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SORRISO DI DAPHNE (IL) - regia Alessandro D'Alatri

Il sorriso di Daphne Il sorriso di Daphne Regia Alessandro D'Alatri

due tempi di Vittorio Franceschi
regia Alessandro D'Alatri
musiche di Germano Mazzocchetti
scene di Matteo Soltanto
costumi di Carolina Olcese
Milano, Teatro Leonardo, dal 9 al 21 ottobre 2007

Giornale di Sicilia, 16 novembre 2007
Corriere della Sera, 11 ottobre 2007

MESSINA (gi.gi.).- Giunto al Vittorio Emanuele carico di importanti Premi, Il sorriso di Daphne di Vittorio Franceschi li merita tutti. E’ una “commedia tragica”, come lui stesso l’ha definita in cui veste i panni del protagonista, tale Vanni, costretto a stare su una beckettiana sedia a rotelle, colpito da una malattia degenerativa che ne mina il corpo e l’anima. La scena pietrificata di Matteo Soltanto si compone di un’enorme libreria e da due laterali enormi lastroni corrugati da bassorilievi astratti da cui fuoriescono, a mò di mensole, un letto, un piano di lavoro, un violino e un vaso di fiori, sempre illuminato e guarnito da una rara pianta del Borneo che dà il titolo al lavoro e che ha la proprietà di distillare gocce di veleno ogni qual volta le si strappa una foglia.. Vanni è un sessantino professore di botanica che ha girato il mondo e che la malattia ha esaltato la sua visione cinica e comica della vita. E’ accudito amorevolmente dalla sorella Rosa, impersonata da una straordinaria Laura Curino, la quale si prodiga perchè il fratello possa farsi curare al meglio. Ma ciò che rode Vanni, conscio del suo status, è come e chi dovrà dargli l’eutanasia, perché di vivere come un vegetale in ospedale non ne vuole sapere. Appare adesso la giovane e bella Sibilla, vestita con molto charme  da Laura Gambarin, ex-allieva di Vanni che sta scrivendo un libro di botanica e si fa viva per chiedergli di scriverle la prefazione. Emergono i ricordi d’un viaggio in Thailandia, l’innamoramento di lui e la sua fuga da lei che poteva venirle nonno e alla quale adesso dirà: “Tu sei la donna che mi ha fatto sentire vergogna del mio corpo”. E sarà lei infine ad essere invitata a strappare quella fogliolina e metterla in bocca a Vanni come un’ultima comunione. Lavoro pregevole trattato con pudore da Alessandro D’Alatri, regista di cinema alla sua prima prova in teatro e ben coscio di film sull’eutanasia come Invasioni barbariche o Mare dentro. Le musiche di Germano Mazzocchetti e le luci di Paolo Mazzi hanno contribuito al successo di questo spettacolo molto applaudito alla fine e che sarà in scena sino a domenica.

Gigi Giacobbe

Quant' è bravo Franceschi per la sua «Daphne»

«Il sorriso di Daphne» di Vittorio Franceschi, portata in scena con bel rigore da Alessandro D' Alatri, è un testo che in un intreccio fitto d' amore, buon senso, follia, angoscia, disperazione, riso e pianto, bisogno di vita e desiderio di morte, riesce a restituire il sapore della tragica commedia della vita. In una stanza grigia dalle alte pareti coperte di libri, vive un botanico, Vanni, che il destino ha relegato su una sedia a rotelle, devastato da una malattia che lo cancellerà spietatamente e lentamente, in un lungo inesorabile cammino verso il nulla. Lo accudisce con amore la sorella Rosa. Tra loro Sibilla, una studentessa che il professore, corrisposto, un tempo ha amato. Ma su loro aleggia in giorni di ordinario dolore la presenza di Daphne, una pianta scoperta da Vanni che contiene una linfa che lo potrà aiutare a sconfiggere la morte con l' unica arma possibile, facendola giungere quando è ancora vivo e cosciente: eutanasia, entrare nell' Ade prima che gli dèi lo vogliano per non essere costretto, come successe al mitico Sisifo che sfuggì la morte, a rotolare in eterno un masso lungo un pendio di un monte di cui non raggiungerà mai la vetta. Per andarsene Vanni ha bisogno d' aiuto e solo l' amore, un grande gesto d' amore può dargli la morte, come l' amore dovrebbe essere l' unico sentimento a dare la vita. Nella austera scena di Matteo Soltanto, la vicenda di Vanni si sviluppa in un bell' intreccio dialogico, tra sorrisi, spesso amari e dolori sempre veri, tra semplicità e infinita complicazione così come in fondo è la stessa la vita. Sibilla aiuterà il suo amore malato, stanco e vecchio ma non domo ad andarsene perché c' è un tempo per cercare e un tempo per perdere. Vittorio Franceschi recita (foto), con bravura sottile e intelligenza nel ruolo del protagonista, accanto a lui la Rosa semplice e efficace di Laura Curino e la Sibilla tormentata di Laura Gambarin.

Magda Poli

Ultima modifica il Giovedì, 26 Settembre 2013 08:46

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