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TRE SULL'ALTALENA - regia Alfio Scuderi (IN STREAMING)

"Tre sull'altalena", regia Alfio Scuderi "Tre sull'altalena", regia Alfio Scuderi

di Luigi Lunari
Regia di Alfio Scuderi
Interpreti: Vincenzo Ferrera, Fabrizio Romano, Massimiliano Geraci, Antonio Puccia
Scene e Costumi: Daniela Cernigliaro
Musiche originali: Mario Incudine
Produzione: Teatro Biondo Stabile di Palermo
Lo spettacolo è stato trasmesso in anteprima su YouTube il 5 aprile 2020 dagli archivi del Teatro Biondo

www.Sipario.it, 14 dicembre, 2020

Tre ingressi da altrettante vie, viali e piazze con tre numeri civici diversi che portano al settimo piano d’un palazzo con un unico salone con tre porte dove ad un tratto vi giungono tre figure maschili per i motivi più disparati. Inizia così il coinvolgente spettacolo Tre sull’altalena (1990) di Luigi Lunari con un occhio a L’angelo sterminatore di Luis Buñuel e con quattro bravi protagonisti, messo in scena autorevolmente, con espressioni surreali da Teatro dell’assurdo, da Alfio Scuderi al Biondo di Palermo che l’ha prodotto e dai cui archivi ho potuto vederlo su YouTube in tempo di pandemia da coronavirus. Il primo personaggio è un commendatore (Vincenzo Ferrera) che crede di trovarsi alla Pensione Aurora per un appuntamento galante con una signora. Il secondo è un capitano dei servizi segreti (Massimiliano Geraci) arrivato in quel luogo per trattare con un tale l’acquisto di materiale bellico. Il terzo è un professore di liceo, pure scrittore (Fabrizio Romano) che deve ritirare dall’editore le bozze di stampa d’un suo libro giallo. Com’è possibile, si chiedono i tre, che pur con tre diversi indirizzi possano trovarsi nel medesimo posto? É evidente, dirà qualcuno senza esserne del tutto convinto, che i portoni d’ingresso si trovino su tre differenti angoli di strada per poi convergere all’interno nella stessa scala. I misteri aumentano quando ognuno cerca d’andare via da una porta diversa da cui è entrato, infatti è come se ogni porta riconoscesse la persona che è entrata per prima, non le altre. Ad un tratto l’assurdo si amplifica perché l’allarme per un’esercitazione anti-inquinamento impedisce ai tre uomini di uscire, venendosi a creare una situazione claustrofobica. Il tempo passa, giunge la notte, i tre si accomodano su tre poltrone dai colori pastello, diventando quell’anticamera quasi una stanza di casa propria (le scene e i costumi sono di Daniela Cernigliaro, mentre le musiche originali sono di Mario Incudine). Il capitano si fa un pediluvio, il commendatore recrimina sulla tresca andata male, il professore sembra quello meno preoccupato giocando poi a scopa col capitano. Su un comodino c’è una bibbia, una rubrica telefonica di Singapore con i loro nomi e un telefono che non dà segni di vita con l’esterno. C’è pure un piccolo frigorifero che fornisce solo quello che si desidera bere senza poter scegliere bevande diverse. Discutendo dei massimi sistemi i tre arrivano a pensare che quel posto possa essere un’anticamera dell’aldilà e che con molta probabilità loro siano già morti in attesa del Giudizio. Una condizione subito rigettata, reagendo ognuno in modo d’allontanare quei pensieri. Il commendare è spaventato e ansioso, il capitano resta indifferente, il professore da filosofo cerca di spiegare il fenomeno come un fatto logico e naturale, sfiorando più volte situazioni umoristiche quando parlano della vita e della morte, del destino, della predestinazione e del libero arbitrio, dell’esistenza di Dio o di ateismo. Ad un tratto da una scaletta laterale entra un uomo in tuta bianca e borsa in mano (Antonio Puccia), facendo balenare nella mente di quei tre che possa trattarsi d’un dio vestito da operaio, quando in effetti trattasi di un uomo delle pulizie che ben volentieri distribuisce ai tre i suoi attrezzi di lavoro e faticare il meno possibile. Dopo un po’ il personaggio vestito elegantemente andrà via da dove era arrivato, lasciando i tre personaggi con espressioni inebetite, mentre il suono della sirena indicherà che l’allarme per l’emergenza è finito. I tre si salutano, vanno via da dove sono arrivati ma si troveranno nuovamente in quella stanza perché il portone è chiuso.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Sabato, 19 Dicembre 2020 20:37

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