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CASA DI PAZZI (UNA) - regia Silvio Giordani

"Una casa di pazzi", regia Silvio Giordani "Una casa di pazzi", regia Silvio Giordani

Roberto D’Alessandro, Enzo Casertano
Una casa di pazzi
Commedia in due atti di Roberto D’Alessandro
Con Maria Lauria e Maria Cristina Gionta
Regia Silvio Giordani
Teatro Manzoni di Roma Stagione 2020-2021 dal 25 maggio al 13 giugno 2021

www.Sipario.it, 30 maggio 2021

Nella storia del teatro, la pazzia ha sempre avuto un privilegio: smascherare le ipocrisie, le verità nascoste, quelle menzogne piccolo-borghesi che si confessano con difficoltà per timore dell’altrui giudizio. Ripescando a caso nella memoria, sovvengono alcuni esempi: Il medico dei pazzi di Scarpetta; la bellissima pièce pirandelliana Il berretto a sonagli; l’esilarante commedia di Eduardo De Filippo Ditegli sempre di sì. Sembravano ormai belle ed esaurite le possibilità, sceniche e drammaturgiche, che si sarebbero potute sfoderare grazie alla pazzia. E invece ecco una nuova commedia, Una casa di pazzi, scritta da Roberto D’Alessandro.
Contrariamente agli illustri esempi appena ricordati, il lavoro di D’Alessandro non ricorre ad un’ironia corrosiva. Per meglio dire: se ironia c’è, non è usata con lo stile che ci si attende: cioè per evidenziare quello che persone non propriamente virtuose tendono a nascondere. Vale a dire tradimenti, problemi, timori, fragilità, orgogli, debolezze. Tutto questo c’è, in Una casa di pazzi, ma viene trattato per quello che comunemente è o si crede sia: un dramma, qui e lì tinto di tragico che non conosce soluzione alcuna.
Attanasio, protagonista della commedia, è un uomo buono che non riesce a fronteggiare le difficoltà che la vita gli pone davanti: debiti a non finire, una moglie perennemente insoddisfatta e, per finire, un fratello pazzo di cui deve prendersi cura perché lo ha promesso al padre in punto di morte. Di situazioni per innescare la commedia e suscitare il riso ve ne sono molte: la fissazione del fratello folle per la provola; la sua debolezza per il gentil sesso espressa in modi non propriamente edificanti; una vicina di casa esuberante, poco discreta e che si scoprirà pazzamente innamorata di Attanasio. Malgrado ciò, il sorriso non affiora sulle labbra del pubblico. Perché?
Si potrebbe pensare che questa non è una commedia comica, ma umoristica in senso pirandelliano. Ma qui mancano i giochi delle maschere, i concettismi filosofici dell’autore siciliano, la dialettica tra realtà e finzione che finiscono nel suo teatro sempre per confondersi. E allora?
Viene da pensare che Una casa di pazzi non susciti un’ilarità spensierata perché drammaturgicamente non nasconde, non difende (in apparenza) ciò che vuole dissacrare; ma lo mostra per quello che è e per come viene vissuto. Così facendo, i momenti comici che la commedia mette in scena non fanno che accentuare il dramma che essa racconta.
Di questo ne risente anche la recitazione degli interpreti. Nessuno riesce ad adottare, sotto un profilo recitativo, quella distanza fredda e mentale che fa scattare la comicità e che consente di trattare i personaggi anche con cinismo, giocando con i loro tic, le loro sfortune, le loro vigliaccherie.
La risata nasce sempre da un sottofondo di crudeltà e freddezza. In Una casa di pazzi, invece, gli attori partecipano di continuo al destino sfortunato dei loro personaggi. Ne hanno compassione, soffrono e piangono con loro.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Giovedì, 03 Giugno 2021 19:51

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