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EMMA B. VEDOVA GIOCASTA - regia Alessio Pizzech

Emma B. Vedova Giocasta Emma B. Vedova Giocasta Regia Alessio Pizzech

di Alberto Savinio
con Elena Croce e Elisabetta Furini
regia e spazio scenico Alessio Pizzech
assistente alla regia Elisabetta Furini
Teatro Francesco di Bartolo, Buti 25-26 maggio 2013

www.Sipario.it, 27 maggio 2013

Finalmente Savinio. Si deve salutare con grande soddisfazione la messinscena di un testo del più giovane dei fratelli de Chirico; perché, tra le diseguali sperimentazioni odierne e le fin troppo ripetute riscoperte di classici, il pubblico teatrale rischia di dimenticare le voci migliori del nostro moderno repertorio drammaturgico. Alberto Savinio è una di queste ed Emma B. vedova Giocasta è forse, come sostiene il regista Alessio Pizzech, «un punto di arrivo, un sunto della sua poetica», portando a compimento una riflessione – sempre audace, ironica e anti-lineare – sul tema delle relazioni familiari.
La Emma B. del titolo è una madre in attesa del figlio, che sta per fare ritorno a casa dopo un'assenza di quindici anni. In un salottino chiuso da alte cortine di fiandra, in buona parte occupato da una pedana inclinata verso la platea (scena semplice ma ben costruita, con un'appropriata disposizione degli appoggi visivi), ella racconta – a se stessa, al pubblico – il morboso attaccamento per il figlio, convincendosi che il suo arrivo ricomporrà finalmente il loro legame; legame che lui stesso aveva voluto interrompere senza riuscirci, se dobbiamo credere alle parole di Emma, che nelle donne amate dal figlio non vede che repliche di se stessa. Il suo lungo monologo accumula in un disomogeneo flusso di coscienza riflessioni e tracce di memoria sconcertanti (nelle quali sono trasposti e trasfigurati spunti autobiografici di Savinio, ricorrenti peraltro anche nelle sue opere pittoriche). E nel pesante armadio che giganteggia al centro della scena – dentro il quale, come scopriamo, ancora sono custoditi gli abiti del figlio, simulacri dell'assente – Emma concluderà il suo grottesco agghindarsi, come se di lì a poco dovesse bussare un amante riconquistato. Come avviene sempre in Savinio, il Mito dunque si rovescia, facendosi squallido e quotidiano, sicché una Giocasta prossima alla monomania può trionfare, o credere di trionfare, su un fuggitivo Edipo.
Scritto nel 1949 come atto unico, il monologo è stato a lungo nel repertorio di Paola Borboni per poi essere persuasivamente interpretato da Valeria Moriconi all'inizio degli anni Ottanta. Elena Croce, proseguendo un proficuo sodalizio col regista livornese, affronta con perspicacia questo assolo lirico e problematico, sebbene l'interpretazione giunga a tratti faticosa, forse per un difetto di levità nel muoversi tra le contorsioni e sfumature linguistiche del testo.
Un'ora di spettacolo, affettuosamente applaudito dal pubblico del Teatro Francesco di Bartolo di Buti.

Carlo Titomanlio

Ultima modifica il Martedì, 17 Settembre 2013 09:11

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