domenica, 31 maggio, 2020
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OMBRA DI ANTIGONE (L') - regia Roberto Guicciardini

L'ombra di Antigone L'ombra di Antigone Regia Roberto Guicciardini

Liberamente "La tomba di Antigone" di María Zambrano
Drammaturgia e regia Roberto Guicciardini
Direttore di Produzione Francesco Giacolone
Con (in ordine alfabetico) Fiorenza Brogi, Lombardo Fornara, Bob Marchese, Mattia Mariani, Silvia Nati, Leda Negroni, Antonio Silvia, Alice Spisa, Antonio Sposito.
Traduzione a cura di Carlo Ferrucci, Luci Ciccio La Monica, Musiche Dario Arcidiacono
Fondazione Istituto Dramma Popolare - CGS Teatro Savio Palermo
San Miniato, Piazza Duomo, dal 20 al 24 luglio 2013

www.Sipario.it, 29 luglio 2013

L'ombra di Antigone di Maria Zambrano
emerge con la regia di Roberto Guicciardini

Sofocle ha consegnato alla storia dell'umanità la figura di Antigone, la donna che ha sfidato la giustizia di Stato per affermare la giustizia Umana, la giustizia dell'Amore. Del Giusto.
Intorno a questa figura, che ha attraversato i secoli sia prima che dopo Cristo e continuerà ad sfidare ancora il tempo, molti si sono prodigati a discettare: scrittori, poeti, drammaturghi, filosofi. Tanto per citarne alcuni: Alfieri, Anouilh, Brecht, ecc...
La figura di Antigone è diventata il mito della donna libera, che sfida il Potere, l'Ingiustizia, per affermare la dignità dell'essere umano, a prescindere dai credi e fedi varie.
L'essere umano è la vita, e la vita appartiene solo alla vita.
E' molto importante analizzare il comportamento di Antigone, che piange la scomparsa del fratello Polinice morto per spada, congiuntamente con l'altro fratello Eteocle, mentre guerreggiano alla porte della città, perché in lotta tra loro per regnare su Tebe, al quale vuole dare degna sepoltura.
Antigone sa per quale causa è morto Polinice, anche se il potere ufficiale, dettato dal novello tiranno Creonte, assorto a re inseguito alla morte di Eteocle, lo vuol far passare come traditore della patria, e quindi non può avere gli onori della sepoltura: deve restare sulla nuda terra in pasto a cani e avvoltoi. Antigone sa che Polinice non è un traditore, anzi sa che si scontra con Eteocle per prendersi il regno che dopo due anni avrebbe dovuto andare a lui, come voleva l'atto pubblico di Edipo prima di ritirarsi a Colono, come si apprende leggendo I sette contro Tebe di Euripide.
Chi si è dimostrato prepotente e non rispettoso del patto stabilito da Edipo è Eteocle. Polinice, per Antigone, è un giusto, uno che ama il rispetto delle regole stabilite.
Ma a parte questo aspetto, che spesso viene ignorato, per Antigone quello che conta è affermare il principio che ogni essere umano, al di là del ruolo che svolge e dei suoi comportamenti, è il rispetto della propria dignità. E per affermare ciò sfida il Potere costituito dall'Uomo e non dalla Natura dei sentimenti, mettendo in gioco gli affetti di chi l'ama, come Emone a lui promessa sposa, figlio di Creonte, Ismene, sorella che vorrebbe convincerla a desistere dal proposito di mettersi contro Creonte, di se stessa, sapendo che sarebbe andata verso la morte.
Perché Sofocle ci consegna questo personaggio dalla statura alta e fondamentale per noi esseri umani? Sofocle consegna questa responsabilità a Antigone, in quanto la donna è madre della vita, soggetto principale dell'atto che genera la vita, e quindi a lei il compito di farla rispettare.
Ecco perché Antigone suscita tanto interesse, in una società sempre più orientata al potere maschile. Ecco perché la filosofa andalusa Maria Zambrano ha preso a cuore il personaggio di Antigone, essendo anche lei donna provata dalla vita e ingiustizie degli uomini nel suo peregrinare per il mondo come un'esule itinerante e permanente. La Zambrano ha preso il personaggio di Antigone nel momento di massima sofferenza, quando Creonte la fa rinchiudere nell'antro buio, la tomba, dove Antigone si darà la morte, me in quell'antro buio Antigone nel suo delirio onirico rivede i personaggi della sua vita: Edipo, che di lei è padre ma anche fratello, essendo stato generato da Giocasta, madre e sposa di Edipo, ed essendo Antigone figlia di Giocasta; rivede i fratelli Eteocle e Polinice, la madre, la nutrice, lo sposo mancato, l'amato Emone, e perfino la minacciosa Arpia. Antigone ci racconta la sua storia, il suo dramma, per cercare nel suo passato la verità che rimarrà sempre un mistero su cui l'uomo di oggi e di domani amerà indagare.
Dobbiamo ringraziare il regista Roberto Guicciardini, regista storico del teatro italiano, avendo dato tanto e sempre in un rapporto di sfida con se stesso, con le sue numerose regie di alta resa professionale e non mistificatrici, ma chiare, oneste e illuminati verso il pubblico; dobbiamo ringraziare la Fondazione Istituto del Dramma Popolare di San Miniato che ha prodotto lo spetacolo; dobbiamo ringraziare il Teatro Savio di Palermo che lo ha realizzato.
Il progetto di Roberto Guicciardini, voluto per la Festa di San Miniato, giunta al suo 67esimo compleanno, ci ha fatto conoscere questo testo L'ombra di Antigone, tradotto con intelligente attenzione e competenza al linguaggio della Zambrano, da Carlo Ferrucci, adattato drammaturgicamente per la scena, dallo stesso Guicciardini che ne ha curato anche la regia.
Ma dobbiamo ringraziare anche gli attori messi insieme sapientemente dal regista: a Leda Negroni, attrice di sincera sensibilità, carica di drammaticità interiore che si raccoglie nella sua voce vibrante e modulata da sfumature di sofferenza, ha affidato l'Antigone di Sofocle, in alter ego con l'Antigone della Zambrano, affidata invece a Alice Spisa, giovane attrice con notevoli qualità interpretative; a Lombardo Fornara ha assegnato il ruolo di Creonte che l'attore ha disegnato e interpretato con efficacia di intenzioni e ha fornito al carattere di Creonte l'odiosa personalità di chi vive il potere come dono divino. Ma anche Fiorenza Brogi (nel riolo della Nutrice), Bob Marchese, (Edipo e poi Guardia), Mattia Mariani (Polinice e poi Messaggero) Silvia Nati (Ismene e poi Anna Nutrice), Antonio Silvia (Eteocle e poi Uomo) Antonio Esposito (Emone) sono tutti parte integra e fondamentale per il successo dello spettacolo per la loro bravura e partecipazione artistica e professionale per la riuscita di questo spettacolo, che ci dispiace non abbia trovato piazze estive per essere divulgato alla conoscenza. Essenziale, ma importante, la scenografia di Daniele Spisa che ha diviso il piano del palcoscenico in due livelli dove le azioni possono vivere tra presente e passato. Determinanti le musiche di Dario Arcidiacono puntuali nei nodi drammatici e suggestive nei momenti intimi di Antigone. I costumi di Massimo Poli, lineari ma efficaci nella loro alternanza di colori tra bianco e nero, evidenziati dalle luci suggestive di Ciccio La Monica.
Lo spettacolo, da vedere e diffondere, sarà ripreso nella stagione invernale nel Teatro Savio di Palermo.

Mario Mattia Giorgetti

 

Ultima modifica il Mercoledì, 31 Luglio 2013 07:32

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