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INTERVISTA (L') - regia Valerio Binasco

L'intervista L'intervista Regia Valerio Binasco

di Natalia Ginzburg
regia: Valerio Binasco
scene: Antonio Panzuto
costumi: Sandra Cardini
con Maria Paiato, Valerio Binasco, Azzurra Antonacci
Roma, Teatro Eliseo, dal 10 febbraio al 10 marzo 2009
Teatro Verdi di Fiorenzuola D'arda 22 novembre 2009

www.Sipario.it, 8 febbraio 2010
Il Manifesti, 1 marzo 2009
Il Messaggero, 28 febbraio 2009
La Stampa, 12 febbraio 2009

Assistere a L'intervista diretta da Valerio Binasco vuol dire poter assistere ad un teatro che fa della verità, della credibilità il suo orizzonte. La pièce di Natalia Ginzburg si svolge sull'arco di tempo di dieci anni e racconta del tentativo del giovane Marco Rozzi di intervistare l'importante studioso Gianni Tiraboschi, oggetto della sua giovanile ammirazione. L'appuntamento va buco, ma Rozzi fa la conoscenza di Ilaria (Maria Paiato) e Stella (Azzurra Antonacci) rispettivamente la compagna e la sorella di Gianni Tiraboschi. Dopo un anno la scena si ripete, di nuovo la richiesta d'intervista, di nuovo un imprevisto che fa saltare tutto, di nuovo la complicità fra il giornalista, Ilaria, compagna di Tiraboschi che sopporta, mal sopporta il nuovo legame dello studioso con un'altra donna. Fra i tre nasce una strana complicità, un raccontarsi a cuore aperto che mette a nudo tre vite, tutte a loro modo piene di speranze ma costrette ad una dolorosa e inconsapevole ritirata. L'azione poi si sposta nel tempo e dieci anni dopo l'incontro fra Tiraboschi, entrato in depressione, e Rozzi, che ha ormai abbandonato il giornalismo, si compie, ma ormai le speranze e i sogni di dieci anni prima sono svanite e tutto s'ammanta di una disperata rassegnazione che lascia sbigottiti. Se questo è il racconto, Valerio Binasco riesce a trasfondere sulla scena la scrittura sospesa, apparentemente semplice e quotidiana di Natalia Ginzburg con una recitazione fatta di controllo assoluto della mimica e delle tonalità della voce. Ciò che accade in scena si mostra allora in tutta la sua verità, è rappresentazione che respira di verità. Maria Paiato è a tratti irriconoscibile, non sbaglia una battuta, non fa un gesto o un'espressione fuori registro, è più che sembrare, è quell'Ilaria che per amore  per comodità si illude di un amore che non c'è così come  Valerio Binasco è quel giornalista animato dall'entusiasmo della giovinezza e dopo dieci anni sgamato, ma che affida all'incontro possibile con Tiraboschi l'ultimo angolo di utopia e di sogno della sua anima. Azzurra Antonacci è un bel contorno, è una sorella ribelle che la vita reintegra in un esilio rurale all'ombra del fratello malato. L'intervista nella messinscena di Valerio binasco è uno di quegli spettacoli che se si fosse miopi si direbbe 'tradizionali' ma che in realtà dimostrano come sia possibile fare ancora un teatro di parola e di racconto, facendo di questo lo specchio o forse il grimaldello per interrogarci sul nostro presente. Binasco regista non sbaglia in nulla, dimostra di saper leggere il testo, di saper trasporre la parola scritta sulla scena, dando ad ogni vocabolo il respiro giusto conquistandosi il pubblico con la normalità di un teatro curato e intelligente e per questo eccezionale.

Nicola Arrigoni

«L'intervista» impossibile. La lezione morale di Natalia Ginzburg

Valerio Binasco, regista e interprete, e Maria Paiato nel racconto di dieci anni di un'Italia che arranca dal 1978 al 1988

Valerio Binasco si affeziona ai suoi autori, Jon Foss, come Natalia Ginzburg, anche se la fama non sembra arridere oggi alla scrittrice di Lessico famigliare. L'intervista (oggi ancora all'Eliseo di Roma, che ha prodotto lo spettacolo; poi da martedì al Carignano di Torino) è l'ultimo suo testo teatrale, pubblicato nel 1989, due anni prima della morte. E a differenza di altri titoli che hanno reso celebre il suo teatro (da Ti ho sposato per allegria a La segretaria), non si basa solo sulla grande e scorrevole bellezza della lingua, o sull'apparente banalità delle situazioni di un'Italia che arranca verso uno status borghese. Ne L'intervista c'è una scansione temporale che si fa quasi biblica: le tre scene partono dal '78, l'anno del delitto Moro, fino a dieci anni dopo. Il protagonista è all'inizio un aspirante giornalista di generose e impegnate speranze, ma lo ritroviamo alla fine già autore di programmi tv poiché si è compiuta la ufficializzazione delle private e una «cultura» nuova si impone rompendo la crosta patinata degli anni ottanta.
Tanto che l'oggetto di questa intervista impossibile e sempre rimandata, è un intellettuale di grido, impegnato e vitaiolo, piacione e dongiovanni nel '78, ma ormai rifluito dieci anni dopo nella depressione esistenziale da abbandono femminile. Dietro la sua prosa scintillante (il pubblico ride oggi come allora) e l'apparente bonomia, la grande Ginzburg mantiene intatta la sua corazza morale. Lei che era stata una delle colonne dell'Einaudi del dopoguerra con Pavese e Vittorini, aveva retto con discrezione alle bordate tremende delle neoavanguardie contro l'aspetto consolatorio della sua scrittura. Ma con la stessa caparbia grandezza di un tempo, il suo sguardo di sottecchi e l'eterna sigaretta, era tornata in politica negli anni 80 e faceva le bucce, sorridendo, alle mitologie fasulle.
Valerio Binasco, regista e interprete dell'intervistatore, prende con tutta la delicatezza il testo di Ginzburg, e ne fa il terreno di confronto con quell'altra bellissima creatura che Maria Paiato dà della fidanzata fedele e tradita dell'intellettuale. Due esseri belli, entrambi sconfitti, ma entrambi decisi a difendersi dal fallimento con l'uso e l'invenzione della parola. Attorno a loro anche la sorella più giovane del padrone di casa (Azzurra Antonacci). Paiato e Binasco invece, come i loro personaggi, concedono spazio alla sfortuna e alla modestia che li attanaglia, in apparenza senza opporre resistenza, ma sempre pronti con un guizzo, o anche con un semplice scatto degli occhi, a redimerne la sconfitta. Il soggiorno cadente dell'antica villa toscana che il padrone di casa ha voluto, seguendo la moda, come buen retiro, nelle occasioni perse di intervista (come in quella finale che finalmente si compie nella più assoluta inutilità) si fa cassa di risonanza di un vuoto interiore non lavabile né colmabile. Come, con tutta la delicatezza delle parole, risuona ancora oggi la lezione morale della grande signora Ginzburg.

Gianfranco Capitta

"Intervista" vecchia fa buon brodo

Avrà certo scelto L'intervista, Valerio Binasco, regista e interprete dello spettacolo in scena ancora oggi e domani all'Eliseo, per le forti assonanze fra le atmosfere create da Natalia Ginzburg nel 1978 e quelle che l'attualità partorisce e sublima quotidianamente. La storia fotografa il tentativo di Marco (lo stesso Binasco), giornalista a caccia di un colloquio con Gianni, autorevole intellettuale che non è facile incontrare, e l'intesa imprevista in cui si avventurano lo stesso Marco e Ilaria (Maria Paiato), compagna di Gianni. La quale, assieme alla cognata Stella (Azzurra Antonacci), riceve il postulante nella casa di campagna dove vive con il partner. Stella e Marco si confidano pian piano, lei con la voglia che non muoiano ideali e speranze nei quali ha sempre creduto; lui impetuoso e pieno di ambiziose aspirazioni. Gianni non si presenta e Marco deve attendere per riprovare a intervistarlo. Torna dopo un anno nella casa del "suo" personaggio, ma continua a non aver fortuna. C'è però Stella, ricca ricompensa alla frustrazione, Stella che lo ritrova come se lo avesse lasciato solo un attimo prima, Stella che non è cambiata... Teatro ben fatto, ottimi dialoghi (la Ginzburg ne va famosa), interpretazioni e regia che innervano il testo e i personaggi di una pertinenza speciale. E c'è, in questa Intervista, un'esortazione lanciata alla cronaca e a noi che la stiamo vivendo: i ricorsi della Storia non uccidano la capacità di emozionarci e si opponga allo sfacelo il potere dirompente degli ideali. Dopo Roma, lo spettacolo sarà, fino al 15 marzo, al Teatro Carignano di Torino.

Rita Sala

Che delizia l'intervista

Nell'Intervista, ultima commedia di Natalia Ginzburg, un aspirante giornalista trentenne arriva nella cadente casa di campagna di un intellettuale di grande prestigio appunto per intervistarlo, ma ci trova soltanto la sua convivente, una donna abbastanza frustrata, e la sorellina dell'assente, pigra e ostile ma sculettante, evidentemente pronta a molto pur di evadere da un posto così isolato. I tre si sentono marginali e i primi due sono anche ansiosi di raccontarsi, con la terza che partecipa defilata, quasi a malincuore. La situazione si ripete un anno e mezzo dopo, quando il giornalista effettua un secondo tentativo vano come il primo; e definitivamente dieci anni dopo, quando le cose sono molto cambiate, specialmente per l'illustre intellettuale, che non vedremo mai e la cui stella sembra ormai arrivata al tramonto.

Quando la ascoltai nel primo e finora unico allestimento, una ventina d'anni fa, la pièce mi sembrò il capolavoro teatrale della Ginzburg. Oggi ne sono sicuro. I dialoghi filano che è un piacere, sono loro a ispirare l'allestimento diretto e interpretato con incantevole finezza da Valerio Binasco, ai cui scambi con una superba Maria Paiato la giovane Azzurra Antonacci aggiunge ogni tanto una parca dose di peperoncino. I discorsi, se vogliamo le chiacchiere del terzetto che gira a vuoto nell'Italietta degli Anni Ottanta (è il decennio che passa), sono orecchiati con una precisione e un'ironia prive di sarcasmo, mentre le cose accadono senza parere: una trama solida e dai risvolti spassosi innerva l'apparente stasi del tutto. Teatro di parola, teatro del passato, forse; ma per fortuna noi non siamo limitati nei nostri gusti, diamo a Marivaux lo stesso diritto di cittadinanza di Beckett. E questa serata, 90 minuti senza intervallo, è una pura delizia.

Masolino d'Amico

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 09:12

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