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TRACHINIE (LE)-ERACLE - regia Walter Pagliaro e Luca De Fusco

Le Trachinie - Eracle Le Trachinie - Eracle Regia Walter Pagliaro e Luca De Fusco

Trachinie (Le)
di Sofocle
traduzione: Salvatore Nicosia, regia: Walter Pagliaro, scene e costumi: Giovanni Carluccio, coreografie: Silvana Lo Giudice
con Micaela Esdra, Paolo Graziosi
Eracle
di Euripide
traduzione: Giulio Guidorizzi, scene: Antonio Fiorentino, costumi: Maurizio Millenotti, regia: Luca De Fusco, coreografie: Alessandra Panzavolta
con Ugo Pagliai, Sebastiano Lo Monaco, Deli De Maio, Marianella Bargilli
Siracusa, Teatro Greco, fino al 30 giugno.

La Stampa, 13 maggio 2007
www.Sipario.it, maggio 2007
Corriere della Sera, 3 giugno 2007
Il Giornale, 15 maggio 2007
Povero Ercole
i guai feriscono anche gli eroi

Con una iniziativa che si è rivelata vincente, il ciclo di rappresentazioni classiche al Teatro Greco punta quest'anno su due tragedie pochissimo frequentate e anzi di cattiva fama presso parecchi studiosi, in entrambe le quali il semidio Eracle, beffato dagli dèi, passa esemplarmente dal culmine del successo al fondo dell'abbiezione. In Trachinie (Sofocle) il suo ritorno da una guerra ostentando come preda la principessa Jole di cui si è innamorato allarma la moglie Deianira. Questa per recuperarlo gli fa indossare una veste intrisa del sangue di un centauro, che morendo l'aveva esortata a conservarlo come filtro d'amore; ma il centauro voleva vendicarsi della donna, e quel sangue si rivela un veleno che fa spirare l'eroe tra sofferenze atroci. In Eracle (Euripide) il protagonista è assente, impegnato in un'impresa nell'Ade, e la sua sposa (Megara, stavolta), i suoi figlioletti e il suo padre putativo Anfitrione sono alla mercé di un usurpatore che sta per metterli a morte. Eracle torna in tempo per sterminare gli invasori, poi però divinità invidiose lo spingono a un'esplosione di violenza di cui restano vittime i suoi cari. Tornato in sé e schiantato dal dolore, parte per espiare, accettando la pietosa ospitalità dell'amico Teseo re di Atene.

Entrambi questi testi inquietanti anche nei nostri tempi di raptus con figli uccisi trovano esecuzioni adeguate. Trachinie, diretta da Walter Pagliaro in costumi modernoidi ma poco appariscenti e pertanto efficaci di Giovanni Castelluccio autore anche della scabra scenografia (in parte recuperante quella di Duilio Cambellotti del '33), soffre rispetto a Eracle di una maggiore indisponibilità del regista a restringere i tempi, e quindi alla distanza paga certe processioni silenziose e certi cori protratti fino a una durata di ben 140' filati - la lunga tirata di Eracle agonizzante (l'eccellente Paolo Graziosi) arriva a un pubblico ormai infreddolito, essendo il buio ormai calato da un bel po'. Non si cancella tuttavia il ricordo di alcune evoluzioni ben condotte, dell'intensità di Micaela Esdra come Deianira e dell'autorevolezza di Luca Lazzareschi come l'infido, imbarazzato relatore Lica. Lazzareschi è una colonna anche di Eracle, dove si esibisce in un altro racconto di calamità ma con microfono facciale e sonorità tonanti, mentre in Trachinie l'amplificazione è più discreta (e preferibile, almeno per questo cronista).

Tuttavia Eracle, regia di Luca De Fusco che ne limita la durata a 105', ottiene un vero trionfo con ovazioni da stadio. Gran merito va a Ugo Pagliai, che come Anfitrione imposta la storia consegnando la sua tirata angosciata con una dignità così misurata da imporre un'attenzione che dopo non si allenta più. Certo, qui c'è più «spettacolo», scenografia in lamé oro e rame di Antonio Fiorentino, musiche accese di Antonio Di Pofi, danze anche sexy con la aitante Marianella Bargilli come Follia; ma le trovate sono funzionali, vedi quella, magistrale, di far emergere dall'oltretomba l'Eracle di Sebastiano Lo Monaco non da atleta euforico ma strisciando semisoffocato, come il naufrago di una spedizione maledetta. Anche qui ci sono prestazioni notevoli, e ai menzionati bisogna aggiungere almeno Giovanna Di Rauso come la trepidante moglie del reduce. Repliche alternate dei due lavori fino al 24 giugno.

Masolino D'Amico

Le Trachinie

E’ all’occàso che si celebrano i riti tragici, quando il sole si fa meno caldo e l’aria diventa frizzantina e vedi gli spettatori della cavea del Teatro greco indossare giacchette e pulloverini. E’ Micaela Esdra, con veste e mantello dai colori screziati di rosso, nei panni di Deianira a dare avvio a queste Trachinie di Sofocle secondo Walter Pagliaro, il quale opportunamente non fa utilizzare ai suoi attori spiazzanti microfonini sul viso. La donna è in pena per la sorte del suo Eracle che non vede da quindici mesi e passeggia nervosamente su e giù sui muri alti del suo palazzo, fatto di scalini e scaloni dai colori bianchi come le pietre di Siracusa e su una scena invero un po’ intimista (quella di Giovanni Carluccio, suoi pure i costumi senza tempo) per via di quel letto sghembo posto centralmente fra acuminate lance lignee bruciacchiate ai lati. Dietro consiglio della Nutrice di Deli De Majo, Deianira invia il figlio Illo (acerba ma promettente la prova accademica del giovane Diego Florio) alla ricerca di suo padre. Ma a svelare dov’è l’eroe delle dodici fatiche che sta per giungere a Trachis sarà prima il Messaggero di Massimo Reale, a metà fra il clown e il rigattiere per via di quel trabiccolo che traina sulla scena carico di cartone e robe vecchie, e poi anche il Lica di Luca Lazzareschi con fez rosso in testa da somigliare più ad un mercante di schiave che all’araldo ufficiale. E’ successo che Eracle s’è invaghito alla follia di Iole (Lucina Campisi è solo una bella apparizione) figlia di Eurito re di Ecalia e per averla con sé come concubina ha espugnato quella città e ora è mischiata fra quelle schiave tirate da Lica. Deianira in un primo momento era ben lieta d’accogliere Iole in casa sua, ma quando sa della tresca è assalita dal morbo avvampante della gelosia, accentuato dal coro tutto dark ben amalgamato che sventola scialli neri e da un trio di musiciste alle prese con due flauti e un oboe. Si ricorda la donna d’aver ricevuto dal centauro Nesso morente un po’ di sangue in grado, le fu assicurato, che quel liquido magico le avrebbe fatto riconquistare in ogni momento l’amore di Eracle. Così l’ignara Deianira invia al suo sposo una tunica intrisa di quel sangue corrosivo che lo farà morire lentamente fra atroci sofferenze e poi rendendosi conto d’essere stata lo strumento di vendetta di Nesso (il cui scheletro apparirà trascinato fra le sue braccia) si suiciderà con un pugnale. La tragedia potrebbe finire qui. Invece continua ancora con la presenza del figlio Illo che condurrà in lettiga sulla scena il corpo straziato di Eracle, cui Paolo Graziosi conferisce accenti e lamentazioni tarantiniane.

Gigi Giacobbe

Eracle

Nell’Eracle di Euripide il regista Luca De Fusco ha voluto omaggiare (con alcune modifiche apportate dallo scenografo Antonio Fiorentino) ciò che Duilio Cambellotti aveva architettato nel 1933 per le Trachinie di Sofocle: quello di tappezzare con lastroni metallici di bronzo e rame, tutte le superfici dei due grossi piloni laterali e di quello centrale semovente e sormontato da una sfinge dorata non lontana da un’ara luccicante d’identico colore. Se De Fusco voleva trasferire il dramma di Eracle in un tempo da Stars Wars c’è perfettamente riuscito. Anche perché il plot di questo dramma somiglia a quello d’un film di fantascienza dei nostri giorni, amplificato negativamente dai microfonini sul capo o intorno al viso di tutto il cast. Qui l’Eracle nerboruto di Sebastiano Lo Monaco non appare subito. E’ occupato come al solito, a compiere, fuori campo, l’ennesima fatica: quella d’ammazzare il cane Cerbero dalle tre teste. Non sa ancora, quando spettacolarmente spunterà dalle viscere delle terra, aprendosi uno dei grandi lastroni simil-marmo della skené, che gli toccherà uccidere il truce Lico (Massimo Reale non ha le physique du rôle), anche perché costui dopo aver conquistato Tebe e ucciso il re Creonte, che è pure padre della moglie Megara (una pin up in passerella quella di Giovanna Di Rauso cui però non le manca l’eleganza e la grinta), avrebbe voluto sacrificare i suoi cari compresi i tre figlioletti e l’affettuoso e generoso padre Anfitrione (un Ugo Pagliai a tutto tondo che i figli vorrebbero avere per padre, i nipoti per nonno e le nuore per suocero). Per la serie che sulla Terra non si può mai star tranquilli, ecco sulla sommità del palazzo spuntare due dee ambasciatrici di Era, rispettivamente Iride cui Deli De Majo conferisce i colori dell’arcobaleno e Follia (Marianella Bargilli) quelli d’una stella argentata (i costumi sono di Maurizio Millenotti) entrambe a comunicare che l’invincibile Eracle uscirà di senno e che ucciderà moglie, figli e padre. Come è consuetudine di Euripide non si vedranno le scene degli ammazzamenti, né scorrerà sulla scena un solo millilitro di sangue, ma i fatti saranno narrati per filo e per segno da un Messaggero (quello convincente di Luca Lazzareschi) il quale aggiungerà che dalla carneficina è scampato solo Anfitrione per volere della dea Atena. Infine, quando Eracle riavrà il suo senno, vorrebbe suicidarsi, ma l’amico Teseo ( Roberto Bisacco con quel casco luccicante e quell’abito sidereo sembra davvero uscito da incontri ravvicinati di terzo tipo!) che da lui è stato liberato dall’Ade e restituito a nuova vita, lo convince a desistere dai suoi tristi propositi e, mentre toccherà ad Anfitrione dare sepoltura a nuora e nipoti, inviterà l’amico a seguirlo ad Atene. Hanno ben figurato i due corifei Antonio Zanoletti e Giuseppe Calcagno, apprezzabile pure la “danza della follia” delle cinque ballerine avvolte dalle ruffiane musiche di Antonio Di Pofi e sostenute oltre che dal coro con maschere bianche anche dal suono del violino di Christian Bianca.

Gigi Giacobbe

Eracle protagonista a Siracusa

ERACLE di Euripide TRACHINIE di Sofocle Teatro Greco di Siracusa

Intorno a Eracle ruotano le tragedie della 63.a edizione delle rappresentazioni classiche di Siracusa. All' ineluttabilità del destino e alla torbida furia che acceca Eracle nelle Trachinie di Sofocle e che sarà portatrice di lutti e dolori per le future generazioni, si contrappone il crepuscolo dell' Eracle di Euripide, un eroe affranto, attonito e piegato, lontano dal fiero combattente: un Eracle umanizzato che accortosi di aver ucciso in preda alla follia voluta dagli dèi la moglie e i figli, inorridisce per il crimine, pensa al suicidio, ma non lo attua e si lascia convincere dall' amico Teseo a continuare a vivere e rientra in quell' umanità perseguitata che Euripide difende. L' Eracle del regista Luca De Fusco è una efficace macchina teatrale, uno spettacolo popolare nel senso alto del termine, a cui concorrono le imponenti scene color rame di Antonio Fiorentino, le danze, il nero coro dalle maschere bianche e soprattutto la bella interpretazione di tutti gli attori, di uno straordinario, raffinato Ugo Pagliai, un Anfitrione, il padre dell' eroe, vibrante nella sua impotenza di vecchio che fa ruggire la sua rabbia contro gli dèi anche quando è impietrito dall' orrore e con un filo di voce strozzata dal dolore. L' intenso Sebastiano Lo Monaco, è un Eracle distrutto e carico di pathos. Bravi anche Giovanna Di Rauso, Megara la moglie nobile e fiera, Luca Lazzareschi, Antonio Zanoletti. Il regista Walter Pagliaro cerca per Trachinie una lettura interiorizzata quasi da dramma borghese che riveli l' oscuro che opprime l' anima di Deianira, la moglie di Eracle, offesa dal tradimento del marito che porta da Trachis in patria e nel letto coniugale la bellissima Iole. Deianira non esita a usare uno strumento «magico» che dovrebbe permetterle di riconquistare il marito ma che invece gli darà una atroce morte. Il mondo dell' intimo dramma che si consuma intorno a un' alcova, unico elemento scenico, luogo di vita, d' amore, di tormento, non riesce ad emergere e si perde nella vastità del luogo, nei cori e anche nella recitazione sempre sullo stesso registro di dolore invasato della pur brava Micaela Esdra. Terribile nella sua crudeltà l' Eracle di Paolo Graziosi che tra atroci sofferenze, alti lamenti, maledice e perpetua i miasmi dell' odio nel figlio che dovrà ucciderlo e poi sposarne l' amante.

Magda Poli

Nella lotta tra eroi e dei il mitico Eracle è il vincitore

Quest'anno il ciclo degli spettacoli classici al Teatro Greco di Siracusa prometteva come succulento assaggio il dittico anomalo ma affascinante che Sofocle e il suo caustico erede Euripide dedicarono al mito di Eracle. Con un capolavoro come Le trachinie da un lato mentre, dall'altro, si affacciava la rivalutazione di un testo ingiustamente vilipeso come Eracle. Una scommessa conclusasi, a dispetto dei pronostici, col primato di Euripide sul suo contendente.
Dato che i due testi non hanno prodotto per colpa della regia caotica e superficiale delle Trachinie nessun tipo di sinergia tra le frementi scansioni di Sofocle e l'alto canto fermo di Euripide. A differenza di Cobelli che anni fa sullo stesso palcoscenico puntò sulla magia ancestrale di Trachinie nella splendida evocazione del tormento di Eracle in musicale contrappunto con lo strazio della Deianira-Medea di Valeria Moriconi, Pagliaro non ha saputo nemmeno impaginare il gran duetto a distanza tra la sposa negletta dell'eroe e la vittima di quella drammatica tenzone amorosa. Dapprima costringendo Micaela Esdra a fingere il respiro tragico in ampie volute di pura enfasi retorica e scatenando in seguito Paolo Graziosi su un registro approssimativo di goliardica esteriorità. Mentre Luca De Fusco, sullo sfondo della reggia dorata di Antonio Fiorentino sormontata dalle fauci del Leone di Nemea, ha concepito Eracle come una moderna inchiesta sulla follia e sul potere.
Tra le movenze sinuose e lascive del coro assecondate dalle musiche di Antonio Di Pofi, l'Anfitrione magnetico ed ispirato di un grande Ugo Pagliai ha diretto dal palco con autorità il gioco serrato del confronto tra potere e follia sulla terra, e tra uomini e dei nell'alto dei cieli. Squarciati dalle magiche parvenze della maestosa Deli De Majo e dall'inquieta Marianella Bargilli che presiedevano al dibattito come due statue dell'Eretteo. Prima che la terra si squarciasse vomitando dall'Ade l'Eracle roboante ma sottotono di Sebastiano Lo Monaco.

Enrico Groppali

Ultima modifica il Lunedì, 23 Settembre 2013 07:05

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