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FIAT VOLUNTAS DEI - regia Giuseppe Romani

In primo piano Aldo Toscano e Debora Bernardi. Dietro Musumeci, Santonocito, Spigarelli in “Fiat Voluntas Dei”, regia Giuseppe Romani. Foto Dino Stornello In primo piano Aldo Toscano e Debora Bernardi. Dietro Musumeci, Santonocito, Spigarelli in “Fiat Voluntas Dei”, regia Giuseppe Romani. Foto Dino Stornello

di Giuseppe Macrì
Regia di Giuseppe Romani
Interpreti: Tuccio Musumeci, Aldo Toscano, Olivia Spigarelli,
Plinio Milazzo, Debora Bernardi, Santo Santonocito,
Santo Pennisi, Lorenza Denaro, Margherita Mignemi, Giuseppe Ferlito

Musiche: Pippo Russo
Scene: Jacopo Manni
Costumi: Sara Verrini
Luci: Sergio Noè
Produzione Teatro della Città – Catania
al Teatro Brancati di Catania dal 9 al 26 maggio 2019

www.Sipario.it, 24 maggio 2019

La fama del drammaturgo catanese Giuseppe Macrì (1878-1973), autore di ben 22 lavori, molti rimasti inediti, è legata alla sola Fiat voluntas dei, di cui nel 1935 fu realizzato un film interpretato dal grande Angelo Musco. In genere i personaggi che popolano le sue commedie si muovono in un contesto sociale che oscilla tra il comico e il drammatico e si caratterizzano per la semplicità delle trame, la scorrevolezza del dialetto tipicamente catanese infarcito di detti e proverbi e per culto del focolare domestico sfrondato da quegli elementi veristici già a quel tempo trattati da Verga e Capuana. La fortuna del Fiat ma anche di molti lavori di Martoglio (per tutti valga San Giovanni decollato e L'aria del Continente) si deve non solo a straordinari attori come Musco, Anselmi, Grasso, Ferro, e tanti altri, ma anche a quelle centinaia di filodrammatiche sparse per l'isola che certamente si sono abbeverate alle varie strutture teatrali catanesi compreso lo Stabile e da pochi anni pure al Brancati, diventato con Tuccio Musumeci ma anche con Pippo Pattavina e Guia Jelo, le stelle più rappresentative della tradizione teatrale catanese. Il vero motore del Fiat voluntas dei è padre Attanasio che Tuccio Musumeci innalza ad icona superlativa nei neri abiti talari d'un prete un po' pavido come Don Abbondio un po' ricco d'una consolidata saggezza popolare, tuttavia prendendo sempre le difese dei più deboli, facendo sbellicare di risate un pubblico che conosce le batture più esilaranti, somigliante (Musumeci) per asciuttezza delle rapide battute a comici del passato del calibro di Gilberto Govi, Nino Taranto, Pepino De Filippo e pure Nino Frassica. Il plot è quello che tante famiglie del passato e del presente vivono nei confronti dei propri figli che hanno scelto di sposarsi anche senza il loro consenso. L'ex sensale e adesso benestante Don Gaetano Maravagna (Aldo Toscano) non vuole che suo figlio Paolino (Plinio Milazzo) impalmi la giovane Anna (Lorenza Denaro) perché il padre, Don Girolamo, ben caratterizzato da quella maschera grottesca che è Santo Pennisi, fa il macellaio. Attorno alle due famiglia s'aggira con insistenza la Mara infoiata di Debora Bernardi sposata con il sindaco del paese, il Don Vincenzino di Santo Santonocito, che sbava per Paolino che la respinge sempre con molta energia e determinazione. I due giovani si sposeranno solo dopo che il macellaio in un confronto sulla dote che darà ai propri figli sfodererà un patrimonio pecuniario molto più alto del futuro compare. Accanto ai personaggi accennati c'è il disinfettatore di Giuseppe Ferlito (la commedia è ambientata durante un'epidemia di "Spagnola") e spiccano due bravissime attrici di cui ci siamo occupati nel recente passato, rispettivamente Olivia Spigarelli l'accodante moglie di Don Gaetano che nei ritagli della pièce non disdegna di bere vino rosso da un fiasco di vino e Margherita Mignemi, qui nel ruolo della perpetua con agli occhi un paio di occhiali simili a fondi di bottiglia che auspica a Padre Attanasio una dipartita indolore con tutti i crismi cristiani. La regia di Giuseppe Romani è eccellente, tutta improntata su ritmi incalzanti, mentre la scena dipinta nei tre atti è di Jacopo Manni, i costumi contemporanei di Sara Verrini e i motivetti musicali orecchiabili di Pippo Russo. Ancora un successo per il Teatro Brancati di Catania che ha prodotto lo spettacolo.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Sabato, 25 Maggio 2019 06:55

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