martedì, 01 dicembre, 2020
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VENERE IN PELLICCIA - regia Gianni De Feo

Patrizia Bellucci e Gianni De Feo in "Venere in pelliccia", regia Gianni De Feo Patrizia Bellucci e Gianni De Feo in "Venere in pelliccia", regia Gianni De Feo

di David Ives
con Patrizia Bellucci, Gianni De Feo
Traduzione di Masolino D’Amico
Regia di Gianni De Feo
Scene e costumi Sabrina Pistilli e Roberto Rinaldi
Direzione musicale Adriano D’Amico
Aiuto regia Alessandra Ferro
Assistente alla regia Alessio Giusto
Luci e fonica Giuseppe Lo Biondo
Foto di scena e grafica Manuela Giusto
Direttore di produzione Antonella Granata
Ufficio stampa Maresa Palmacci
Produzione Florian Metateatro
Teatro Lo Spazio – Roma, dal 15 al 25 ottobre 2020 Stagione 2020-2021

www.Sipario.it, 20 ottobre 2020

La pièce di David Ives, Venere in pelliccia, può considerarsi un ottimo esempio su come teatro e vita finiscano per confondersi. In che modo, cioè, una rappresentazione scenica può ritenersi del tutto distaccata da ciò che si desidera, si spera, si compie in termini pratici? E di riflesso, come e in che modo ciò che si vive, individualmente e socialmente, può trasformarsi in opera teatrale? Questa, in fin dei conti, la scommessa che sta alla base dell’omonimo spettacolo diretto e interpretato da Gianni De Feo insieme con Patrizia Bellucci.
“In un confine sottile tra realtà e finzione…, dove il contemporaneo si sovrappone al dialogo ottocentesco, Wanda e Thomas – i due protagonisti – si abbandonano gradualmente a un gioco sempre più conturbante di dominazione e dipendenza”: così recita il programma di sala. Ma la verità scenica, forse, è più articolata di quanto anticipato nelle poche righe di presentazione. E la si può, volendo, sintetizzare in una parola cara a Jung: sincronicità. Ovvero la possibilità di vivere coincidenze non volute razionalmente ma inconsciamente forti al punto tale da concretizzarsi in realtà.
Difatti il protagonista della pièce, Thomas, è alla ricerca di un’attrice adatta a interpretare il ruolo femminile dell’adattamento teatrale tratto dal romanzo di Leopold von Sacher-Masoch, Venere in pelliccia. Quando è sul punto della disperazione, ecco apparire in una sera tempestosa e piena di tuoni una donna misteriosa, disinvolta e dalla loquela volgare, che per coincidenza si chiama Wanda come la protagonista femminile della pièce e che per temperamento le somiglia.
Molto buona la regia dell’intero spettacolo. C’è da dire che l’interpretazione di Patrizia Bellucci e Gianni De Feo è stata ottima: buona coordinazione fra gli attori, una dizione limpida e precisa, tempi recitativi in piena sintonia e senza pause prolungate. Come forse il testo stesso di Ives richiede, lo spettatore si è trovato di fronte a un precipitare tale di eventi che ha cancellato tempo, luogo e spazio. E come per miracolo, ecco il pubblico trovarsi in una zona anomica tra fiaba e realtà.
Ci si può domandare quale contemporaneità possa avere un’opera come Venere in pelliccia. De Feo, nella sua rilettura, l’ha trovata nel modo indecoroso con il quale talvolta uomo e donna finiscono per interpretare il loro rapporto seppur limitato alla sfera erotica. Difficile dissentire da tale interpretazione. E però, così facendo, la dimensione della fiaba viene forse meno? È probabile. Eppure essa potrebbe essere recuperata approfondendo quella frase posta ad epigrafe dello spettacolo: “Siamo tutti facili da spiegare, ma non da districare”. In tal senso, De Feo non ha sciolto in chiave registica l’ambiguità dei due personaggi. Anzi, l’ha esasperata in una sorta di carosello finale nel quale i ruoli di padrona e servo si sono invertiti anche sul piano sessuale.
Ma è proprio qui, forse, che si sarebbe potuto far emergere la dimensione della fiaba in modo molto più determinante.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Martedì, 20 Ottobre 2020 19:33

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