domenica, 03 marzo, 2024
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WONDERLAND – regia Giulia Odetto

"Wonderland", regia Giulia Odetto. Foto Andrea Macchia "Wonderland", regia Giulia Odetto. Foto Andrea Macchia

ispirato a Alice in Wonderland di Lewis Carroll
adattamento di Giulia Odetto, Antonio Careddu 
con (in ordine alfabetico) Lav Gilardoni, Marta Pizzigallo, Camilla Soave, Alice Spisa, Francesca Turrini 
regia Giulia Odetto
dramaturg Antonio Careddu 
scene e costumi Gregorio Zurla
luci Giulia Pastore
suono Lorenzo Abattoir
video Camilla Soave
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale 
in collaborazione con Collettivo EFFE
realizzato con il sostegno del Progetto Crossing the Sea
e in collaborazione con Seoul Institute of the Arts
Teatro Gobetti Torino dal 9 al 21 gennaio 2024
Prima nazionale

www.Sipario.it, 17 gennaio 2024

Giulia Odetto, regista e adattatrice, ha definito lo spettacolo Wonderland un lavoro queer. Nel senso di strano, più che di fluido, come lo intendeva lo stesso Carroll. Un lavoro che ha al centro le attrici, usa il video in presa diretta, trae spunto dalle idee di un autore immaginifico che perlustra l’altra metà della mente, cioè parte delle tante altre cose che ci sono al mondo (e fuori dal mondo) oltre a quelle che sogna la filosofia di Orazio nell’Amleto. Odetto forse intendeva assorbire per osmosi le immagini di Alice e metterle in scena evocando suggestioni diverse per ciascun lettore e spettatore. Se l’intento era questo ci è riuscita. Uno spettacolo strambo strambo, che inizia all’ingresso, luce piena, attrici che si aggirano, conversano, offrono caramelle. Ça va sans dire sono agghindate in modo bislacco. Si avventurano nei meandri del racconto facendolo vivere, senza però seguire un percorso didascalico, muovendosi su pedane poste sopra la platea o fuggendo nella profondità della sala come il Bianconiglio, che ha tanti segni di stramberia, di commistione tra i generi, di andirivieni tra i confini. Carroll c’è. Il cappellaio matto, c’è, lo stregatto c’è. E ci sono anche le trasformazioni da grande a piccolo, da piccolo a grande. C’è un’accozzaglia di cose assemblate con estrema consapevolezza e che danno sensazioni morbide, carezze di infanzia, nella coscienza, che via via cresce, di non dover capire niente, di non dover trovare un messaggio. Ciascuno, rapito dai particolari che lo avranno incantato, si farà il suo itinerario fantastico, di assoluta fuga dalla realtà, ma non è questo che deve accadere in teatro? E poi e poi, se di generi sbriciolati in tante manifestazioni tutte legittime si vuole parlare, ecco qui. Soltanto che non è argomentato, è tutto vissuto. Sembrerebbe un lavoro fisico, gestuale, invece c’è tantissima parola, gestita con maestria dalla brave interpreti. Una sorpresa gradita, in questo tempo ruvido.   

Maura Sesia 

Ultima modifica il Domenica, 21 Gennaio 2024 08:44

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