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RE IN ASCOLTO (UN) - regia Valentina Brusaferro

Matteo Cremon in "Un Re in ascolto", regia Valentina Brusaferro Matteo Cremon in "Un Re in ascolto", regia Valentina Brusaferro

di Italo Calvino
tratto dalla raccolta “Sotto il sole giaguaro”
con Matteo Cremon
sound design Andrea Santini
collaborazione artistica e regia Valentina Brusaferro
rassegna “Segnali di primavera – Tracce di vita quotidiana”
Schio (Vicenza), Sala Calendoli - Ridotto teatro Civico, 4 giugno 2021
Anteprima nazionale

www.Sipario.it, 7 giugno 2020

Tonfi, le campane che suonano, acclamazioni o disordini? Fuori, la città in tumulto, dentro, un re che va ad impossessarsi del suo trono. Spavaldo, sprezzante, come si conviene a un regnante, persino ciarliero, eccolo qui, ora si vede acclamato dalla folla. Prima di tutto cerchiamo di non fare confusione, ma di mettere tutto a posto, che vuol dire seguire le regole, che vuol significare non mollare né scettro né trono, onde evitare di perderli in un batter d’occhio. E’ un re in perenne ascolto, questo, nell’ottimo racconto scritto da Italo Calvino, che deve imparare tutto e subito, calandosi alla perfezione nel suo personaggio, in quel vivere da personaggio. Un re che ascolta, che nella simbologia calviniana di questa scrittura pare rappresenti proprio l’udito, pronto in ogni istante a raccogliere indizi sonori che gli danno questa o quella interpretazione di ciò che accade nel suo regno, scandendogli le giornate. La prosa di Calvino è molto alta, straordinariamente elegante, mette in scena verbalmente (e il trio Cremon, Brusaferro e Santini teatralmente) una freddezza del potere ormai quasi fine a se stessa, un languorio dei desideri mancanti, la rassegnazione mascherata da soddisfazione, da vittoria. Il re è in perenne ascolto, si diceva, e sta molto attento a questi suoni nonostante lo portino lontani dalla realtà che invece impera subito dopo le mura del suo palazzo, fuori. Minimo, ci sarebbe da sgranchirsi le gambe, ma è meglio di no, dopo chi ci potrebbe trovare al suo posto, seduto lì sul trono? E allora ecco che al regnante, quando ci pensa, non rimangono che i freddi calcoli e le elucubrazioni, soprattutto a partire da sente quando una voce soave di fanciulla, che gli dà una nuova visione della vita, un richiamo all’essenza. Il palazzo pullula di nemici a ogni angolo? Bisogna avere sospetti su tutto e tutti? Ma è questa la vita da re? Ecco che quel canto invece placa il disordine mentale, quell’ascolto artefatto che lui ha sempre creduto di primaria importanza, e che decade leggero, un attimo dopo l’altro. Senza di quel canto, senza quella fanciulla non ancora identificata che tristezza sentirsi solo e dimenticato in un regno che ingabbia, scuote e porge una caramella avvelenata al posto del bonbon. Dentro il re i pensieri paranoici prendono forma e si allontanano solo al pensiero del vero mondo fuori, del respiro dell’aria, di quella donna dalla voce regale e davvero reale, che dà linfa nuova, ma occorre negare le proprie idee di potere, annullarle, entrare in altra dimensione. Ma il re è anche ormai combattuto, ora anche spodestato e dimenticato, nei sotterranei rivoltosi, con i congiurati pronti a tutto, certo è troppo forte il richiamo di quella voce, al cospetto delle altre ormai sempre più inascoltate seppur non flebili. “Se sapessi cantare non avrei sentito il bisogno di diventare re”, pensa ad alta voce, ormai certo che quella vita che sta facendo non gli interessa più, e che occorre condividere quel bel canto. Fuori (e dentro) le acclamazioni ma anche i disordini continuano ed è un vero attimo trovarsi lì, nel caos pieno, alla ricerca di lei. Un attimo trovarsi in un altro mondo, nel bel mezzo della piazza e della vita vera, forse quello sognato davvero. Molto curati sono i passaggi emotivi, i salti di scena, e le diverse scenografie virtuali che Valentina Brusaferro centellina bene con la regia, ed efficacissimi gli effetti sonori di Andrea Santini. Matteo Cremon, da parte sua, mette la miglior maturità che un attore ambisce ad avere, padrone della scena, e tutto lo spettacolo ha quel non so che di voler approfondirlo di più, di più ancora, anche perché oltre al re sono gli spettatori a rimanere in ascolto rapito. Caldi gli applausi.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Giovedì, 10 Giugno 2021 11:01

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