martedì, 19 gennaio, 2021
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DUE GEMELLI VENEZIANI (I) – regia Valter Malosti (IN STREAMING)

"I due gemelli veneziani", regia Valter Malosti "I due gemelli veneziani", regia Valter Malosti

di Goldoni
adattamento: Angela Demattè, Valter Malosti
regia: Valter Malosti
con: Marco Foschi, Danilo Nigrelli, Marco Manchisi, Irene Petris, Alessandro Bressanello,
Anna Gamba, Valerio Mazzucato, Camilla Nigro, Vittorio Camarota, Andrea Bellacicco

scene e luci di Nicolas Bovey
costumi di Gianluca Sbicca
progetto sonoro di G.U.P. Alcaro
produzione Teatro Stabile del Veneto, TPE - Teatro Piemonte Europa Teatro Metastasio di Prato, 13 dicembre 2020

www.Sipario.it, 30 dicembre 2020

Non ci sono solo equivoci, non ci sono solo due gemelli l’uno un po’ tonto, Zanetto e l’altro affascinante e scaltro, Tonino, entrambi a Verona, l’uno all’insaputa dell’altro, entrambi alle prese con l’amore. Tonino è innamorato di Beatrice e Zanetto è in procinto di contrarre il matrimonio con Rosaura, figlia del dottor Balanzoni, ma contesa da un tartufesco Pancrazio. Nei Due gemelli veneziani di Carlo Goldoni c’è di più di un omaggio alla tradizione della commedia e del doppio (si veda I menecmi di Plauto), c’è qualcosa che non torna, c’è un che di crudele, c’è il lato oscuro di una doppiezza che si realizza in un gioco di intrecci, destinato a essere dipanato in maniera inattesa e inquietante. Tutto ciò si risolverà con l’avvelenamento del povero Zanetto per mano di Pancrazio che a sua volta si darà la morte col medesimo veleno. «In quella commedia c’è un personaggio episodico che fornisce molta azione, prepara e compie la catastrofe. È un impostore di nome Pancrazio», scrive Carlo Goldoni nei suoi Mémoires. In ciò stanno la suggestione e il pensiero che hanno mosso la messinscena di questi Due gemelli veneziani, nati in piena pandemia e nonostante la chiusura dei teatri al pubblico.
Tutto questo per Valter Malosti – che insieme ad Angela Demattè firma la drammaturgia – ha una inattesa e opprimente cupezza che nell’allestimento prodotto dallo Stabile del Veneto insieme al Metastasio di Prato e al Tpe Teatro Piemonte Europa si risolve in una elegante messinscena, costruita su neri squillanti, luci di taglio e una sorta di atmosfera perennemente notturna che si apre e si chiude sul cadavere di Zanetto e con la presenza misterica di Pulcinella che veglia sul corpo morto. La scena completamente sgombra si costruisce con le luci e praticabili cupi che raccontano di vicoli e piazze dominate da una notte perenne, luoghi in cui la penombra la fa da padrona, in cui nulla è definito, i volti si sfumano nelle tenebre. In questo contesto – ben disegnato da scene e luci di Nicola Bovey – a portare un po’ di colore sono i costumi, realizzati da Gianluca Sbicca. Il contrasto col bianco delle donne in foggia primonovecentesca o il damascato della giacca di Zanetto accentuano, se possibile, il buio di quella città/mondo in cui l’equivoco dei due gemelli è destinato a trasformarsi in veleno, in cui si ride a denti stretti, in cui un Pulcinella infero osserva tutto, omaggio a Tiepolo e alla pittura veneziana.
Valter Malosti non vuole distrazioni e nella scena infera dei suoi Gemelli cesella le parole, cerca il ritmo più cupo e aspro di una lingua goldoniana che si fa spigolosa, piena di minacce, violenta, dalle tinte fosche, in perenne tensione. Tutto questo è accompagnato e sostenuto dal tappeto sonoro di G.U.P. Alcaro. Nelle parole che definiscono le relazioni, i contratti di matrimonio e lo stesso tramare di Pancrazio c’è la seduzione del logos che spinge ad agire, che trasforma la realtà, la mistifica, si fa inganno e veleno. Per fare questo Malosti si affida a un gruppo di attori che vivono di una condivisa precisione, che non sbagliano un respiro, che non si concedono libertà e nella costruzione matematico/registica della lingua compiono un esercizio di creatività interpretativa.
Su tutto e tutti dominano Marco Foschi e Danilo Nigrelli. Foschi è potente e camaleontico, è parola incarnata nel suo farsi duplice: Zanetto e Tonino. Nella sua interpretazione la mimica, il tono vocale, il timbro recitativo definiscono due caratteri e non due maschere, senza mai concedersi alla caricatura, ma giocando fino in fondo l’ambiguità straniata dei due gemelli veneziani, l’uno inconsapevole dell’altro, l’uno vittima a suo modo dell’altro. Danilo Nigrelli è un Pancrazio che sta a metà strada fra Jago e Tartufo, ovvero due personaggi che sanno fare della parola che inganna e mistifica un capolavoro di ingegno, salvo poi caderne vittime. Ma è tutto il cast che vive di una amalgama interpretativa di grande intensità e precisione. Irene Petris (Beatrice) Anna Gamba (Rosaura), Camilla Nigro (Colombina), Alessandro Bressanello (dottor Balanzoni), Valerio Mazzuccato (Brighella/Bargello), Vittorio Camarota (Florindo) e Andrea Bellacicco (Lelio e facchino) sono in parte, ognuno ben delineato, senza sbavature, presenti a loro stessi e al loro personaggio. Marco Manchisi è un Arlecchino insolito, elegante, partenopeo, è maschera nel senso più alto del termine, è sintesi dell’essere maschera, un Arlecchino in cui fa capolino Totò, mentre il suo Pulcinella strizza l’occhio a Tieplolo, ma anche ai fantasmi inferi, mentre in controluce si scorge con affetto la lezione di Leo de Berardinis di Scaramouche. I due gemelli veneziani di Goldoni segnano con forza la maturità registica di Valter Malosti, esegeta di testi che si costruiscono e compiono nei corpi degli attori. Malosti, regista della tradizione, si pone sulla scia del magistero di Massimo Castri… con una strizzatina d’occhi a certe isterie di Luca Ronconi e qualche velatina alla Giorgio Strehler.
Post scriptum: I due gemelli veneziani ha debuttato in pieno lockdown, la visione è stata possibile grazie a una versione video estremamente curata e precisa che ha saputo esaltare la forza dell’allestimento, ha guidato lo sguardo dello spettatore e lo ha emozionato con forza e grande padronanza del mezzo video messo al servizio del teatro.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Giovedì, 31 Dicembre 2020 10:36

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