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TANGO MACONDO – regia Giorgio Gallione

"Tango macondo", regia Giorgio Gallione "Tango macondo", regia Giorgio Gallione

drammaturgia e regia da Giorgio Gallione
liberamente ispirato a Il venditore di metafore di Salvatore Niffoi (Giunti)
musiche originali eseguite dal vivo Paolo Fresu (tromba, flicorno),
Daniele Di Bonaventura (bandoneon), Pierpaolo Vacca (organetto)
con Ugo Dighero, Rosanna Naddeo, Paolo Li Volsi
danzatori/trici Luca Alberti, Caterina Montanari,
Valentina Squarzoni, Francesca Zaccaria
in collaborazione con DEOS Danse Ensemble Opera Studio – Genova
scene Marcello Chiarenza
coreografie Giovanni Di Cicco
disegno luci Aldo Mantovani
costumi Francesca Marsella
Teatro Stabile di Bolzano
Teatro Carignano, Torino 21-26 febbraio 2023

www.Sipario.it, 27 febbraio 2023

Una favola antica e carica di elementi immaginifici: dalle musiche, alle danze, ai costumi, alle scene. Come un affascinante saggio di etno antropologia, ricoperto però di una polvere magica che si colora nel sole. L’atmosfera di Tango Macondo, lo spettacolo in scena al Teatro Carignano di Torino – scritto e diretto da Giorgio Gallione, liberamente ispirato al romanzo Il venditore di metafore di Salvatore Niffoi – è quella di un microcosmo arcaico, un teatro itinerante e a cielo aperto di storie umane e straordinarie. Per non dimenticare che la storia di ciascuno esce e si eleva dall’ordinario. 

Protagonista è il sardo Agapitu Vasoleddu, noto come Matoforu, che nella remota Mamoiada, in Sardegna, si inventa venditore di merafore – in quella terra, del resto, chiunque può installare una bancarella per mettere in commercio e in circolo la propria arte –, per poi trasferire la sua attività, dopo un avventuroso viaggio, fino a Macondo, il paese immerso nella foresta colombiana, che García Márquez inventò per il suo Cent’anni di solitudine. Ugo Dighero e Paolo Fresu sono gli interpreti principali di questa pièce, che inanella una serie di episodi (come fossero parabole), di leggende, di avventure e di scoperte: avvenimenti al confine tra la realtà e il mito, cui le credenze popolari e la trasmissione orale, di generazione in generazione, conferiscono l’aura dorata della leggenda. L’invasione della mosche, la peste dell’insonnia – che cancella la memoria e annulla poco a poco la persona – sono alcuni dei passaggi cruciali attraverso cui l’umanità, a Mamoiada prima e a Macondo poi, prende forma. Sotto l’ala premurosa di Matoforu, guida spirituale e voce della coscienza popolare. 

La ricchezza di questo spettacolo è la musica (cui si accompagnano suggestive coreografie): la tromba di Paolo Fresu, accompagnata dall’organetto di Pierpaolo Vacca e il bandoneon di Daniele di Bonaventura. Fresu e il suo strumento sono il collante, l’abbraccio sognante e struggente che unisce realismo magico e tragedia, che avvicina due terre lontane come la Sardegna e la Colombia. Due universi narrativi e mitologici, che diventano contigui sullo spartito letto ed eseguito da Paolo Fresu. 

Giovanni Luca Montanino

Ultima modifica il Giovedì, 02 Marzo 2023 10:21

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