martedì, 01 dicembre, 2020
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PALLADIO MAGICO - di Carlo Presotto e Davide Venturini

"Palladio Magico", di Carlo Presotto e Davide Venturini "Palladio Magico", di Carlo Presotto e Davide Venturini

di Carlo Presotto e Davide Venturini
con Carlo Presotto
musicisti Federico Camiciola e Francesco Fanciullacci
produzione La Piccionaia – Centro di produzione teatrale
73.mo Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza
Vicenza, teatro Olimpico, 4, 11, 18 ottobre 2020 - Prima nazionale

www.Sipario.it, 14 ottobre 2020

Si potrebbe definire un itinerario teatrale nelle menti e nella storia, quello di “Palladio Magico” che La Piccionaia ha proposto al Teatro Olimpico nel Ciclo di Spettacoli Classici 2020. Un viaggio pensato per famiglie e bambini dai 5 anni che non sta mancando di incuriosire però anche, come si conviene del resto, persone adulte interessate al genio dell’architetto padovano di nascita e vicentino di adozione. La replica alla quale abbiamo assistito è iniziata dall’Odeo dell’Olimpico, (col bel tempo, dal Giardino) e ha avuto bisogno di una fantasia e di un piccolo sforzo in più per vedere bellezze architettoniche esterne. Siamo all’inizio appunto del racconto che l’attore Carlo Presotto comincia. Adulti e bambini, genitori, tutti impegnati a seguire letteralmente con le cuffie addosso un percorso d’autore, che coinvolge e illumina , sprona alla ricerca di quel che si ha dentro, confrontato con la visione illuminante, magnifica delle cose. In questo caso, in questo frangente, si ha a che fare con l’Odeo dove sia per magia, gioco, che per informazione ci si lascia trasportare fedelmente dall’attore lettore, che spiega e illustra l’ambiente che sarà creato in futuro da Andrea della Gondola, che diverrà Palladio. La cosa già non manca di incuriosire appunto i bambini, soprattutto i più perspicaci ma in ogni caso riguarda tutti, l’attenzione è bella da vedere, da seguire. Ed è anche spesso momento di spasso generale, di fronte all’ingenuità dei più piccoli, alla loro purezza significativa, emblematica, che ha riguardato tutti. Presotto diviene così Andrea, che va a bottega a partire dai 13 anni e torna a casa ogni sera pieno di polvere di pietra, incantato comunque dal suo primo maestro, Bortolo. L’Odeo si presta certamente a un avvincente racconto come lo stesso Giardino dall’altro capo, in un altro senso di libertà e pienezza. Tra un racconto del giovane Palladio, che nel frattempo dal Maestro Bortolo arriva a Vicenza e rinnova l’andare a bottega da Giangiorgio Trissino, e quelle piccole pieghe di coinvolgimento con i presenti, come l’immaginazione dii un albero per seguirne le radici, e l’individuare gli déi prediletti, per mirarne gli affreschi e preferirne uno agli altri, pretesto per conoscerli, approfondirli, la storia del magico genio del Palladio si dipana a più pagine, con Carlo Presotto che usa sobria narrazione mostrando una disinvoltura che ci si aspettava ma che non è mai scontata, e che il pubblico itinerante segue con un sicuro zelo. Siamo in piena immersione del bello, dell’arte infinita della quale bisogna saper appropriarsene, se si vuole. L’arrivo a Roma, così declama Presotto – Andrea, cambierà la sua vita. E quel soprannome, Palladio, da Pallade protettrice di Atene, dall’angelo Palladio, sembra sia già destinato a un sicuro avvenire di fama e gloria, anche se il teatro vicentino non lo vedrà mai realizzato in quanto mancherà prima. Palladio è però un talismano, della città, del teatro, dell’arte stessa. Il passaggio dall’Odeo, attribuito a Scamozzi, al teatro vero e proprio avviene in una cornice di volo immaginario, come una piccola spettatrice dichiara nella sua limpidezza di bambina. L’attore è sul palco, gli spettatori ora sono seduti sulla gradinata, e si rimirano indicati da chi narra le statue del Palladio, e di Trissino. Dietro le spalle, loro, davanti la porta del desiderio, il teatro, talismano vicentino come tutti i teatri della loro propria città. Dove un io pluricitato può diventare e deve, un unico, grande noi, come Carlo Presotto dice. Dove “Noi” diventa città, consapevolezza, condivisione tutta.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Domenica, 18 Ottobre 2020 23:11

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