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DEDALO E ICARO - regia Giacomo Ferraù e Francesco Frongia

"Dedalo e Icaro", regia Giacomo Ferraù e Francesco Frongia "Dedalo e Icaro", regia Giacomo Ferraù e Francesco Frongia

drammaturgia di Tindaro Granata
regia di Giacomo Ferraù e Francesco Frongia
assistente alla regia Pietro Mauri
scenografia Stefano Zullo

movimenti scenici Riccardo Olivier di Fattoria Vittadini

luci Giuliano Almerighi
con Giacomo Ferraù, Giulia Viana, Libero Stelluti, Vincenzo Giordano
produzione Teatro dell'Elfo ed Eco di fondo
con il sostegno del MiBAC e di SIAE, nell'ambito dell'iniziativa "Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura"
Milano, Teatro Elfo Puccini, dal 15 gennaio al 3 febbraio 2019

www.Sipario.it, 29 gennaio 2019

Il labirinto dell'autismo nella drammaturgia di Tindaro Granata

Il labirinto in cui Dedalo ed Icaro sono imprigionati è la metafora mitologica ed esplicativa delle difficoltà esistenziali incontrate da una famiglia con un figlio autistico, nella drammaturgia di Tindaro Granata. Vincenzo e Giulia hanno due figli, Libero e Giacomo. Quest'ultimo vive in un "mondo" immaginario e separato da quello reale degli altri in cui la comunicazione dei propri bisogni passa attraverso l'interpretazione complessa di chi gli sta accanto. Il peso di questa situazione ricade sui genitori e sul fratello che devono ricorrere a un aiuto psicologico. Tutti pagano un prezzo in termini di sofferenza o forse è soltanto la famiglia di Giacomo a pagare. Perché mentre la sofferenza di Giacomo è nascosta, se c'è, negli angoli più imperscrutabili della sua anima, quella dei genitori è manifesta e incontrovertibile. Lo stesso Libero, figlio soltanto di uno dei due, dovrebbe mantenere una certa distanza dai problemi del fratello acquisito. Ma così non accade. Il destino scherza con il suo nome, ricacciandolo con gli altri in una prigione esistenziale a tempo indeterminato. In cui Icaro può essere ognuno di loro. Chi non sa volare tarpa le ali a chi sa volare. Fino a un punto. In cui Giacomo sembrerebbe prendere il volo che, d'altra parte, potrebbe essere solo la proiezione della speranza dei genitori. La drammaturgia di Tindaro Granata, supportata da una regia "pulita" e dalla bravura di tutti gli attori, affronta un tema complesso, con delicatezza, senza addentrarsi troppo in una malattia difficile da comprendere anche per gli specialisti della materia. Le luci soffuse che dominano su tutta la durata della pièce ci portano in questo mistero, lasciando anche noi spaesati ma al tempo stesso attenti di fronte al "labirinto" dell'autismo da cui Giacomo non riesce a uscire.

Andrea Pietrantoni

Ultima modifica il Mercoledì, 30 Gennaio 2019 00:18

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