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SERVE (LE) - regia Daniele Nuccetelli

Le serve Le serve Regia Daniele Nuccetelli

di Jean Genet
regia: Daniele Nuccetelli
con Arianna Gaudio, Noemi Parroni e Antonella Dell'Ariccia
Roma, Sala Uno, dal 30 maggio al 10 giugno 2007

Corriere della Sera, 2 giugno 2007

«Le Serve» aspettano ancora la rivoluzione

Alla Sala Uno Nuccetelli propone la pièce di Genet in una scrittura scenica quasi geometrica

Da quando il Living di Julian Beck incluse nel proprio repertorio «Le serve» di Jean Genet (Berlino, 1965), questa commedia già vecchia di diciotto anni, ha assunto una specie di monumentalità da cui, mi sembra, non riesce a uscire. Il Living affidò i ruoli femminili a tre interpreti maschili, così accondiscendendo al desiderio dell' autore: Genet desiderava la fedeltà sotto forma di tradimento. Introducendo una ristampa dell' editore Pauvert, scriveva: «È una fiaba... Bisogna al tempo stesso credervi e non credervi, ma affinché vi si possa credere, occorre che le attrici non recitino secondo uno stile realista». Ebbene, se è vero che Julian Beck aveva cominciato a tradire infischiandosene del fatto che Claire e Solange (le serve) e Madame (la padrona) fossero, nel testo, femmine-femmine, o femmine che si travestono da femmine, non già da maschi, è altrettanto vero che quella storica regia resta un monumento di fedeltà, o d' ubbidienza all' indicazione più ovvia tra quante da Genet fornite: che la sua pièce fosse recitata in uno stile non realista. Da allora, dal 1965, ma forse da prima, da quando la mise in scena nel 1947 Louis Jouvet, per il quale era stata scritta, non si esce dal cliché dell' artificio come indice di verità. Qui a Roma se ne è appena vista un' edizione illustre, diretta da Giuseppe Marini: lo stile dell' artificio era sfarzoso, ai limiti del barocco. Un suo attore, o allievo Daniele Nuccetelli, ripropone il testo di Genet alla Sala Uno. Il confronto con il maestro è impari, ma Nuccetelli non ne esce con le ossa rotte, tutt' altro. Cruciale è la differenza di mezzi (economici); ma è impossibile sapere come sarebbero andate le cose (il confronto) a parità di condizioni. Ad ogni buon conto, Nuccetelli dove non può arrivare riempiendo la scena di un qualsivoglia sfarzo, supplisce stilizzando: ma è proprio nella peculiarità di codesta stilizzazione che si vede, in controluce, quanto Nuccetelli sia, anche lui, ubbidiente, per così dire, al dettato dell' autore prima ancora che un seguace del suo maestro. Tutti e due, insomma, maestro e allievo, si guardano bene dall' adottare uno stile di recitazione eventualmente realista. Se nello spettacolo di Marini ciò è evidente a colpo d' occhio, in quello di Nuccetelli lo si scopre tra le pieghe di una scrittura scenica chiara, quasi geometrica, calcolatissima ma non per questo meno ridondante di quella di Marini o di quella richiesta da Genet. Non è un' occasione perduta: «Le serve» di questo esordiente regista ha, lo ripeto, una sua misura e perfino una sua grazia, flagrante nelle posture e nelle modulazioni verbali delle tre attrici, Arianna Gaudio, Noemi Parroni e Antonella Dell' Ariccia. Non è un' occasione perduta, ma un' edizione rivoluzionaria de «Le serve» è ancora una volta rimandata al futuro.

Franco Cordelli

Ultima modifica il Mercoledì, 25 Settembre 2013 08:58

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