giovedì, 02 febbraio, 2023
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Fabrizio Visconti

REVOLUTIONARY ROAD – regia 
Fabrizio Visconti

"Revolutionary Road", regia Fabrizio Visconti "Revolutionary Road", regia Fabrizio Visconti

da Revolutionary Road di Richard Yates
di Renato Gabrielli
con Rossella Rapisarda, Stefano Annoni, Daniele Gaggianesi
regia e disegno luci Fabrizio Visconti
scene Marco Muzzolon – costumi Mirella Salvischiani
musiche originali Marco Pagani
aiuto regia Camilla Violante Scheller
un progetto La Gare
con il sostegno di Regione Lombardia – Progetto NEXT 2019 – produzione Eccentrici Dadarò
In scena dal 12 al 22 gennaio al Teatro Litta di Milano

www.Sipario.it, 17 gennaio 2023

Si sono senz’altro cimentati in una sfida non da poco il regista Visconti, l’autore Gabrielli e i tre attori, quella cioè di mettere in scena il capolavoro di Richard Yates edito nel 1961, intitolato Revolutionary Road. Il testo è così ricco di tematiche e quanto mai attuale da aver sollecitato diverse trasposizioni e traduzioni, da un’arte espressiva all’altra. Dalla letteratura – che ne rappresenta la forma originaria – fino allo schermo cinematografico. Risale al 2008 l’omonimo film, con grande successo di critica e di pubblico, che vede Leonardo DiCaprio e Kate Winslet impegnati in un’interpretazione superba.
Siamo nel Connecticut nel 1955, ce lo ricordano le musiche di sottofondo e i costumi, soprattutto il vestito di gabardine con borsalino che indossa Annoni per tutto il tempo nei panni di Frank Wheeler, un uomo sui trent’anni, “di aspetto piacevole, ma non appariscente”, sposato con April – sul palco Rossella Rapisarda – giovane donna particolarmente avvenente, dotata di una “bellezza aristocratica”. I due sono accomunati da una indomabile convinzione: sono superiori rispetto agli altri, troppo speciali per abitare in un quartiere periferico, dove in effetti risiedono, e per avere un lavoro normale, come quello svolto, senza un briciolo di entusiasmo, da Frank. La scenografia riproduce due specifiche ambientazioni: il soggiorno di casa dei Wheeler, rappresentato da due grosse poltrone color amaranto, e la strada, evocata attraverso un semaforo posticcio. Si tratta, in effetti, dei luoghi in cui accadono la gran parte delle scene più significative. La svolta, a livello di trama, ha luogo allorché April escogita un piano per evadere dalla mediocrità delle loro esistenze: lasciare tutto (casa, lavoro, amici) alla volta di Parigi. Ci avrebbe pensato lei a mantenere la famiglia (con due figli) facendo la segretaria alla NATO, mentre il marito si sarebbe potuto dedicare a studiare e a leggere così da poter individuare senza errore, avendone tutto l’agio, la propria strada. Non era quello che avevano sempre desiderato? Trovare un posto adatto a loro e alle loro capacità fuori dal comune? Pare proprio di sì, perché Frank, sulle prime spiazzato, acconsente dopo poco. Sarebbero partiti in capo a qualche mese, il tempo di sistemarsi, vendere la casa e sbrigare le altre faccende di ordine pratico. Il progetto naufragherà per l’accadere di due eventi che, combinandosi, hanno l’effetto di rimandare a tempo indefinito la partenza: una promozione sul lavoro per Frank e la terza gravidanza di April. C’è da dire che gli attori sono in grado di sostenere l’attenzione del pubblico per l’intera durata dello spettacolo (quasi due ore); tale abilità va senz’altro riconosciuta a tutti e tre. Ciò che non convince della messinscena non attiene al piano attoriale quanto, piuttosto, a quello autoriale. La sceneggiatura si dimostra poco capace di far trapelare la complessità del testo di Yates, drasticamente ridotta ai danni della profondità della penna dello scrittore. Per chi non lo avesse letto, la vicenda potrebbe sembrare esaurita quasi in una questione privata. Una crisi matrimoniale e poco più, laddove invece il testo di partenza abbraccia anche la dimensione sociale, vagliata pure attraverso il rapporto con gli pseudo migliori amici della coppia, sulla scena quasi del tutto assenti. L’ampiezza del romanzo rimane, forse, irriproducibile sul palcoscenico; eppure, probabilmente si sarebbe potuta tentare una riscrittura meno riduttiva e più efficace.

Virginia Benenati

Ultima modifica il Lunedì, 23 Gennaio 2023 10:59

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