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TINO E DESY, COME FOGLIE - regia Mario Mattia Giorgetti

"Tino e Desy, come foglie", regia Mario Mattia Giorgetti "Tino e Desy, come foglie", regia Mario Mattia Giorgetti

Testo di: Yannis Hott
Con: Siliana Fedi, Gabriele Ara
Regia: Mario Mattia Giorgetti
Produzione: Fondazione Teatro Carlo Terron/Sipario/Octava Rima
Teatro dei Leggieri di San Gimignano (SI), 06 febbraio 2016

www.Sipario.it, 7 febbraio 2016

SAN GIMIGNANO (Siena) - Il teatro sa essere memoria, affetto, elegia, ed è su queste corde che si sviluppa il delicato Tino e Desy, come foglie, che Yannis Hott ha scritto per ricordare due importanti figure del teatro italiano, ovvero Tino Schirinzi e Desy Lumini, morti suicidi nell'agosto del 1993, gettatisi da un cavalcavia dell'autostrada nei pressi di Barberino del Mugello; una decisione maturata dopo l'aggravarsi del tumore che aveva colpito Schirinzi, cui erano rimaste da vivere soltanto poche settimane. Uno spettacolo che, a dispetto delle apparenze, è un inno alla vita, una celebrazione di ciò che ad essa dà senso e impulso, ovvero quell'amore profondo che unisce due anime in maniera indissolubile. Hott ha immaginato l'ultimo giorno di vita dei due attori e compagni, che prima di morire decidono di regalarsi un ultimo spettacolo, loro due soltanto, ripercorrendo tappe importanti dei loro lunghi anni sul palcoscenico, attraverso gli stornelli della tradizione contadina, brani dalla Cantatrice calva di Ionesco, dal Cyrano di Rostand, dall'Antigone di Sofocle; ognuno di essi ci racconta dell'amore da un diverso punto di vista, ora tragico, ora bizzarro, ora appassionato, e oltre a offrire al pubblico un bello spaccato di storia del teatro, inquadra in una cornice appropriata quello che era il sentire dei due artisti, legati appunto da un amore totale che includeva ognuna di queste sfumature. Lo dimostrano le piccole "schermaglie" cui sul palco danno vita i protagonisti Ara e Fedi.
Attraverso una regia discreta, mai invadente, Giorgetti costruisce uno spettacolo delicato, dai colori pastello, che scivola via su note appassionate, ora scherzose ora più amare, quelle note degli stornelli toscani che tante volte Desy Lumini aveva portate sul palcoscenico, uno spettacolo che analizza il teatro come ragione di vita, come mezzo artistico capace di donare bellezza anche alle situazioni personali più estreme, come può essere anche una malattia allo stato terminale. Con tatto drammaturgico, Giorgetti evita la scansione didascalica dello spettacolo, e separa, attraverso lievi sfumature d'atmosfera, i brevi accenni al dramma che si sta per consumare. Un dramma latente, che lascia aperte questioni importanti sulle tematiche del suicidio, del fine vita, della giustezza di scelte compiute per amore, fino all'estremo sacrificio. Domande che ovviamente non trovano risposta, ma che toccano il pubblico da vicino, lo coinvolgono emotivamente nella vicenda, lo spingono a riflessioni intime nelle quali non si è soliti imbattersi a teatro.
Siliana Fedi e Gabriele Ara recitano con l'anima, trasferendo con intensità sul palcoscenico una vicenda artistica e umana vissuta nel segno di un amore profondo, stretto da "un nodo tanto forte, che non lo scioglierà neanche la morte", come recita uno degli stornelli cantati sul palco. Un verso che introduce con garbo allo scomodo e difficile tema che sta alle radici dello spettacolo e della vicenda che lo ha ispirato, grazie al profondo lirismo con cui viene affrontato e che si concretizza in una recitazione spontanea, che trabocca gioia di vivere, nonostante il tragico epilogo, e con il quale anzi contrasta violentemente, lasciando al pubblico, quando il sipario si chiude, una sensazione di commozione, tristezza, speranza, e gioia di vivere. Può sembrare paradossale, ma il teatro d'autore è capace di creare simili alchimie. Il titolo stesso richiama la metafora di due vite vissute lasciandosi trasportare dall'amore per l'arte, per il teatro, per il pubblico, da quella vita che li assorbiva ormai anche nella sfera più intima; due vite vissute con leggerezza, lontano dalla mondanità, con istinto, e con passione, e concluse con un volo leggero, l'ultima danza prima di un nuovo viaggio, ancora insieme. E la scena finale dello spettacolo suggerisce l'ultima struggente immagine: i due corpi che cadono al suolo, nel compiere l'ultimo, estremo gesto. Ma non va persa la loro anima, che continua a volare nel ricordo di chi li ha conosciuti, nelle note delle canzoni cantate da Desy, in qualche rara fotografia di questa coppia scapigliata che fu unita nella vita e nella morte. Eppure, lo spettacolo non scade mai nella retorica o nel sentimentalismo, lasciando anzi comprendere come Desy possa aver provato dentro di sé un certo terrore nel compiere un passo cui la spingeva il cuore, ma forse la mente si rifiutava di compiere. A impreziosire lo spettacolo, una composizione originale di Gabriele Ara, che racchiude nei suoi questa toccante vicenda, e le due esistenze che l'hanno preceduta. Una testimonianza di vera poesia, nella tradizione della canzone d'autore toscana.
Due artisti, Tino Schirinzi e Desy Lumini, che molto hanno dato al teatro, italiano e non solo, ma dei quali oggi poco si sa, e il cui ricordo è vivo soltanto negli amici che li conobbero o in chi li ha visti recitare. Yannis Hott ripercorre la loro avventura, e con un testo drammatico e poetico insieme, la consegna anche alle generazioni più giovani. de Perché fare teatro significa anche tramandare la memoria di fatti, persone, pensieri, che fanno parte della cultura della società.

Niccolò Lucarelli

Ultima modifica il Domenica, 07 Febbraio 2016 20:58

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