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regia Pino Ammendola

USCIRO' DALLA TUA VITA IN TAXI - 
regia Pino Ammendola

"Uscirò dalla tua vita in taxi" - regia Pino Ammendola "Uscirò dalla tua vita in taxi" - regia Pino Ammendola

di K. Waterhouse e W. Hall
adattamento e regia Pino Ammendola
scene: Carlo Di Marino
costumi: Carolina Olcese
con (in o.a.) Franco Castellano, Maria Letizia Gorga, Maximilian Nisi, Ketty Roselli
Roma, Teatro Ghione dal 30 settembre 
al 12 ottobre
 2014

www.Sipario.it, 8 ottobre 2014

Un taxi chiamato desiderio...

Franco Castellano, Maria Letizia Gorga, Maximilian Nisi e Ketty Roselli affrontano con classe lo humor inglese di Waterhouse e Hall, diretti da Pino Ammendola, autore anche dell'adattamento del testo originale, al teatro Ghione.
Uscirò dalla tua vita in taxi è una commedia esilarante, veloce e ben fruibile dal pubblico italiano per l'inconsueta audacia dei punti di vista messi in scena. Un finale aperto, in cui ognuno dei quattro protagonisti si avventura in taxi alla ricerca della propria vita, e forse della propria identità, nascosta dentro situazioni apparentemente convenzionali, in realtà, depositarie del loro inimmaginabile opposto, è un vero omaggio all'intelligenza drammaturgica e all'originalità.
Si parla d'amore e d'identità - secondo il file rouge delle paure insite in noi per la piena realizzazione della nostra vita e ancor più stringenti nel tentativo di sfuggire all'inesorabile solitudine dell'individuo - con l'obiettivo di scardinare quei luoghi comuni radicati per secoli nelle nostre menti e nei nostri cuori.
Un matrimonio borghese farcito di litigi, vendette, porte o telefoni sbattuti in faccia e continue minacce di separazioni mai portate a compimento; tradimenti "per procura", dunque, solo concettuali con il beneficio di fornire all'interessata la sensazione dello stesso, tanto cercata ma mai osata nella sua attuazione; un tradimento lampante che, invece, abbatte il mito del sesso perverso da cercarsi fuori casa, a favore di un'inaspettata ricerca di normalità e tranquillità; una single felice di esserlo, costretta a sotterfugi per non rinunciare alla sua indipendenza o per paura di condividere troppo; un uomo innamorato che finalmente lascia il suo nucleo coniugale, salvo ripensarci per timore di un anticonformismo fuori dalla sua portata, ravvisato nella sua amata; questi, i risvolti inaspettati della commedia, recitata da quattro attori scenicamente generosi e sempre in parte, seppur tra gigionismi molto italiani nel loro fuoco di fila ininterrotto di gags.
Una regia dai colori fumettistici, dei dialoghi scoppiettanti e surreali e un gioco scenico del fuori e dentro per le alleanze momentanee tra sessi ora simili ora opposti, portate in primo piano in modo alternato, hanno contribuito all'agilità di uno spettacolo dalla tensione costante, grazie ad un lavoro di acting faticoso ma ben riuscito. La datazione originale del testo, inoltre, sottolineata dalle canzoni dei Beatles, ha posto l'accento su un periodo storico niente affatto casuale: gli anni sessanta erano prolifici di tentativi e volontà di cambiamento nella coppia, a differenza della resa rassegnata di oggi che non custodisce le differenze come valore aggiunto. Le statistiche di divorzio, ora, sono sempre più allarmanti, infatti!
Perché ognuno non può permettersi il lusso di essere a proprio modo, senza nascondersi e facendo della sincerità la cifra identitaria della propria vita? Perché si deve aver paura d'amare e di farlo a proprio modo, lottando per questo, non gettando la spugna al primo ostacolo?... Nella realtà, gli uomini non lasciano le mogli, nessuno tradisce accontentandosi solo di una sensazione concettuale, o rispetta la propria indipendenza, affrontando per tutta la vita l'immane fatica che la sua affermazione richiede – prima o poi ci si adegua alle convenzioni o si è costretti a farlo - e nessuno tradisce sua moglie per ricercare una purezza dimenticata o lascia il certo per l'incerto.
In sintesi, si desidera una sorta di normalità rassicurante, per non dover affrontare qualcuno che non si possa controllare o gestire. Meglio rinunciare alla propria piena realizzazione che esser fuori dagli schemi di una cinica rispettabilità sociale...tuttavia, è bello sognare almeno a teatro!

Margherita Lamesta

Ultima modifica il Mercoledì, 08 Ottobre 2014 09:20

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