martedì, 27 settembre, 2022
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DI DONNA CE N'E' UNA SOLA - regia Geppy Di Stasio

Di donna ce n'è una sola Di donna ce n'è una sola Regia Geppy Di Stasio

scritto e diretto da Geppy Di Stasio
con Geppi Di Stasio, Gianluca Ansanelli, Roberta Sanzò
Roma, Teatro delle Muse, dal 22 gennaio al 13 febbraio 2008

Avanti, 12 febbraio 2008
Il "teatro della parola"

"Dare al pubblico quello che ti chiede è il modo migliore per farlo fesso" afferma il protagonista Geppy nella commedia "... Di donna ce n'è una sola!". La frase, nel contesto delle sue confidenze con l'amico Gianluca, quarantenne sfiduciato e in crisi d'amore e di soldi come lui, la dice lunga sui rapporti tra spettacolo e spettatori, e apre una infinita serie di domande senza risposte, di cocente attualità sul valore dei media. In verità Geppy è un autore di teatro che non ci sta ai compromessi, e questo non gli permette di decollare e fare fortuna e denaro.Vista da questo punto di osservazione la commedia di Geppy Di Stasio (quello vero) che appunto prende il titolo "...

Di donna ce n'è una sola!", denuncia tra le righe molti comportamenti, molte situazioni che toccano i (non più) giovani d'oggi. E le donne che c'entrano? Come al solito "cherchez la femme". La trama del lavoro interessante, divertente e anche serioso che è tornata in scena ancora una volta al Teatro Delle Muse di Roma, e si avvale della presenza femminile come panacea di tutti i mali, fonte di amore e di desiderio, ma alla fin fine irraggiungibile e misteriosa come ogni donna sa essere quando vuole. Con l'autore-attore-regista Di Stasio recitano con disinvoltura e vivacità Gianluca Ansanelli e una brava Roberta Sansò, ancor più attrice di prima, convinta nell'esprimersi e nel padroneggiare la scena. La commedia, ironica e senz'altro brillante, è la prima di una trilogia che celebra l'eterno femminino con particolare riguardo alla posizione psicanalitica della mamma, parafrasando quindi il celebre proverbio di assoluta condivisione. Il dialogo di questo testo - che soffre ovviamente del problema di un numero esiguo di personaggi - è in larghissima parte interessante e a tratti profondo, senza diventare mai noioso. Anzi. Se una riflessione va fatta, è proprio sul calcare la mano in alcuni casi su battute di immediata comicità ma di scarso valore, quasi a soddisfare la necessità di un applauso liberatorio per sdrammatizzare il tutto. E ciò, credo, giova senz'altro all'attore che recita. Un po' meno all'autore che per decollare definitivamente verso un teatro della parola, dove assumersi fino in fondo il coraggio delle sue pur valide opinioni.

Renato Ribaud

Ultima modifica il Lunedì, 16 Settembre 2013 09:48

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