martedì, 29 novembre, 2022
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PRIMITIVI – regia Michele Demaria

"Primitivi", regia Michele Demaria. Foto Emanuele Basile "Primitivi", regia Michele Demaria. Foto Emanuele Basile

di Peter Sinn Nachtrieb
con Ludovica Apollonj Ghetti, Giulia Rupi, Roberto Salemi, Nicola Sorrenti
luci, scene e costumi Michele Demaria
musiche Giorgio Mirto
montaggio danze Giulio Santolini
realizzazione dell’agnello Paola Castrignanò
assistente alla regia Gabriele Claretti
uno spettacolo di Lumik Teatro con il supporto di Tedacà e Fertili Terreni Teatro per la residenza artistica al Teatro Bellarte
Tedacà bellARTE, Torino, 5 novembre 2022

www.Sipario.it, 7 novembre 2022

Come ci insegna Shakespeare nel Tito Andronico rappresentare a teatro una pasto, pranzo o cena che sia, può non essere spunto per serate tranquille, semmai pretesto per un viaggio nelle pulsioni e negli istinti di commensali le cui difese cadono impietosamente al terzo bicchiere o di fronte a succulente pietanze: l’ennesima conferma la si è avuta assistendo a Primitivi, inedito per l’Italia di Peter Sinn Nachtrieb che il romano Lumik Teatro presenta in prima assoluta come terza tappa della sua “trilogia bestiale” dedicata alla drammaturgia contemporanea.
Autore di spicco della nouvelle vague del teatro a stelle e strisce, Nachtrieb raduna attorno ad un tavolo due coppie legate da amicizia amici di lunga data, i padroni di casa Richard e Pam e gli ospiti Tom e Wendy, ex compagni di studi sposatisi su altari gemelli nel medesimo giorno, che ogni anno si ritrovano per ricordare i fasti passati, non senza invidie e rancori: e se la serata si apre con il simbolico sacrificio di un agnellino destinato a saziare gli appetiti, con il passare dei minuti lo spettatore è trascinato in un vero e proprio gioco al massacro, diabolica resa dei conti, scandita da frustrazioni e debolezze di una vita intera, dove si palesano passioni nascoste al pari di ataviche manìe e piccoli grandi drammi esistenziali.
Veniamo così a conoscenza di “speciali” incontri di lotta combattuti in passato tra i due uomini, come tra le righe immaginiamo un legame non meno intimo tra Pam e Wendy, donne se possibili mai cosi diverse, depositarie di un mal d’amore vissuto e palesato in modalità opposte: fiumi di vino, agnello e patatine al forno sono gli elementi destinati a scardinare un meccanismo di distruzione alimentato da ripicche e segreti, da insane pulsioni riferite ed esternate in atteggiamenti grezzi, a tratti persino beluini. Trattandosi di contesto noir, omettiamo di riferire l’epilogo forse immaginabile, ma pur sempre sorprendente per le modalità di attuazione: semmai sottolineiamo come l’evidente pregio della scrittura di Nachtrieb sia la capacità di indagare l’animo umano esplorandone gli angoli più nascosti, di abbattere con modalità e gesti riferibili al quotidiano quelle barriere che dovrebbero rappresentare l’anello di passaggio dall’uomo primitivo all’uomo civilizzato. Impresa non facile che il drammaturgo americano realizza dando libero sfogo ai propri personaggi, spogliandoli di quei filtri che differenziano l’uomo dalla bestia, spaziando dal comico al grottesco per approdare ad una rappresentazione tanto tragica, quanto reale, di consolidate dinamiche relazionali ed affettive.
Caleidoscopio umano che Michele Demaria fa rivivere in scena in un allestimento dall’assoluta pulizia e cura in cui la regia risulta molto attenta a non invadere il terreno di un’attorialità libera, da non rinchiudere in rigidi schemi interpretativi: confinati in uno spazio domestico al cui interno ci si muove ora in posizione eretta ora a gattoni, quasi a ricordare la natura primitiva dell’essere umano, i primi a trarre beneficio della lettura registica sono gli applauditi Ludovica Apollonj Ghetti, Giulia Rupi, Roberto Salemi e Nicola Sorrenti, tragicomiche maschere di un’umanità impegnata, nel doppio ruolo di carnefice e vittima, in reciproche “analisi autoptiche” immaginate sul tavolo/altare posto al centro della scena. E se tutto era partito con lo sgozzamento dell’agnellino, con altri simbolici sacrifici di esistenze umane il cerchio si chiude, inevitabile approdo nella tragicomica rappresentazione di un homo erectus prima lucidamente scandagliato, poi impietosamente messo alla berlina.

Roberto Canavesi

Ultima modifica il Domenica, 13 Novembre 2022 00:11

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