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COME GLI UCCELLI  - regia Marco Lorenzi

"Come gli uccelli", regia Marco Lorenzi. Foto Giuseppe Distefano "Come gli uccelli", regia Marco Lorenzi. Foto Giuseppe Distefano

di Wajdi Mouawad
traduzione del testo originale Tous des oiseaux: Monica Capuani
adattamento: Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi
regia: Marco Lorenzi
con: Aleksandar Cvjetković, Elio D’Alessandro, Said Esserairi, Lucrezia Forni, Irene Ivaldi, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Federico Palumeri, Rebecca Rossetti
assistente alla regia: Lorenzo De Iacovo
dramaturg: Monica Capuani
scenografia e costumi: Gregorio Zurla
disegno luci: Umberto Camponeschi
disegno sonoro: Massimiliano Bressan
vocal coach e composizioni originali: Elio D’Alessandro
video: Full of Beans – Edoardo Palma & Emanuele Forte
un progetto de Il Mulino di Amleto
produzione: A.M.A. Factory, TPE – Teatro Piemonte Europa, Elsinor Centro di Produzione Teatrale e Teatro Nazionale di Genova, in collaborazione con Emilia-Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale e Festival delle Colline Torinesi
Teatro Astra, Torino 26 novembre 2023

www.Sipario.it, 28 novembre 2023

“Ogni volta che l’uomo si è incontrato con l’altro, ha sempre avuto davanti a sé tre possibilità di scelta: fargli guerra, isolarsi dietro a un muro o stabilire un dialogo”: sono parole pronunciate dallo scrittore e giornalista polacco Ryszard Kapuściński nel 2004 in occasione di una conferenza dal titolo “L’incontro con l’altro come la sfida del XXI secolo”, un titolo che potrebbe benissimo fungere da sottotitolo per “Come gli uccelli” di Wajda Mouawad, riadattato e portato in scena da Il Mulino di Amleto al Teatro Astra di Torino, forse l’operazione finora più complessa e ricca della Compagnia torinese che da sempre si caratterizza per l’attenzione al mondo che ci circonda. 
La guerra, il muro, il dialogo. “Come gli uccelli”, indagando proprio queste tre possibilità, ci parla di noi, del nostro rapporto con l’altro. Il teatro, si intende, ci parla sempre di noi, ma questo testo lo fa in maniera più feroce ed è drammaticamente attuale, se si pensa al conflitto che evoca, ossia quello israelo-palestinese. Un conflitto mai risolto che, come un vulcano, periodicamente manifesta al mondo intero la sua rabbia e violenza, senza mai abbandonarne lo stato di latenza. La guerra è un’opzione difficilmente giustificabile, eppure ricorrente, una sconfitta dell’essere umano che rivela la sua incapacità di intendersi con l’altro. Il muro, di pietra o di filo spinato, il muro del silenzio o dell’indifferenza, rappresenta una soluzione alla sola apparenza meno violenta e chiassosa, di certo un netto dinego all’incontro. Cosa impedisce realmente ai protagonisti di “Come gli uccelli” di costruire un dialogo, di riconoscersi nell’altro? Cosa giustifica l’atto di fare saltare un ponte o il massacro di un campo profughi? Si potrebbe dire la paura dell’altro, di più: l’odio, una catena di odi antichi e profondi, rancori e vendette che a risalirla non le si trova il capo. C’è tuttavia qualcosa di più, che ha a che fare con la ricerca della propria identità e dell’appartenenza a un popolo e a una cultura. Ed è forse questa la questione più interessante che emerge dallo spettacolo: l’identità può essere cercata in fattori genetici, culturali o religiosi, come un abito che ci viene fatto indossare prima ancora che ci sia data la possibilità di sceglierlo? Se lo chiedono Eitan e Wahida che, come due moderni Ero e Leandro o Romeo e Giulietta, vedono il loro amore fiorire e all’improvviso scontrarsi con le guerre e i muri che separano e contrappongono i popoli da cui discendono, le loro stesse famiglie martoriate dai sensi di colpa e, allo stesso tempo, di rivalsa sull’altro. 
Lo spettacolo, attraverso continui salti temporali, ripercorre in tre ore la drammatica storia di tre generazioni lacerate da lotte fratricide. Una scrittura scomoda e travolgente quella del franco-libanese Wajdi Mouawad, che Marco Lorenzi, regista dello spettacolo, trasferisce in scena con stile ed eleganza, attraverso una scenografia essenziale (in cui campeggia un muro mobile) e grande spazio assegnato all’interpretazione delle attrici e degli attori, chiamati a recitare in più lingue (italiano, arabo, israeliano e tedesco), e alla componente musicale dal grande impatto emotivo. Lungi applausi e pubblico in piedi, visibilmente commosso e grato.

Francesca Maria Rizzotti

Ultima modifica il Giovedì, 30 Novembre 2023 08:52

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