martedì, 19 gennaio, 2021
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COPRIFUOCO/SPEDIZIONI NOTTURNE PER CITTÀ DESERTE – drammaturgia di Enrico Baraldi, Nicola Borghesi, Riccardo Tabilio (IN STREAMING)

"Coprifuoco/Spedizioni notturne per città deserte", drammaturgia di Enrico Baraldi, Nicola Borghesi, Riccardo Tabilio. Foto Michele Lapini "Coprifuoco/Spedizioni notturne per città deserte", drammaturgia di Enrico Baraldi, Nicola Borghesi, Riccardo Tabilio. Foto Michele Lapini

uno spettacolo di Kepler-452
una produzione di Stagione Agorà
drammaturgia di Enrico Baraldi, Nicola Borghesi, Riccardo Tabilio
con Nicola Borghesi e gli artisti ospiti: Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Francesca Pennini, Lodo Guenzi, Marco D’Agostin
audio di Riccardo Tabilio
coordinamento di Michela Buscema
foto di Michele Lapini
a cura di Agorà / Liberty / Kepler-452, sostenuto da Unione Reno Galliera
con il contributo della Regione Emilia-Romagna, con la collaborazione di Arci

www.Sipario.it, 30 dicembre 2020

Improvvisamente si accendono le telecamere e ci si guarda, ci si spia, non si è più atti di fede, come ha definito gli spettatori da remoto Nicolò Borghesi, rider teatrale di Coprifuoco/Spedizioni notturne per città deserte, performance via Zoom firmata da Kepler 452 e Agorà. «Ciao, sono Nicola, sono Nicola il corriere. So che ci siete, ma in questa notte devo fare un atto di fede per credere alla vostra presenza»: inizia così il racconto di Coprifuoco. E dopo un’ora di racconto in bicicletta, fra vie e piazze deserte col compito di dover consegnare il pacco e il desiderio di perdersi nelle vie fredde di città illuminate dal Natale ci si scruta, chi sul divano, chi illuminato da quella lampada dalla luce calda che il rider attore si immagina caratterizzi le platee domestiche di chi lo segue nella sue consegne teatrali in pieno coprifuoco, in tempi di pandemia.
Nessuno applaude, mentre Borghesi passa, foglietto dopo foglietto, i crediti dello spettacolo davanti alle webcam. L’applauso sta negli sguardi di noi spettatori convocati con invito Zoom a partecipare alla consegna teatrale nelle città deserte della pandemia: a Imola insieme a Enzo Vetrano e Stefano Randisi, a Ferrara con Francesca Pennini di Collettivo cinetico e a Bologna prima con Lodo Guenzi e poi con Marco D’Agostin. Quattro consegne, quatto incontri differenti su una drammaturgia che calibra l’io narrante con il noi di chi assiste, il noi di una condizione condivisa: quella che ha trasformato tutte le nostre città in luoghi deserti, attraversati da rider che da un punto A a un punto B fanno girare l’economia – o meglio quello che è rimasto dell’economia – ma senza scambio umano.
La divisa da rider, la scatola dove deporre il dono da consegnare danno a Nicola Borghesi una patente se non di legalità, di leceità al suo essere in giro durante il coprifuoco, al suo essere rider di storie. Interroga sé stesso e gli spettatori (invisibili e riassunti in qualche iniziale) nelle notti prenatalizie di un Natale senza festa, di un Natale contraddistinto da divieti, in un Natale in cui non si è rinunciato ai regali. Nicola il corriere si chiede: «Ma vi ricordate come era prima…Vi ricordate la prima volta… - chiede ai suoi interlocutori -, il primo lockdown con i canti ai balconi e lo slogan andrà tutto bene?». Il racconto in bicicletta del rider teatrale si costruisce su una drammaturgia che permette l’interscambio fra gli ospiti, chiede loro di raccontarsi in questa condizione di sospensione delle attività di spettacolo: Vetrano e Randisi raccontano del loro Ubu Roi in piazza a Imola, città d’adozione, Francesca Pennini narra delle incursioni di Collettivo Cinetico in una Ferrara incuriosita e un po’ spavalda, per Lodo Guenzi vale l’amicizia con Borghesi e Bologna si trasforma in un luogo del cuore e del ritrovarsi.
Si assiste a Coprifuoco/Spedizioni notturne per città deserte con emozione, e la voce affannata e incredula di Nicola Borghesi finisce col diventare quella di ogni spettatore, il rider ci consegna il dono di un incontro a distanza, di un teatro che non si arrende, che forse è altro dal teatro, ma utilizza la semantica drammaturgica con abilità, non sfuggendo dalle domande ovvie, sentite e risentite, dalla paura che tutto finisca, dal desiderio che tutto abbia termine, ma con la paura di scoprire cosa poi resterà di noi e del mondo prima che scoppiasse la pandemia. Alla fine si applaude con gli occhi al viaggio del rider giunto a destinazione e dopo di che alla prossima pizza a domicilio, alla prossima ordinazione si guarderà al rider nostro quotidiano con uno sguardo diverso e senza dubbio ricordando Coprifuoco/Spedizioni notturne per città deserte di Kepler 452.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Giovedì, 31 Dicembre 2020 10:38

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