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GIUOCO DELLE PARTI (IL) - regia Egisto Marcucci

Il giuoco delle parti Il giuoco delle parti Regia Egisto Marcucci. Foto Federico Riva

di Luigi Pirandello
con Geppy Gleijeses, Mariangela Bargilli, Leandro Amato, Massimo Cimaglia, Antonio Ferrante, Franco Ravera, Ferruccio Ferrante, Giorgia Morese, Francesco Pupa, Francesco Sgrò
scene: Graziano Gregori
musiche: Matteo D'Amico, Guido Ruggeri
luci: Luigi Ascione, costumi: Carla Teti
progetto e drammaturgia: Egisto Marcucci
Roma, Teatro Qurino, dal 10 al 29 novembre 2009

www.Sipario.it, 22 dicembre 2009
Il Messaggero, 21 novembre 2009

Leone Gala – protagonista di questa ennesima ripresa pirandelliana – è personaggio che tende più a guardare la vita dall’esterno, che viverla direttamente: non incline ad una accentuata passionalità verso la moglie Silia, ha accettato che questa abbia un amante – che vive assieme alla coppia in un equilibrio apparentemente perfetto.

Ma sotto la cenere cova un fuoco, che attende solo la buona occasione per divampare violentemente… Ed infatti, non appena una banda di invasati mascherati da satiri invade l’abitazione di Silia e la circuisce al limite dell’aggressione erotica, si pone la questione del duello riparatore dell’insulto – che spetta per convenzione al marito!

Silia, impersonata dall’avvenente Marianella Bargilli, spera che l’evento del duello possa liberarla dalla presenza ingombrante del gelido marito, che influisce negativamente sul suo rapporto con l’amante – impedendole la totale manifestazione della sua accentuata femminilità.

A sua volta il marito Leone Gala – il compassato Geppy Gleijeses – ha in mente un qualche ribaltamento della situazione, quando agli impeccabili padrini in cilindro e redingote neri dice che non spetta a lui battersi in duello, ma all’amante effettivo compagno della moglie.
Il relativo colpo di scena denuncia forse anche l’intenzione dell’autore Pirandello di restituire a Leone Gala un fremito d’ordine sentimentale, intaccando in parte quel monumento di razionalità che ha caratterizzato il personaggio del marito fin dalle prime battute.

Leandro Amato ha ben rappresentato il giovane amante Venanzi, che morirà nell’impari duello – vittima sacrificale nello scontro senza esclusione di colpi tra i coniugi.

L’eleganza dei costumi, in particolare quelli della longilinea Silia, conferiscono grande dignità alla pièce e sono firmati da Carla Teti... Qualche perplessità sorge sulla scenografia di Graziano Gregori, che ha previsto un secondo ripiano al di sopra del palcoscenico, al quale accedono tramite uno schieramento di sedie, i satiri che aggrediscono Silia.
Applausi moderati intesi a premiare l’indiscussa bravura degli attori. Progetto drammaturgico di Egisto Marcucci, e attenta regia di Elisabetta Courir.

Luigi Pirandello ha scritto la commedia nel 1918, derivandola dalla novella “Quando si è capito il giuoco” di alcuni anni prima.

Fernando Bevilacqua

Pirandello e l’esercizio di domare le passioni

Chi vide il Giuoco delle parti messo in scena nel 1965 della Compagnia De Lullo-Falk-Valli-Albani, ci racconta di una scenografia ispirata ai quadri di Casorati, della donna-mistero interpretata dalla Falk, di un indimenticabile Romolo Valli nel ruolo di Leone Gala. Le mirabilia vivono nella memoria degli allora presenti. Agli altri, compresa chi scrive, la condizione di ricevere senza paragoni così schiaccianti l’allestimento del Giuoco offerto al Quirino da Geppy Gleijeses, Marianella Bargilli e Leandro Amato, coordinati dal duo registico Egisto Marcucci-Elisabetta Courir. Il testo di Pirandello (1918), particolarmente verboso e filosofeggiante, espone il caso di Leone il cinico, impegnato a domare il tormento delle passioni; di sua moglie Silia, felina, capricciosa, amorale; e dell’amante di lei, il quasi legalizzato Guido Venanzi, costretto a battersi in duello per vendicare nei fatti l’onore della donna, solo formalmente difeso dal legittimo consorte. La solita, fascinosa contorsione pirandelliana, insomma. Che si estrinseca qui in ambienti scarni e simbolici (di Graziano Gregori): nel primo tempo pareti scure su un pavimento di rose rosse, nel secondo la bianca cucina di Leone, capace di ospitare, fra le pentole, anche pile e pile di libri marmorei. In proscenio una fila di sedie vuote, pronte ad ospitare fantomatici spettatori o ancora, al momento dell’irruzione in casa di Silia del gruppo di ubriachi che fanno da casus belli, a fungere da piedistallo agli oltraggianti. Leone Gala (figura impervia) trova giustizia e pertinenza nell’ironia e nel nitore di Gleijeses, che regala al personaggio persino qualche pennellata di attualità buffonesca. A Silia, la Bargilli regala il physique du rôle della femmina incapibile e sottile, rubata a un quadro preraffaellita. Leandro Amato è un neutro Venanzi. Massimo Cimaglia, Antonio Ferrante, Franco Ravera, Ferruccio Ferrante, Giorgia Morese, Francesco Pupa, Francesco Sgrò completano il cast.

Rita Sala

Ultima modifica il Sabato, 21 Settembre 2013 06:02

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