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SOME DISORDERED CHRISTMAS INTERIOR GEOMETRIES - regia Stefano Ricci

Some disordered Christmas interior geometries Some disordered Christmas interior geometries Regia Stefano Ricci

interpreti: Anna Gualdo, Andrea Pizzalis, Anna Terio, Elisa Menchicchi, Fabio Gomiero, Giuseppe Sartori, Marco Angelilli, Valentina Beotti, Valerio Sirna, Velia Esposito
regia: Stefano Ricci
stylist: Simone Valsecchi
Compagnia Ricci/Forte
Fondazione Aldo Fendi dal 8 al 15 dicembre 2010

www.Sipario.it, 2 gennaio 2011

Some Disordered Christmas Interior Geometries, questo il titolo della performance anti-natalizia di ricci/forte, titolo che è riferimento esplicito all'unica collezione di fotografie pubblicata da Francesca Woodman, artista fotografica morta suicida a 23 anni, che aveva incentrato il suo lavoro sul suo corpo e ciò che la circondava nel tentativo di fonderli e reinterpretarli.
Performance unica e mai più replicata dopo quest'occasione, concentrata in 25 minuti ripetuti per 8 volte in 8 giorni da 10 performers che non risparmiandosi in energia e potenza espressiva animano il Silos della Fondazione Alda Fendi in Via Del Foro Traiano 1a Roma.
Celebrazione della Nascita, liberazione dai resti di un Natale di cui solo accettandone la morte e consumandone la sepoltura, possiamo farne riemergere il senso, portandone alla luce l'essenza che vi soggiace.
Dunque, nel giorno di nascita del Sole Invitto, mentre in superficie i nostri ventri si gonfiano dell'opulenza di una festa che ha fatto del consumo bulimico del futile ed della masturbazione culinaria un vuoto scintillante in cui perdersi, gli autori. ricci/forte ci propongono un viaggio nel sottosuolo, un percorso intestinale dove ritrovare in un labirintico bianco memorie della nostra perduta identità.
Il rito ha inizio. Ma per scendere nel ventre madre della Terra occorre purificarsi, tornare ad uno stato virginale di ricezione. Restituire fertilità primordiale al nostro pensiero e farsi accompagnare come rinnovati infanti verso un centro comune.
L'accoglienza è in una sala di un candore ospedaliero, un limbo opalescente dove infermieri fantasmagorici si aggirano tra noi, sfolgorando per un bianco reso estremo da luci ultraviolette. Sussurrano, sfiorano, offono latte attinto da una fonte fluo e si schermano dietro vassoi a specchio in cui chi assiste teme di riflettersi e non riconoscersi. Sezioni di corpi diversi vengono a crearsi, composizioni in cui parte di chi guarda completa chi sta mostrando. D'un colpo queste nuove creature si sgretolano, si contorcono a terra come in preda ad un convulso richiamo e si spogliano dell'identità di chi assiste i malati. Denudati si affiancano a noi e ci donano ricordi natalizi talmente personali da risultare universali.
Si transita poi per un niveo corridoio-cordone ombelicale. Da un lato le antiche rovine della civiltà romana,dall'altro lo spazio nuovo a tratti futuristico in cui si stagliano bigliettini in diverse e identiche copie, foto dei visi dei nostri psicopompi lattei e schermi in cui questi volti si fondono e si confondono stillando lacrime che li impastano.
La meta è un 'antro infernale in cui flebo senza corpi pendono dal soffitto e pareti di specchi opachi ci avvolgono uniformandoci. Al centro una donna vomita nel microfono la sua nausea esistenziale. A lato altri corpi danzano in una frenetica lotta per oltrepassare un vetro che li deforma nel tentativo di aderire ad identità che non li definiscono. Identità che vengono superate indossando maschere e lasciando alle spalle i propri ritratti. Intorno riecheggiano voci che recitano lettere-preghiere indirizzate ad un dio-Babbo Natale che non esiste.
Desideri confessati e presto dimenticati. Segreti condivisibili, publicizzabili, mercificabili e vendibili al migliore offerente.
Basta voler uscire dalla trappola per rafforzare la trappola.
Ecco dunque quei corpi tornare inevitabilmente in gabbia e cercare spasmodicamente di sopravvivere nutrendosi di quel poco che in gocce viene loro fornito dalle impassibili fleboclisi sospese.
Alimentando una fame implacabile.
Più vogliamo e meno ci sembrerà di ottenere.
Un corpo conquista il centro. Pare essere libero. Ma presto viene sopraffatto dalla pulsione di coprirsi, di avvolgersi e ripararsi, di bloccarsi e farsi stritolare da un infinito serpeggiare di carta argentata.
La protezione diventa costrizione.
Il corpo diventa carne-regalo da scartare, oggetto da consumare,insapore.sintetico. indigesto.
Ma il tempo è scaduto.
A noi non resta che risalire. Ora. Procedere a ritroso per questa spirale intrauterina per non annidarsi a lungo in un utero in cui assistere in comunione a ciò che ci aspetta. Per affrontare da soli il nostro giorno di Nascita covando nel grembo una sensazione non definibile, non abortibile. Mortalmente illuminante.

D.G.

Ultima modifica il Mercoledì, 25 Settembre 2013 09:04

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