lunedì, 20 maggio, 2024
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LADIES FOOTBALL CLUB - regia Giorgio Sangati

Maria Paiato in “Ladies Football Club”, regia Giorgio Sangati. Foto Masiar Pasquali Maria Paiato in “Ladies Football Club”, regia Giorgio Sangati. Foto Masiar Pasquali

di Stefano Massini
con Maria Paiato
regia Giorgio Sangati
scene Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci Luigi Biondi
assistente alla regia Michele Tonicello
produzione Teatro Biondo Palermo / CTB - Centro Teatrale Bresciano
in collaborazione con Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa
Palermo, Teatro Biondo dal 10 al 21 aprile 2024

www.Sipario.it, 21 aprile 2024

PARTITA PERFETTA

Quando la partita che in scena si gioca tra scrittura e recitazione  produce uno spettacolo dalla tenuta perfetta che coinvolge pienamente  lo spettatore in una storia con la stessa tensione della partita di cui il testo racconta. 
Questo il caso di Ladies Football Club un testo di Stefano Massini interpretato da una Maria Paiato in stato di grazia diretta con estremo equilibrio da Giorgio Sangati. 
Il plot è quello di una storia tanto vera quanto formidabile cioè  quella di un gruppo di operaie  di una fabbrica di munizioni che sotto il cielo grigio della città di Sheffield,  il giorno 6 aprile del 1917 mentre gli Stati Uniti entravano in guerra e il compagno Lenin preparava la Rivoluzione Russa, nell’arco temporale della pausa pranzo fanno di un primo calcio dato casualmente ad una palla  abbandonata in un cortile l’inizio di un’avventura di forza e determinazione che muterà la palla, femminile singolare, in un pallone, maschile singolare, le operaie in invincibili calciatrici e la loro avventura in una storia che doveva essere scritta ed arrivare fino a  noi.
In scena la portavoce della storia è Rosalyn Taylor, escamotage drammaturgico con il quale il regista organizza il testo a più voci che Massini partendo dal suo  omonimo romanzo edito da Mondadori aveva trascritto in terza persona per la scena. La matassa del testo è ricca e fatta di fili di diverso colore che la maestria della Paiato  sferruzza con energia nella prima persona dell’ io narrante con un ricco e variegato registro interpretativo che raccoglie le diverse voci e maschere delle compagne di lavoro e poi di squadra: Olivia Loyd, Justine Wright, Penelope Anderson, Abigail Clarke, Haile Howen, Melanie Murray Violet Chapman, Brianna Griffit, Sherill Bryan, Berenice MacDougall, ognuna con uno stigma preciso che di loro ne fa un punto di vista sul mondo che stava loro attorno e che in quanto donne avrebbero dovuto accettare anziché pensare di cambiare sfuggendo alle regole che da sempre le aveva escluse dal gioco del calcio così come dall’esercizio dell’autodeterminazione. 
La protagonista scolpisce il legno buono del testo usando tutto il suo armamentario di attrice fuori classe fatto di mille toni e semitoni, espressioni del viso, torsioni del corpo, tempi comici e surreali,  assorbendo nel suo corpo tutte le varie corporeità che riesce a farci vedere su quella pedana semplice e astratta dove  prendono vita le eroine di questa avventura che  nel suo narrarsi dipinge anche un’epoca storica e un’esperienza di riscatto femminile senza minimamente farsi prendere dalla retorica femminista.
Quella attuale è una ripresa coprodotta dal Teatro Biondo e dal Centro teatrale Bresciano, ma lo spettacolo debuttò a Milano allo Studio Melato che di certo era lo  spazio più adatto per rievocare quella fabbrica fatta di mattoni e strutture di ferro dove il disegno luci di Lugi Biondi fu ideato per dar corpo a quel cortile della fabbrica Doyle & Walker munizioni e poi allo stadio finale dove si giocò la partita massima contro la squadra maschile.  In Sala Strehler il disegno luci originario  è forse un po’ sacrificato ma gioca efficacemente una grammatica essenziale di scena in bianco e nero che dilata le traiettorie di un cortile in quelle di uno stadio . L’unico dettaglio che mi resta poco chiaro è la scelta del costume che non dice nulla del tempo storico in cui si volge la storia e non si carica di alcun segno.
La visione dello spettacolo lascia addosso molta energia  e certo vale la pena di seguire l’orbita di quella palla che diventa pallone  e farsi prendere dalla forza  della storia e del teatro che qui è puro e potente. 
In replica fino a domani, da non perdere.

Valeria Patera

Ultima modifica il Venerdì, 26 Aprile 2024 19:10

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