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SIRENA (LA) - regia Luca Zingaretti

La sirena La sirena Regia Luca Zingaretti. Foto Daniela Zedda

tratto da "Lighea" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
con Luca Zingaretti
musiche: Germano Mazzocchetti
eseguite da Fabio Ceccarelli
Napoli, Teatro Diana, dal 30 gennaio 2008

Giornale di Sicilia, 7 marzo 2008
Il Mattino, 2 febbraio 2008

MESSINA (gi.gi.).- Luca Zingaretti smessi i panni del commissario Montalbano arriva al Vittorio Emanuele elegante nel suo smoking nero in qualità di fine dicitore, lesto a esibirsi in uno dei più bei racconti della nostra letteratura scritto dall’osannato autore del Gattopardo Giuseppe Tomasi di Lampedusa e pubblicato postumo nel 1961. Si tratta del racconto La sirena, che la vedova dello scrittore avrebbe voluto titolare Lighea, di cui Zingaretti ha curato regia e drammaturgia, facendosi accompagnare nei sessanta minuti di lettura da Fabio Ceccarelli alla fisarmonica su musiche composte da Germano Mazzocchetti. Zingaretti racconta con molta partecipazione di due singolari personaggi siciliani che nel tardo autunno del 1938 s’incontrano in un bar di Via Po d’una Torino distante ad entrambi. Il primo è un giovane palermitano redattore de La Stampa, laureato in legge che si chiama Paolo Corbèra, un po’ depresso al momento perché piantato contemporaneamente da una doppia liaison d’amore con due belle tote: il secondo è uno scontroso e tagliente signore di 75 anni originario di Aci Castello che di nome fa Rosario La Ciura, che vive della sua pensione di senatore e si pregia d’essere pure un illustre e stimato grecista del suo tempo. La simpatia fra i due nasce al primo istante, allorquando al Corbèra, che sta leggendo il Giornale di Sicilia, gli viene chiesto da La Ciura che fuma sigari e sputa spesso se può fargli dare scorsa, scoprendosi entrambi originari della stessa terra. Lentamente fra i due nasce una cordiale amicizia che porta entrambi a conoscere le loro storie segrete e di parlare delle umane cose con colte argomentazioni, mai banali sempre pregne d’ironia, ricordando gli odori e i sapori dei ricci di mare, del rosmarino dei Nebrodi, il miele di Melilli, gli agrumeti di Castellammare, non trascurando di accennare ad alcune loro avventure dongiovannesche. E mentre quelle del Corbèra erano piuttosto banalotte, quelle del La Ciura si vestivano d’incanto e di mistero, in particolare quando racconta d’una sua giovanile vacanza di studio ad Augusta e d’una gita in barca che lo farà incontrare con una stupenda sirena con la quale farà all’amore come non lo avrebbe fatto mai in vita sua. Si chiamava Lighea la strana creatura e aveva le sembianze di come la si raffigura nell’immaginario collettivo. Era montata sulla piccola imbarcazione, “aveva una voce che sembrava un canto” e l’avrebbe fatto innamorare all’istante per quella sua “bestiale gioia di esistere, una quasi divina letizia”, emanando pure un “profumo mai sentito, un odore magico di mare”. Il racconto ha termine con un arcano e lapidario comunicato giunto al giornale del Corbèra in cui si diceva che La Ciura imbarcatosi sul Rex a Genova, era caduto in mare nei pressi di Napoli e che il suo corpo non s’era mai più trovato. Calori applausi finali e repliche sino a domenica.

Gigi Giacobbe

Zingaretti e «La Sirena» che incantò il Gattopardo

Ovviamente, il grosso pubblico conosce Tomasi di Lampedusa solo come autore del romanzo «Il Gattopardo». Ma lui scrisse anche quattro racconti («Il mattino di un mezzadro», «La gioia e la legge», «Lighea» e «I luoghi della mia prima infanzia»), pubblicati postumi, nel 1961, a cura di Giorgio Bassani. E il più importante e suggestivo di essi, «Lighea», è adesso in scena al Diana, col titolo «La Sirena», nella lettura di Luca Zingaretti (nella foto), che firma, s'intende, pure l'elaborazione drammaturgica del testo e la regia dello spettacolo. Si racconta dell'incontro, in un caffè di Torino, fra un anziano e illustre grecista, Rosario La Ciura, e un giovane giornalista, Paolo Corbèra. E il primo rievoca l'amore travolgente che in un angolo sperduto della costa siciliana lo legò, quando aveva solo ventiquattro anni, per l'appunto a una sirena chiamata Lighea. Lei, poi, sparì. Ma il racconto si conclude con la notizia che il corpo di Rosario La Ciura, caduto in mare dalla nave mentre si recava a un convegno scientifico, non è stato più ritrovato. Il vecchio grecista, insomma, ha scelto di riunirsi per sempre con Lighea, la verità e l'innocenza. Sono evidentissimi i rimandi al «Gattopardo», a cominciare dal cognome del giornalista, ch'è lo stesso del principe di Salina, per finire, giusto, a quella Sirena che muta in piacere l'ultimo rantolo dei naufraghi, così come la donna velata muta in pace l'ultimo rantolo di don Fabrizio. E torna l'intreccio fra gli opposti che costituisce la dote precipua della scrittura di Tomasi di Lampedusa: da un lato la fredda e grigia Torino e dall'altro la calda e solare Sicilia, da un lato il naturalismo del paesaggio isolano e dall'altro la riflessione intellettuale. Elementi contrastanti che - questo l'approdo significativo del testo - finiscono a scambiarsi i propri connotati: l'antichità classica viene rievocata con «un senso vivace, quasi carnale», mentre l'amplesso fra il giovane e la Sirena acquista le «più alte forme di voluttà spirituale». Assai bella, rispetto a un simile quadro, la prova d'attore di Luca Zingaretti, capace di mescolare con gusto, misura e sentimento i toni grotteschi della deformazione ironica straniante con quelli tenui, sospesi, che suggeriscono, insieme o alternativamente, la memoria radicata nel mito e il ricordo bruciato nella vita. E belle sono anche le musiche di Germano Mazzocchetti, ottimamente eseguite dal fisarmonicista Fabio Ceccarelli e che, a loro volta, mescolano organetti da fiera, bande di paese e impalpabili valzer che sembrano echeggiare proprio dalle stanze ombrose di Donnafugata. In definitiva, uno spettacolo che nella sua brevità (dura un'ora e cinque minuti) e semplicità costituisce un autentico gioiellino di stile e di poesia.

Enrico Fiore

Ultima modifica il Domenica, 29 Settembre 2013 12:48

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