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SALVEREMO IL MONDO PRIMA DELL'ALBA - regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi

"Salveremo il mondo prima dell’alba". regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi. Foto Manuela Giusti "Salveremo il mondo prima dell’alba". regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi. Foto Manuela Giusti

di Carrozzeria Orfeo
drammaturgia Gabriele Di Luca
regia Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi
consulenza filosofica Andrea Colamedici – Tlon
con Sebastiano Bronzato, Alice Giroldini, Sergio Romano, Roberto Serpi, Massimiliano Setti, Ivan Zerbinati
costumi Stefania Cempini, scenografia e luci Lucio Diana
musiche originali Massimiliano Setti
produzione Marche Teatro, Teatro Nazionale di Genova, Teatro dell’Elfo, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini in collaborazione con Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale”
Visto al Teatro Modena di Genova Sampierdarena il 20 febbraio 2024

www.Sipario.it, 21 febbraio 2024

Salveremo il mondo prima dell'alba, ultimo lavoro di Carrozzeria Orfeo, è una drammaturgia dai molti genitori (anche produttivi), a partire dal molto più dostoevskijano Solaris del cineasta russo Andreij Tarkovskij datato 1972, e forse per questo alterna momenti di notevole vivacità a momenti di lentezza narrativa in cui sembra diluirsi la artaudianamente crudele 'cattiveria' che abbiamo in precedenza riconosciuto alla Compagnia mantovana.

In uno scenario più comico che grottesco, con qualche riflesso da varietà televisivo alla Zelig anziché da Vaudeville alla Feydeau, altro genitore riconoscibile a partire dal famoso L'albergo del libero scambio con le porte in scena che si aprono e chiudono alternando personaggi e gags, ne patisce l'amalgama complessivo che talvolta perde il filo del significare e la finalità espressiva sottostante, di cui si intravedono le tracce incompiute come in un nodo che non si stringe con l'attesa continuità.

In una sorta di Stazione Orbitale dove i super-ricchi vanno a curarsi, tra l'oblò di Tarkovskij aperto sul pianeta azzurro anziché su un metaforico e misterioso pianeta lontano e distopiche narrazioni della fantascienza da prossima (o postuma) fine del mondo, cinque personaggi, che vogliono essere icastici, cercano di disintossicarsi dalle loro persistenti contemporanee dipendenze (sesso, droga, denaro, potere, ecc.) sotto la guida di un improbabile guru, sempre indeciso tra lo psicanalista e l'animatore di villaggio vacanze.

Nel frattempo, riproponendo, un po' superficialmente peraltro, il meccanismo delle ali della farfalla e un po' di “teoria del Caos”, il mondo si avvia, per colpevole cecità ma anche incolpevole leggerezza, alla propria distruzione, cui assistiamo nel finale.

Forse è questa la sensibilità più interessante che lo spettacolo raccoglie, quel senso di fine incombente che sembra attanagliare le generazioni più giovani che quasi danno per scontato che tutto presto finirà, in una sorta di anno Mille ritardato e rimandato al Mille non più Mille di evangeliche Apocalissi senza più Dio.

In un interno segnatamente claustrofobico, in cui si accendono 'camere di coscienza' che ricordano ambienti 'pornografici', i personaggi si arrabattano senza sapere in effetti cosa vogliono e cosa abbiano cercato in quella loro strana parentesi esistenziale, cadendo talora nella maschera o nella macchietta di sé stessi, come nella morte nello spazio scelta per amore dalla coppia gay o nei nuovi Adamo ed Eva che alla fine si predispongono a rigenerare e ripopolare la Terra.

Uno spettacolo in fondo in cui si ride anche con piacere ma senza raggiungere quella consapevolezza del tragico che ci circonda cui il tono comico è deputato.

Il testo vuole essere cattivo, riuscendovi quando controlla certi riflessi di reiterazione della parolaccia, più infantile che dissacrante, ma dà l'impressione di essere ancora incompiuto e alla ricerca di una pienezza di senso che ci auguriamo arriverà nel suo andare per le numerose tappe che l'attendono in tournée.

La scenografia è articolata e complessa, l'ambiente sonoro efficace e la recitazione convinta con qualche slabbratura nell'ecceso di 'gridato'.

Il pubblico numeroso ha apprezzato con qualche perplessità.

Maria Dolores Pesce

Ultima modifica il Giovedì, 22 Febbraio 2024 05:44

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