarissima questa riflessione del crack e delle speculazioni a cui nessuno si è tirato indietro. Grande successo finale di pubblico, tributato ancora con rabbia ma tanta forza, tanti applausi convinti.

Francesco Bettin 

Ultima modifica il Martedì, 14 Gennaio 2020 16:10

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