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EUROPEANA - BREVE STORIA DEL XX SECOLO – regia Lino Guanciale

“Europeana”, regia Lino Guanciale. Foto Luca D'Agostino, Phocus Agency “Europeana”, regia Lino Guanciale. Foto Luca D'Agostino, Phocus Agency

di Patrick Ourednik
traduzione Andrea Libero Carbone
con Lino Guanciale
musiche eseguite dal vivo da Marko Hatlak
regia Lino Guanciale
co-produzione Wrong Child Production e Mittelfest 2021
teatro Remondini, Bassano del Grappa 16 gennaio 2023

www.Sipario.it, 17 gennaio 2023

Capita che a volte ci si possa sbagliare. Tutti, per carità. Capita che si pensi a un progetto pieno di innovazione, d’informazione, pensando di riuscire a dare il meglio di se stessi nel racconto del Ventesimo secolo. Capita di sentirsi in grado di inscenare uno spettacolo con tutti i crismi, cosa che però non mi è affatto sembrata guardando “Europeana”, tratto dal romanzo di Patrick Ouředník, con Lino Guanciale e il virtuoso musicista Marko Hatlak. Uno spettacolo di lettura e poco più, non prettamente teatrale nel senso vero, un esercizio di racconto misto, senza nessuna cronologia precisa, saltando da un momento della storia a un altro. Lino Guanciale attraversa il Ventesimo secolo e il testo di Ouředník, (probabilmente più interessante della messa in scena in questione) con una narrazione semplice che di teatro sa poco, veramente poco, ed è un peccato per un attore considerato dai più bravo, e che ha comunque una formazione interessante. E’ proprio con grande disinvoltura che l’interprete affronta il testo, davanti al pubblico del teatro Remondini di Bassano del Grappa, per la cronaca sold out. Detto in soldoni, è un racconto su di un palcoscenico dove l’attore e il suo musicista, come detto virtuoso, si prodigano, l’attore con grande enfasi e grida mettendo alla rinfusa caotica avvenimenti e date, invertendoli di continuo, saltando a piè pari eventi, dramma, personaggi, per poi ritornarci e ricominciare. Non tanto difficile da seguire, a parte la velocità della lettura che Guanciale fa forse per rafforzare il dramma comunque delle guerre passate, della tragicità degli eventi bellici, dico forse perché la stessa enfasi gridata accanitamente la si pone anche nel confronto di altre notizie del Novecento, più liete come le invenzioni. Alternato qua e là da qualche piccolo siparietto, dialogando con il musicista Hatlak, forzando una comicità che non arriva, Guanciale rimette subito in moto e disorienta ancora, rende attoniti in mezzo a una scena che vede una montagna di indumenti, t.shirt multicolorate e simboliche (anche se la più classica, quella del Che, manca, nonostante l’America c’entri eccome in questo sguardo sull’Europa) farla da padrone. In un paio di angoli della platea sono sistemate due figure, una bambola e una scimmia di peluche, simbolismi che a fine spettacolo sono illuminati, simbolismi che a loro volta si sommano ad altri, la Barbie che scende penzolante e inquietante, il fantoccio in divisa manovrato dallo stesso attore, doppiato con una voce irritante, le stesse magliette. Elementi che vogliono rendere chiaro il secolo trascorso e le sue contraddizioni, ma che creano confusione, non prendono il volo. Le due guerre mondiali sono un po’ il perno delle dolorose e tragiche vicende contraddistinguenti il secolo, con sinistri richiami ma cantilenanti nel funambolico, estenuante racconto del narratore, che giustamente non fa a meno di citare il fronte, i gas, i dolicocefali folli, la propaganda nazista, quella comunista. E le altre voci più leggere, le invenzioni e gli avventi, la radio, la televisione, i microbi che avanzano, persino il reggiseno, indumento inventato nel 1919 del quale le femministe si liberano, secondo il racconto, nel fine Sessanta, salvo poi ritornare capo seducente negli edonistici anni a venire (questo non è detto ma un dato di fatto). Insomma, c’è di tutto e c’è di più, in una scena statica poco illuminata che è fatta di proclami infiniti dal capitalismo al razzismo. Con tanto materiale così, è un’occasione persa, bastava mettere a punto e registrare meglio tutto, puntando sullo spettacolo e non sulla lettura, ad esempio, urlando meno, ad esempio secondo. Nel mezzo delle statistiche e dei numeri, delle progressioni verbali urlate si esce a fine spettacolo quanto meno sbalorditi, con più di una perplessità. Applausi si’, ma affievoliti.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Venerdì, 20 Gennaio 2023 10:33

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