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GOLEM - regia Suzanne Andrade

"Golem", regia Suzanne Andrade "Golem", regia Suzanne Andrade


scritto e diretto da Suzanne Andrade
spettacolo in lingua inglese con sovratitoli in italiano
con Charolotte Dubery, Will Close, Lilian Henley, Rose Robinson, Shamira Turner
voce registrata Ben Whitehead
animazione e design Paul Barrit
musiche Lilian Henley
drammaturgia Ben Francombe
costumi Sarah Munro
produzione Jo Crowley
Teatro Vittorio Emanuele di Messina dal 15 al 17 aprile 2016

www.Sipario.it, 17 aprile 2016

Con Golem siamo in una zona di frontiera del teatro. Ci troviamo infatti davanti ad un singolare incrocio di animazione, musical da camera, recitazione.
Il tema è il colossale interrogativo che l'umanità si trova a dover fronteggiare a partire dallo instaurarsi della società industriale. Siamo noi a controllare la tecnologia o è lei invece a controllare noi? Quanto siamo consapevoli delle manipolazioni dell'ambiente in cui viviamo e quante azioni da noi compiute sono automatismi o invece frutto della nostra vera volontà?
Siamo catapultati in uno scenario da graphic novel, con animazioni dai colori accesi che scorrono incessantemente sullo schermo posto sullo sfondo, mentre sul palco si svolge l'azione degli attori e dei due musicisti al piano e alla batteria.
Il pretesto narrativo è la storia di Robert, strano personaggio, dall'aria tra il marionettistico e il clownesco, il cui impiego presso un centro dati consiste nel fare il back up dei back up.
L'ordinata quotidianità di Robert viene sconvolta dall'acquisto dal suo amico Phil Sylocate dell'ultima delle sue invenzioni, il Golem, "un'uomo d'argilla plasmato", che "può fare solamente ciò che gli dice di fare il suo padrone".
Il mito del Golem ha radici antiche. Figura antropomorfa immaginaria della mitologia ebraica, nel folclore medievale rappresenta il gigante creato dall'argilla dai conoscitori dei segreti della Qabbalah, per essere usato come servo ubbidiente.
L'ubbidienza, che viene indicata a Robert come principale requisito del suo acquisto, è qualcosa che però gradualmente muta di forma, man mano che le funzioni del Golem si estendono, diventando via via sempre più invasive nella vita del protagonista.
Se all'inizio la figura di argilla si rivela utile sostituendo Robert in alcune incombenze, ad esempio lavorando al suo posto, in breve la sua sfera di azione si ramifica, finendo con l'invertire i ruoli tra chi dà ordini e chi li esegue.
Dalla sera in cui Robert scopre che il suo Golem può parlare, anche con simpatiche rime, è tutto un susseguirsi di consigli non richiesti su cosa fare, cosa comprare, persino cosa desiderare, in un processo di manipolazione sempre più evidente.
Parallelamente l'invenzione sbarca sul mercato, diventando una merce prodotta su scala mondiale, oggetto d'uso comune delle masse. La prima versione viene sostituita da una nuova più piccola, agile e accattivante.
Per star dietro al nuovo Golem, Robert è costretto a correre, mentre i mantra "Dici sì al progresso", "Muoviti al passo coi tempi o rimarrai indietro" non danno tregua.
L'induzione verso desideri che non gli appartengono snatura il protagonista, portandolo a inseguire ambizioni di carriera a lui estranee.
Neanche la sfera sentimentale viene salvaguardata. Il tenero amore per la dolce collega Joy viene annientato dal subdolo insinuarsi del Golem. "Sei un uomo moderno, hai infinite possibilità".
Perchè del resto accontentarsi di un'unica relazione, quando una evoluta ed efficiente macchina del corteggiamento può offrirti, tra mille, il perfect match, l'accoppiata vincente?
È l'aspetto del consumismo forse più pericoloso della nostra epoca, quello che svilisce le relazioni e i sentimenti.
Il Golem s'impadronisce anche delle tue opinioni, dicendoti cosa pensare, ad esempio sulla questione dell'immigrazione.
Quando anche l'ultimo brandello di identità è stato catturato, è pronto il passaggio alla terza versione del Golem, quella in cui è ormai diventato un tutt'uno con l'uomo.
È l'ultima tappa del percorso verso una società completamente manipolata e priva di alcun spirito vitale, dove persino una band con istanze rivoluzionarie, Annie and the Underdogs, che finora era rimasta cosciente e critica rispetto alle lusinghe del sistema, è perfettamente integrata in esso.
Siamo di fronte ad una razza nuova, ad alta definzione.
Lo spettacolo colpisce per la ricchezza di linguaggi e di stili che mette assieme.
La performance degli attori è estremamente precisa, in perfetta armonia con le animazioni.
Il testo appare molto ben scritto, denso di riferimenti e di significati, e allo stesso tempo fluido, rendendo lo svolgimento della trama agile e ritmato.
Perfetti il commento sonoro dei musicisti e gradevoli gli intermezzi canori che fanno da punteggiatura ai vari accadimenti sulla scena.
Strabilianti le animazioni di Paul Barritt, realizzate utilizzando una combinazione di disegno e computer, ricche di riferimenti pittorici, come ad esempio quello alla Pop Art.
La varietà di stili rendono la scena un ricco caleidoscopio, in cui si mescolano dal fumetto al teatro espressionista, dalle atmosfere retrò alla pantomima punk.
Nel complesso lo spettacolo mostra una potente fattura e ha una buona presa sul pubblico. Nonostante il tema della manipolazione della società non sia di certo nuovo, nuovi e originali sono sicuramente i modi utilizzati per portarlo sulla scena. Inoltre le problematiche relative alla disumanizzazione degli individui e delle relazioni nelle società occidentali non cessano di interrogarci. Uscendo dal teatro fose si può avere una maggiore consapevolezza di quanto un gesto apparentemente banale come usare lo smartphone possa avere un impatto sempre più significativo sulle nostre vite e su quanto il tema del controllo sarà sempre di più una questione centrale nel nostro futuro.

Carmen Cicero

Ultima modifica il Mercoledì, 20 Aprile 2016 13:23

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