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METAMORFOSI (LA) - regia Luca Micheletti

La metamorfosi La metamorfosi Regia Luca Micheletti

dal racconto di Franz Kafka
regia e drammaturgia di Luca Micheletti
con Dario Cantarelli, Laura Curino, Luca Micheletti, Claudia Scaravonati
scene di Csaba Antal, costumi di Claudette Lilly, luci di Cesare Agoni
drammaturgia musicale di Roberto Bindoni, suono di Edoardo Chiaf
consulenza filologico-letteraria, Lucia Mor
produzione Ctb Teatro Stabile di Brescia e Ert Emilia Romagna Teatro
Teatro Santa Chiara, Brescia, 18 febbraio 2014, prima nazionale

www.Sipario.it, 6 marzo 2014

Ci sono spettacoli che vivono di testo e contesto, che si nutrono di una propensione a oltrepassare lo spazio scenico, che utilizzano il teatro come mezzo dialogico, di pensiero critico, non s'accontentano dell'estetica, ma guardano all'etica. Questo alto sentire anima la complessa operazione messa in atto da Luca Micheletti nella rilettura de La metamorfosi di Kafka, affiancando la trasformazione di Gregor Samsa in un insetto alla condizione della disabilità. Nel ricco e articolato volume, curato da Lucia Mor, che raccoglie la pièce e una serie di interventi critici e saggistici viene documentata ed esplicitata come la ricerca estetica sia un'occasione per dire del nostro presente, per mettere in luce il disagio della disabilità riflesso sul nucleo familiare e sugli intrecci affettivi. All'atto della scena La metamorfosi da Kafka è un pugno nello stomaco, è il racconto impietoso, senza fronzoli e retorica dell'implosione delle relazioni familiari in una casa dove la malattia, un incidente trasforma uno dei membri in 'disabile', lo inchioda a una carrozzella. Luca Micheletti ha riscritto per la scena il capolavoro di Kafka e firma anche la regia, oltre che vestire i panni di Gregor, imprigionato nella sua camera prigione, metamofosizzato nell'apparato tecnlogico di una carrozzina all'avanguardia che richiama visivamente lo scarafaggio kafkiano. Luca Micheletti usa la Metamorfosi di Kafka come pre-testo, ne fa una drammaturgia che nella fedeltà al dettato narrativo innesta una riflessione sulla disabilità, facendo di sè corpo martoriato, lo scandalo nascosto in una stanza-scatola, la vergogna di una famiglia che alla fine, in un crescendo parossistico e drammatico, condanna a morte Gregor. Il figlio-insetto è accusato dal padre terribile, corpulento e spietato di Dario Cantarelli, di essere la rovina della famiglia; il padre non l'accetta, il padre è figura furente, è colui che fin da subito accusa il figlio della rovina della casa, è il maschio padrone. Per la madre quel figlio diventato deforme prima o poi guarirà, una speranza che sa di disperazione e che si concreta nella distruzione della camera/tana del figlio scarafaggio, ruolo materno interpretato da una Laura Curino che è al tempo stesso narratrice e personaggio. Claudia Saravonati è invece Grete la sorella di Georg, colei che lo accudisce, ma che alla fine si deve arrendere, urla la sua disperazione e condanna la morte del fratello. Luca Micheletti è Gregor Samsa, è la pietra dello scandalo e per sé ha costruito una stanza che — nella scena ideata da Csaba Antal — è scatola e prigione, è rifugio e tomba, una stanza che ruota su se stessa, che è spazio di tortura e di reclusione, che è mondo separato e rimosso. Luca Micheletti dà fondo a tutto il suo talento per mostrare l'immostrabile, per raccontare che Gregor divenuto scarafaggio è pur sempre Gregor, è il figlio e il fratello, è colui che sperava per Grete un futuro in conservatorio, è uomo che sente e soffre, è individuo che vive una condizione umana anche con un aspetto che ai suoi cari pare disumano. A non riconoscerlo sono i suoi, a farlo fuori sono mamma, papà e sorella e lo fanno in modo grottesco, lo fanno con gusto splatter: un getto di Coca Cola lo seppellirà, con quell'eccesso che la disperazione può rendere frequentabile. L'allestimento elegante e complesso si gioca sui toni algidi di una sorta di impietosa vivisezione, di racconto estraniato ma sofferto di una degenerante discesa all'inferno della famiglia, in cui la diversità, in cui la malattia divengono cancro dell'anima, ancora più che del corpo intaccato, menomato, andicappato, storpio, mostruoso, repellente... In un ambiente domestico multifunzionale, laccato e freddo, pulito nell'aspetto ma destinato a imbrattarsi senza però colpo ferire come accade alle anime dei personaggi La Metamorfosi di Micheletti punta al grottesco, recupera quella comicità urtante e di pancia che si avverte nella lettura del testo kafkiano e lo fa con 'effettacci' che rendono ancora più paradossale la situazione fino a tratti a connotarla come insostenibile. E dopotutto la famiglia Samsa non fatica a denunciare la sua resa nei confronti di Gregor che non sa più riconoscere e che anzi espelle ed elimina per assicurarsi la propria sopravvivenza... Una riflessione dura, non lontana da tanti drammi e tragedie riportate dalla cronaca con cui La Metamorfosi di Micheletti chiede di confrontarsi dimostrandocome il teatro possa dire del nostro quotidiano, possa essere strumento di riflessione e pensiero partecipato. E solo per questo l'operazione ambiziosa e complessa di Luca Micheletti merita attenzione e rispetto.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Giovedì, 06 Marzo 2014 11:53

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