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FORTUNA (LA)- regia Omar Nedjari

"La fortuna", regia Omar Nedjari "La fortuna", regia Omar Nedjari

Di: Omar Nedjari
Con: Enrico Ballardini, Michele Bottini, Giulia d'Imperio, Sergio Longo, Enrico Maggi, Marika Pensa
Regia di: Omar Nedjari
Produzione: ARCUS – Università Statale di Milano
Milano, Teatro Delfino dal 18 al 21 ottobre 2018

www.Sipario.it, 21 ottobre 2018

Testa o croce?
Cosa succederebbe se la brillante penna d'oca di Goldoni intingesse la sua punta nel calamaio dostoevskiano? Un'emulsione difficile da uniformare, un connubio mosaico che attiva bocca e mente insieme. È così che "La fortuna" fa ridere e pensare, lasciando al pubblico un tepore intellettivo che lo accompagna fino a casa. Le drammaturgie miscelate rispondono allo stesso nome: Il Giocatore (di Goldoni e Dostoevskij cronologicamente), ma solo si arredano della classica messa in scena. La pièce, infatti, si inserisce nella prima settimana nazionale di sensibilizzazione sui temi della ludopatia ospitata al Teatro Delfino e portata avanti dalla rete civica Milano No Slot. Il progetto teatrale si intreccia con il pedagogico coinvolgendo la compagnia ARCUS e l'Università degli Studi. Omar Nedjari, in regia, fa da Cicerone nel mondo dei jackpot arricchendo il palcoscenico di teli bianchi, opachi, che fanno vedere e non vedere. Florindo, dipendente dal gioco, si rifugia in queste mura ondulanti, lontano dal mondo, in un casinò che abbaglia e stordisce con i suoi LED a intermittenza. Rosaura, sua promessa sposa, e Pantalone, il padre di lei, vogliono che smetta ma loro in primis non riescono a tagliare il cordone, per l'amore indissolubile di Rosaura per Florindo e di Pantalone per Rosaura. "Vi giuro che non giocherò mai più"! Appare sveviana la promessa di Florindo che, zecchino dopo zecchino, perde tutti i suoi risparmi ed è costretto ad elemosinare. Tormentato durante il sonno, da rossi incubi speranzosi di vittoria, è incantato dall'amante Beatrice, che lo ammalia inculcandogli un'illusione di riscatto. La sua figura è leggera in scena e la voce dell'attrice è un canto di sirena per il protagonista. Così il vortice non si ferma e forza Florindo a scommettere anche la collana della sua promessa sposa, in una conta diabolica in cui lui non è contemplato. Salta, dolorante, fra i carboni ardenti in mezzo a canzoni che non sa cantare e danze che non sa danzare. Una commedia pantomimica in cui Florindo è finito per caso, dove è smarrito e si sente a disagio. Una scrittura che lo schernisce, mettendo in secondo piano la sua miserevole condizione e dando la precedenza alla spiccata comicità dall'inflessione veneziana. Dostoevskij è inserito in punti strategici, donando agli intermezzi un retrogusto amaro. Il piatto continua a piangere e Florindo scommette (e perde) la dignità promettendosi in matrimonio alla cadaverica sorella di Pantalone, zia Gandolfa, in cambio di 1000 ducati annui e un indelebile astio da parte di Pancrazio, suo rivale in amore. Alla sfrontatezza di Filippo di controllare la vita, ne "La bella morte" di Paola Fossataro, si affianca il miraggio di manovrare la fortuna da parte di Florindo. E alla fine questa gli sorride, facendogli tornare in tasca qualche soldo e la fiducia nel cuore di Rosaura e Pantalone.
"[...] per ch'una gente impera e l'altra langue, / seguendo lo giudicio di costei, / che è occulto come in erba l'angue. / Vostro saver non ha contasto a lei: / questa provede, giudica, e persegue / suo regno come il loro li altri dèi [...]"1.
E se anche per Dante la fortuna è incontrollabile, solo a Florindo spetta la scelta: lanciare o meno la sua ultima moneta. Testa o croce? "Qui si parrà la tua nobilitate"2.


1 Divina Commedia (Dante Alighieri), Inferno, Canto VII, vv. 82-87;
2 Divina Commedia (Dante Alighieri), Inferno, Canto II, v. 9.

Giovanni Moreddu

Ultima modifica il Domenica, 21 Ottobre 2018 20:02

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